Ex Manifattura Tabacchi, l’Amministrazione non è convincente e troppe cose ancora non tornano

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Alla luce di tutto ciò che è stato detto, e non detto, riguardo la riqualificazione della parte sud della Ex Manifattura Tabacchi e della sua rigenerazione, ad opera della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di Coima, c’è ancora qualcosa che non torna.
Abbiamo fatto 13 domande all’Amministrazione comunale e abbiamo accolto le loro risposte, anche se alcuni punti non sono ancora chiari: frasi poco esaustive, affermazioni elusive e dubbi che non sono stati colmati con concretezza e trasparenza. Stesso discorso in occasione del Consiglio Straordinario svolto il 22 luglio, quando le spiegazioni da parte del sindaco e di Bertocchini sono state decisamente evasive e imprecise, motivo per cui ci auguriamo che nel prossimo consiglio straordinario, previsto entro la fine di agosto, ci sarà una maggiore disponibilità a districare questa complicata matassa.

Primo punto della questione è l’adozione di una variante al Regolamento Urbanistico, presentata in consiglio comunale nel novembre 2019 e a soli pochi giorni dalla scadenza, quando le opposizioni erano ancora completamente all’oscuro dell’interesse che la Fondazione già aveva riposto sulla Manifattura. Con l’adozione di questa variante è stato possibile che un intervento così importante sul futuro della città possa essere autorizzato con un permesso diretto, in contrasto con le leggi urbanistiche. A tal riguardo l’Amministrazione non si è esposta ma ha soltanto replicato, sostenendo che non c’è contrasto con le leggi urbanistiche e che alcuni snellimenti nelle procedure siano necessari per far funzionare il Paese. A prescindere dal fatto che non crediamo sia l’Amministrazione comunale in grado di decidere su due piedi cosa sia opportuno fare o non fare per le sorti dell’intero paese, va da sé chiedersi in cosa consistano questi snellimenti e le modalità precise adottate per un procedimento del genere.

Nel project financing presentato da Coima poi, oltre alla “realizzazione e gestione di un parcheggio”, si parla di “connesse opere di riqualificazione urbana comprensive di una nuova piazza e delle aree limitrofe alla Ex-Manifattura” e questo riguarda, tra le altre cose, la realizzazione di una passerella rialzata che collegherà il parcheggio della Manifattura Sud al Baluardo di San Paolino e quindi alle Mura urbane. Su ciò l’Amministrazione non si è dilungata ed ha semplicemente affermato che “le Mura sono pubbliche e pubbliche restano. Il Baluardo San Paolino resta del Comune: non si vende nulla”. La cosa strana e preoccupante è che sulla tanto dibattuta presunta concessione del Baluardo, a ritrattare la cosa durante il Consiglio Straordinario, non è stato il primo cittadino, come tutti ci saremmo aspettati, ma il Presidente della Fondazione che ha sorpreso tutti sostenendo che il Baluardo da quel momento sarebbe uscito dal progetto – cosa non ancora successa, peraltro. Allo stesso tempo, sempre Bertocchini, insieme all’amministratore delegato di Coima Manfredi Catella, ha affermato che la passerella di collegamento sarà fatta inevitabilmente e che, sempre inevitabilmente, in un futuro dovrà essere trovato un accordo con il comune per la gestione del Baluardo che così non può rimanere. Sembra quindi il classico specchietto per le allodole, un modo per far placare gli animi dei tanti cittadini sdegnati da una decisione del genere e sulla quale l’Amministrazione, ancora una volta, non sì è pronunciata.

Altro tasto dolente è la realizzazione di 90 appartamenti ed esercizi commerciali all’interno dello stabile. Da una parte è discutibile la reale utilità di voler costruire abitazioni, dal momento che il numero di case sfitte in centro storico è molto elevato, uguale per gli esercizi commerciali che metterebbero a tappeto tutta la concorrenza. L’amministrazione, al contrario, afferma che “non è immaginabile la presenza di attività concorrenziali con il resto del centro storico, bisogna riformare una parte della città tra abitazioni e attività produttive di ultima generazione”. L’idea probabilmente, visto che non ci è dato ancora sapere, è quella di trasformare un simbolo di Lucca in una innovativa e super tecnologica “citylife”. In secondo luogo, non meno importante, la sola gestione dei parcheggi lasciati in concessione per 50 anni a Coima e Fondazione porterebbe un introito di 1,5 milione di euro l’anno e ricoprirebbe largamente l’investimento fatto da parte della Fondazione.

