“Disegno su oggetti che nessuno usa più, la bellezza bisogna saperla guardare”, la storia di Fabio Rubinelli, in arte Rublos

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Ricercare la bellezza laddove questa sia ritenuta dimenticata, è questo il concetto che da sempre ispira le opere di Fabio Rubinelli, un artista lucchese conosciuto come Rublos che, sin da piccolissimo, con i suoi graffiti trasforma in arte tutto quello che nessuno usa più.

Terminava domenica scorsa (1 novembre) infatti, la mostra Nuova Luce, il collettivo di quattro artigiani lucchesi, Diego Scarpellini, Simone Chelini, Giacomo Bolognini e, appunto, Fabio Rubinelli, nata come forma di recupero creativo di oggetti in disuso per dare un ‘nuovo colore’ a qualcosa che era destinato ad ingrigire: “Sono gli oggetti stessi a parlarci della nuova storia che vogliono raccontare, noi li ascoltiamo e gli diamo forma”, dicono i quattro artisti.  

Ma la storia di Rublos inizia molto prima, nel 1992, quando a soli 11 anni si innamora della Street Art e inizia a sparare colori su scarti di legno, vecchi fusti d’olio, vecchie bottiglie, oggetti arrugginiti, fino alla creazione di vere e proprie insegne di locali e ristoranti che ancora oggi riempiono la città di Lucca, come quelle del Franklin’33 e del T-Caffè. Poi le personalizzazioni di macchine, caschi per le moto e l’entrata nel gruppo Pantera Lucchese, una comitiva di artisti nata nel 1968 che si occupa di personalizzare gli arredi delle case. Alla base della sua arte invece c’è appunto proprio l’idea del riciclo, per dare nuova forma agli oggetti caduti in disuso. Ecco allora la storia di Rublos.

Quando è nata la tua passione per il disegno? E come si è evoluta? 

“E’ iniziata prestissimo, quando ero ancora alle medie. Li mi sono appassionato al mondo dei graffiti. E questo grazie alla musica: amavo il rap e i graffiti sono l’espressione più immediata di questo genere. Dal quel momento è nato quello che ancora è un rapporto di amore e odio con il disegno, nel senso stretto del termine, perché il graffito, più che disegno è azione. Mi piaceva la filosofia di quel tipo di arte ma poco la sua progettualità, perciò di solito improvvisavo. Adesso invece ho iniziato ad amare anche il disegno. Ho lavorato con gli stencil e ora dipingo con pennelli e smalti quindi i miei tratti sono privi di sfumature. Uso gli spray per gli sfondi e per i riempimenti. Amo i colori. La filosofia di base è quella del riciclo di oggetti, su cui poi disegno, perché niente muore davvero quando si parla d’arte e a bellezza è ovunque, basta saper guardare meglio. Rublos deriva da Rubinelli, per dare un tocco artistico anche al mio nome”. 

A quali tecniche si ispira la tua arte? 

“Mi ispiro alla tecnica del pinstriping, una forma di arte decorativa nata in America negli anni ‘50 che consiste nel realizzare delle sottili linee di colore con dei motivi geometrici lineari, spesso simmetrici e a mano libera. Utilizzo anche la tecnica del symwriter per trasmettere un testo tramite icone o lettere artistiche, idonea soprattutto alla pittura di insegne. I soggetti figurativi sono invece ripresi dal mondo dei tatuaggi. Colore a smalto, senza sfumature. Quindi niente acquarelli o colori ad olio”.  

Cosa ami dipingere di più? 

Gli accessori per le moto. Nel tempo ho sviluppato una grande passione per le moto quindi dipingo spesso su caschi, serbatoi e questo mi rende fiero. Però su commissione ho realizzato anche insegne di negozi, vetrine. Quando invece non devo lavorare per nessuno disegno su tuttoDi solito recupero pezzi di qualcosa che finirebbe nella spazzatura o che nessuno userebbe più come bobine di legno, una vecchia tanica, vecchi quadri a cui sostituisco le tele, chiavi inglesi arrugginite e li trasformo. Perché tutto nasconde un nuovo volto e può essere reinventato. Da questo concetto è nata appunto la mostra Nuova Luce di cui siamo molto fieri”.  

Progetti per il futuro? 

Non appena la pandemia finirà faremo una nuova mostra e cercheremo di allargare la famiglia Nuova Luce. Sto continuando a creare insieme ai miei compagni. Anche per dimostrare che l’arte non finisce mai, neppure nei momenti più difficili. Riscrive il destino degli oggetti e, figurativamente, anche il nostro”. 

Quello di Rublos è quindi un messaggio di speranza, la stessa che accompagna tutto il suo percorso artistico e che ci ricorda come Lucca non sarebbe Lucca senza i suoi artisti, i suoi teatri, i suoi cinema e i suoi musei. 

Rebecca Del Carlo
Rebecca Del Carlohttps://pennasciutta.it
Classe 1996, Lucca. Liceo Classico e poi ho studiato Scienze della Comunicazione a Pisa. Scrivo da sempre. E’ il mio modo di esprimermi. Vorrei dare voce alle ingiustizie e dire la verità: credo che essere una giornalista sia anche questo. Lavoro anche come articolista, copywriter e SMM. “Lo Schermo” perché è giovane, dinamico e di qualità.

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