Ex Manifattura e quella lettera di Tambellini a Coima: il progetto è pericoloso, l’amministrazione sa ma tace con i cittadini

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C’è nervosismo in città sul tema più discusso degli ultimi tempi e cioè la Manifattura Tabacchi, la cui riqualificazione, ad oggi, mostra ancora comportamenti dalla difficile interpretazione. Da una parte la Fondazione Cassa di Risparmio che, silenziosamente, procede insieme all’alleato Coima, dall’altra una maggioranza tesa e stanca e un’opposizione che vede consiglieri saltare da una posizione all’altra, colti da improvvisi cambi di rotta.

Dopo mesi anche la cittadinanza si sta ribellando, complici le operazioni di alcuni consiglieri comunali di opposizione, principalmente Santini e Di Vito (SiAmoLucca), Barsanti e Bindocci che lavorano per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, a quel progetto che, non solo mina l’identità della nostra città snaturando la sua natura culturale in virtù di pezzi di cementi buttati qua e là, ma anche la credibilità di un sistema comunale che si mostra inerme e secondario a quel potere che la Fondazione, insieme a Coima, detta senza pietà alcuna.

Che il progetto presenti delle illegittimità è ormai chiaro, illegittimità che però di fronte alle rivolte dei cittadini l’amministrazione ha difeso a spada tratta, non colmando nessuna richiesta di un popolo che vorrebbe solo essere partecipe in una faccenda che lo riguarda in prima persona: abbiamo così assistito a una crociata in cui a tutti i costi il sindaco Tambellini ha voluto difendere, senza possibilità di replica, quella che lui chiama ancora “proposta”. Una proposta che assomiglia a un progetto già pronto, elaborato nei dettagli – oscuri – da mesi e nascosto magistralmente per non si sa quale motivo.

Alla luce delle condizioni dettate da Coima e Fondazione si evince però che anche lo stesso primo cittadino si sia accorto della folle rincorsa al denaro, celato probabilmente dietro opere di beneficenza per la città, e abbia quindi mosso i primi sommessi dubbi ai diretti interessati Coima e Fondazione.
Esiste infatti una lettera, scritta dal sindaco e rivolta alla SGR milanese, in cui il primo cittadino palesa – finalmente – tutti quei punti oscuri del progetto che lui stesso ha difeso senza esitazioni.

La Giunta ha rilevato, come allo stato, sia presente una forte criticità che deriva dall’inserimento, nel perimetro dell’intervento, delle aree di Via del Pallone e Piazza Cittadella” si legge nello scritto del Sindaco.
La questione si lega strettamente agli effetti che potrebbero derivare sul bilancio comunale laddove venisse a mancare una entrata significativa che è garantita al Comune dal contratto con l’ente Metro s.r.l. e che determina annualmente la diretta acquisizione di una significativa percentuale dei ricavi della gestione dei parcheggi” continua la lettera.
Insomma, pare che l’Amministrazione si sia resa conto di quanto sia rischioso dare nelle mani di Coima l’intera gestione dei parcheggi per 50 anni e che, se così fosse, il comune rimarrebbe a bocca asciutta solo ed esclusivamente per la smania di poter dire di aver recuperato un contenitore urbano, anche a costo di un’operazione scellerata sembrerebbe.

Allo stesso tempo l’amministrazione pone dubbi anche sul COSAP e cioè il pagamento del suolo pubblico. Le perplessità valgono infatti anche per “la richiesta di poter utilizzare le nuove Piazze Pubbliche senza dover pagare il COSAP, allo stato non prevista – anzi impedita – dal vigente regolamento“.

In ultima istanza l’amministrazione pone l’attenzione su quella fretta e quelle scadenze imposte da Coima che tengono inevitabilmente sotto scacco un comune in preda al panico e alla confusione.
Sarebbe sciocco ignorare i problemi posti da una tempistica strettissima, condizionata da procedimenti amministrativi di cui non abbiamo la totale disponibilità” scrive il primo cittadino.
Infatti, la condizione preliminare che si lega a decisioni che sfuggono alla disponibilità del Comune rende oggettivamente impraticabile la verifica del Piano Economico Finanziario da parte di professionisti esterni: non sarebbe in effetti semplice giustificare una spesa la cui utilità dipende dalla stessa presenza e attualità di una proposta di project, al momento invece preventivamente condizionata dall’esito dell’istanza di rimodulazione e precisazione“.
Ed è così che tutto quello “snellimento burocratico di cui il nostro paese ha tanto bisogno, soprattutto in questo momento” che raccontava il sindaco Tambellini fino a un mese fa si traduce in una dura e aspra presa di coscienza da parte dell’amministrazione che pare si sia svegliata dal torpore, rendendosi conto che la smania di concludere un’operazione importante per il mandato probabilmente si tradurrebbe solo in una copiosa perdita in termini di denaro, se non di consenso.