Perché allora è stata richiesta anche la concessione dello stabile? La risposta dell’Amministrazione su questo punto centrale è stata alquanto evasiva e fuori contesto: “per noi, e l’abbiamo sempre detto, la visione è un’altra: vogliamo riportare nuova vita in quel posto, ricreare socialità, riportare funzioni, residenza, movimento, presenza lavorativa e aggregativa. Il programma Coima-Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca parte infatti da un’idea di piazza/parcheggio e comprende anche il rifacimento dell’intero complesso. Perché è proprio il rifacimento dell’intero complesso, nel quale riportare funzioni, che permette alla città di riavere movimento e vitalità anche in quella zona”. È elementare notare che una spiegazione a ciò ancora non c’è, o meglio non è stata riportata ai cittadini, e che di fronte a queste dichiarazioni sia lecito poter pensare a un’azione speculativa che, se così fosse, tradirebbe la mission di tutti quegli enti che, come la stessa Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, agiscono senza scopo di lucro. Per di più a detta dei protagonisti durante il consiglio straordinario, l’investimento per tale operazione è di 60 milioni di euro ed è completamente effettuato dalla Fondazione, trattandosi quindi dei soldi dei lucchesi, e lo stesso Manfredi Catella ha dichiarato che la redditività prevista è del solo 3%, precisando che, se non fosse per i rapporti già avuti in precedenza con la Fondazione, la stessa Coima non si sarebbe interessata al progetto.
Perché un’azione così altamente rischiosa viene fatta passare dall’Amministrazione come salvifica? Perché, nonostante sia ancora tutto in fase di valutazione, come afferma il comune, è già stato istituito un fondo fiduciario da parte della Fondazione per la Manifattura, ancor prima di essere istituito un bando?

Altro tema oscuro è sicuramente quello dei “doppi ruoli”: il primo riguarda una consulente urbanistica del Comune di Lucca che, allo stesso tempo, lavora anche per Coima e su ciò l’Amministrazione non ha dato spiegazioni, se non un laconico “non ci sono conflitti di interessi”. Sempre parlando di interessi, il Presidente Bertocchini è sia revisore delle questioni relative a potenziali conflitti di interessi in Coima, sia consigliere in “Sinloc”, una compagnia di consulenza finanziaria rappresentata solo da fondazioni bancarie, e che, caso strano, è proprio la stessa a cui è stato sottoposto il progetto della Manifattura e che ha valutato i beni immobili di essa 3,2 milioni di euro quando, gli stessi identici beni, nel 2014 venivano valutati dall’Amministrazione 6.5 milioni di euro. Anche su ciò tutto tace, sia da parte dell’amministrazione, sia dalla Fondazione, in quanto Bertocchini ha preferito, durante il consiglio straordinario, non dare adito a ulteriori discorsi su questa faccenda.

Di fronte a tutto ciò è inevitabile voler ancora cercare di far chiarezza, pretendere ancora una volta più verità, ma soprattutto spiegazioni concrete e dettagliate da parte di un’Amministrazione che, ancora oggi, resta titubante nei confronti dei cittadini non rendendoli partecipi di una delle operazioni che potrebbero cambiare le sorti della nostra città.

Sia chiaro, ben venga la riqualificazione della Ex Manifattura, operazione che restituirebbe nuova vita a una parte della città che da troppi anni è stata dimenticata ma, condizione imprescindibile è la valutazione di proposte sensate, basate sulla trasparenza e nel reale interesse della città e di chi la abita, senza strumentalizzazioni in termini economici o di prestigio.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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