Cresce il Giardino dei Giusti di Lucca in occasione del 25 aprile: intitolati tre nuovi alberi a don Renzo Tambellini, don Guido Staderini e don Sirio Niccolai

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Si amplia il Giardino dei Giusti della città di Lucca. In occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione, infatti, l’amministrazione comunale ha intitolato tre alberi monumentali di Villa Bottini ad altrettante figure che hanno preso parte alla Resistenza lucchese. Cresce nei nomi e nelle storie, quindi, il grande giardino diffuso che racconta, ricorda e attualizza la vita di donne e uomini che, in Italia e nel mondo, si sono battute per rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. 

Così il cedro argentato (Cedrus atlantica) porta da oggi il nome di don Renzo Tambellini; invece il Calocedrus decurrens è dedicato a don Guido Staderini, mentre il Platanus hybrida (platano) a don Sirio Niccolai. I tre sacerdoti sono medaglie d’oro al merito civile per l’impegno nel salvare la vita ai perseguitati dai nazifascisti. Bella ed emozionante la presenza dei nipoti di don Renzo insieme con il sindaco Alessandro Tambellini, l’assessora comunale alla continuità della memoria storica, Ilaria Vietina, la consigliera provinciale Teresa Leone, l’assessore regionale, Stefano Baccelli e l’Arcivescovo Paolo Giulietti

Don Sirio Niccolai, don Guido Staderini e don Renzo Tambellini sono stati tre sacerdoti Oblati del Volto Santo: tutti e tre, insieme a fratel Arturo Paoli, durante gli anni della seconda guerra mondiale, furono operosi artefici di un grande progetto di solidarietà e di cura verso l’altro che, stimolato dall’Arcivescovo Torrini, si espanse da Lucca ramificandosi in ampia parte dell’attuale territorio provinciale. A partire dalla seconda metà del 1943, collocati dall’Arcivescovo nella sede dell’ex seminario in via dell’Orto botanico, gli Oblati si dedicarono al sostegno materiale e morale della popolazione civile provata e immiserita dalla guerra. Dopo l’8 settembre, con l’occupazione nazista e il formarsi della Repubblica sociale italiana, la situazione precipitò e i bisogni aumentarono esponenzialmente. In questo periodo, dopo l’incontro di Giorgio Nissim con Arturo Paoli, la casa degli Oblati diventò il punto di riferimento di una efficiente rete di salvataggio degli ebrei perseguitati, rete che si allargò alla protezione di resistenti e di giovani renitenti in collaborazione con il Comitato di Liberazione Nazionale. In una lucida divisione di compiti tra i sacerdoti e Nissim, ciascuno operò al meglio sapendo di esporsi a conseguenze gravi. Contemporaneamente gli Oblati non cessarono di rivolgere lo sguardo verso altri sofferenti. A partire dalla fine di giugno del 1944 prese avvio l’assistenza agli uomini che, rastrellati in provincia e nel pisano dai nazisti e dai fascisti, venivano concentrati nei locali della Pia Casa. I sacerdoti cercarono, ancora una volta con un rischio altissimo, di salvare dalla deportazione quanti potevano o favorendone la fuga o fornendo certificati falsi.

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