Rimaniamo colpiti di fronte a questa lettera diretta agli imprenditori milanesi, non tanto per il contenuto ma per la modalità, come al solito. Niente di strano, anzi, sarebbe la normalità che un’amministrazione ponesse dei dubbi su un intervento così importante per la città – e avrebbe dovuto farlo fin dall’inizio – ma perchè tenere tutto – di nuovo – nascosto?
Perchè ostacolare a tutti i costi l’operato di cittadini, tecnici e politici che si battono per far valere la verità, ridicolizzando chi davvero crede nella correttezza e nella trasparenza, quando anche lo stesso Comune nutre – a quanto pare – importanti perplessità?

Alla luce dei fatti la risposta sembrerebbe immediata: questa lettera è datata 9 ottobre 2020, esattamente due giorni dopo che l’amministrazione ricevesse l’imposizione di un ultimatum da Coima (lettera datata il 7 ottobre 2020), i quali richiedevano la chiusura delle pratiche burocratiche e la risoluzione dei cavilli entro il 3 novembre. Va da sè che, di fronte al tumulto cittadino, la forte pressione sulla faccenda e l’avanzare senza pietà di una Coima affamata di soluzioni rapide e senza indugi, il primo cittadino abbia timidamente cercato di allungare il brodo, provando a mostrare un minimo di autorevolezza che però, secondo la successiva risposta della SGR milanese, si è rivelata vana.

E’ passato più di un mese da quella lettera e ancora oggi Tambellini si mostra schivo, nervoso e assolutamente non tollerante nei confronti di tutti coloro che esprimono – con giusta ragione – dubbi e paure sul progetto. Inevitabilmente è stato un grande autogol quello del sindaco che, nonostante probabilmente abbia preso coscienza di quanto la rigenerazione della Manifattura si tradurrà in una speculazione immobiliare, mascherata da project financing peraltro visto che una volta decaduta la questione dei parcheggi – su cui adesso l’amministrazione sembra valutarne l’effettiva utilità – decade anche il project, non molla comunque l’osso.
Insomma, le illegittimità ci sono, questo progetto è oggettivamente pericoloso per le sorti della nostra città e l’amministrazione sa, ma i cittadini vengono comunque ostacolati e tenuti all’oscuro: questo è quanto.

Certo è che Coima non lascia fiato nè tempo e, spietatamente, lascia intendere il solito “o noi o niente”. La pericolosa dinamica che si è instaurata tra questi due protagonisti, Comune e Coima – e una Fondazione che sta all’angolo ma che guida le redini del gioco – si basa infatti su questa sudditanza da parte di un’amministrazione che sente il tempo scorrere, il consenso andarsene e che – ad ogni costo – cerca di annaspare per portare a termine una grande opera e gridare “ce l’abbiamo fatta”. Allo stesso tempo Coima ha il coltello dalla parte del manico, non che l’interesse per la Manifattura sia esagerato – anzi, è sicuramente minimo – ma se riusciranno a concludere l’operazione porteranno nelle loro tasche milioni di euro senza nessun impegno, se così non sarà avranno comunque intascato una somma già ricevuta.

Quello che viene da chiedersi, con tristezza e rassegnazione ormai, è perchè il primo cittadino abbia preferito non mostrare le perplessità insieme ai suoi cittadini, non abbia appoggiato tutti quei dubbi che da mesi gravitano intorno alla questione, ma abbia preferito comunicare – sempre sottovoce e senza disturbare – a Coima quelle esitazioni che potrebbero diventare inevitabilmente il sigillo sulla trasparenza di un comune che ingenuamente – si spera sempre – si è trovato invischiato in dinamiche che oggettivamente non ha saputo gestire.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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