Ex Manifattura, tante parole ma niente è cambiato: la proprietà sarà della Fondazione

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Se ne sentono di tutti i colori in questi giorni, ognuno dice la sua, altri probabilmente non colgono il problema, la maggior parte fa finta di non coglierlo invece.
Parliamo della Ex Manifattura, il più grande – a quanto pare – dibattito cittadino degli ultimi anni. Se da una parte i comitati, storici e nati apposta per l’occasione, continuano a lottare allo scopo di impedire una svendita inappropriata di un pezzo della nostra città, dall’altra le forze politiche ballano come altalene, alla ricerca smodata di consensi e potere a seconda di come tira il vento. E adesso il vento tira davvero forte e in una direzione ben precisa: quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

La prostrazione di alcuni esponenti politici , oggi – e sottolineiamo oggi – fedeli compagni di chi detiene il potere in città, non è certamente  passata inosservata. Staccandoci – come sempre – dai personalismi e le prese di posizione, non possiamo non fare caso al modo in cui alcuni partiti – in primis Fratelli d’Italia che, sul tema Manifattura, ha le idee parecchie confuse –  al richiamo di Mamma Fondazione si sentano impossibilitati a tirarsi indietro. Ecco, la sudditanza delle forze politiche, e dell’Amministrazione, di fronte a questo subdolo meccanismo, rappresenta la vera piaga della nostra città, se non il problema principale di tutta questa vicenda.

Tornando ai fatti: è stato protocollato ieri il terzo progetto di riqualificazione della Ex Manifattura, targato Coima e Fondazione. Appurato che Music Innovation Hub è stata, gentilmente, invitata a uscire di scena – tanto che il sindaco Tambellini ha sostenuto qualche giorno fa di non aver ricevuto altre proposte se non quella di Coima – la SGR milanese ha presentato il tutto durante un evento online  ieri sera, nel quale è stata invitata la cittadinanza in nome di un confronto.
Curiosa questa voglia di confronto proprio adesso che, praticamente, i giochi sono fatti.

Interverremo con un investimento patrimoniale di tipo un po’ particolare e cioè correlato alla missione” ha esordito il Presidente della Fondazione CRL durante l’incontro. “Il tasso di investimento è più basso ma questo perché il territorio possa ricevere vantaggi in termini economici, di qualità della vita, ambientali e dall’alto valore culturale” ha continuato.
Ora, ci piacerebbe tanto sapere quali sono i vantaggi ambientali di fronte a una cementificazione nel bel mezzo del centro storico, e sentiamo già le urla a distanza delle associazioni ambientaliste. Allo stesso tempo, ci sfugge quale sia l’alto valore culturale legato alla creazioni di appartamenti – accuratamente destinati a magnati stranieri – e uffici, anche questi accuratamente scelti secondo requisiti precisi.

Le principali novità di questo terzo progetto, esposte da Manfredi Catella, sono sostanzialmente tre: l’acquisizione degli immobili, su richiesta del Comune, da parte di Coima e Fondazione, a prescindere dalla destinazione d’uso che verrà rimandata a un piano attuativo entro i prossimi 24 mesi; la realizzazione prima della parte pubblica,  e quindi quella relativa ai parcheggi mediante il project financing, insieme a quella privata che non necessita del piano attuativo e cioè gli edifici dedicati a Tagetik. Ultima novità il fatto che la Fondazione, per andare incontro al Comune, ha accettato di ridurre il rendimento complessivo dal 7 al 5% a fronte dell’investimento di 60 milioni di euro.

Il Dottor Catella,  sottolineando più volte che Lucca non ha capito niente del progetto, ma probabilmente perché lui stesso è stato poco chiaro, ci ha sicuramente affascinato con tante belle parole, citando studi di architetti di fama mondiale e auspicando a portare Lucca come un esempio da perseguire in futuro. Il punto non è questo: non mettiamo in dubbio – e mai lo abbiamo fatto – la grandezza e l’importanza dei progetti svolti da Coima, ma qui si tratta di un progetto fuori da ogni logica in una città come Lucca, non attento ai bisogni reali dei cittadini ma solo in balia di giochi a noi sconosciuti.

La Fondazione, allo stesso tempo, ha rimarcato in modo chiaro la sua strada: voleva la Manifattura e, con tutta possibilità, avrà la Manifattura. Come lo stesso Bertocchini ha affermato: “la Fondazione investe il patrimonio, quindi la proprietà della Manifattura deve essere sua. Non c’è alternativa”.  
Ed è così che anche queste novità, dopo un anno di dibattiti e lotte, si riducono – come al solito – a un aggiustare e cucire tutto ad hoc per far passare come irrinunciabile l’acquisizione di un immobile che, ormai, sembrerebbe prendere la strada della tanto temuta speculazione.

Meno chiaro invece è il corteggiamento del nostro Caro Sindaco Alessandro Tambellini nei confronti dell’ente benefico che, nonostante lo stralcio di due progetti, una città inferocita, numerosi autogol per i quali la credibilità ormai resta solo un miraggio, ancora cerca di far quadrare tutto e salvare il salvabile..o il mandato!

Ma la cosa ancora più opaca – per usare un eufemismo – è l’ostinazione di questa Fondazione che,  ormai in modo palese, si è accanita sul volere a tutti i costi la proprietà della Manifattura, come un capriccio a dimostrazione di chi è che comanda davvero. Che tutto ciò sia legato al rapporto con Coima? Che sia per coprire quel buco della Fondazione, di cui lo stesso Bertocchini lo scorso anno ha parlato sulla stampa e che adesso, con molta probabilità, si è allargato ancora di più? Non ci è dato sapere e non ci permettiamo di far passare delle ipotesi come notizie:  certo è che gli inseparabili Coima e Fondazione hanno imposto il loro volere un anno fa e oggi, nonostante tutto, sono ancora qui a voler rimarcare la loro potenza, umiliando chi lotta per un po’ di trasparenza e professionalità.

La Fondazione è una garanzia”, sostengono a gran voce molti esponenti di quella cerchia per cui una strizzata d’occhio dai poteri forti conta di più dell’onestà. No, La Fondazione non deve e non può essere una garanzia a prescindere: essa ha realizzato indubbiamente grandi opere a Lucca – e per questo gliene siamo grati – ma non possiamo permetterci questa estrema riverenza ad ogni costo. Abbassare la testa di fronte a un progetto che sanguina da tutti i lati, a teatrini squallidi in cui conta solo il compiacimento personale, solo per qualche banale gioco di potere, è un compromesso troppo grosso per la nostra città.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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