Caverne e grotte delle Alpi Apuane conosciute da secoli. Oltre 110 anni di speleologia hanno confermato un primato

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La provincia di Lucca ha il primato del numero di grotte nella Toscana. Una semplice ricerca sul catasto grotte della Toscana (Catasto online FST) porta a individuarne ben 1.432 in provincia di Lucca, a fronte delle altre 1.002 che si trovano – in totale – nelle altre nove province della Toscana.

Qui trovate un interessante documento storico che risale al 1913:

Si deve ricordare che terminata la Prima guerra mondiale l’Italia estese il suo possesso anche al tipico territorio carsico della Venezia Giulia (8.464 le grotte censite ad oggi in quella regione). I frequenti articoli apparsi sulla rivista «Vie d’Italia» del T.C.I. e la pregevole pubblicazione Duemila Grotte di L. Bertarelli ed E. Boegan contribuirono efficacemente a far conoscere le caratteristiche manifestazioni del fenomeno carsico e l’intenso movimento speleologico della Venezia Giulia e contemporaneamente agevolarono la nascita in Italia di numerosi Gruppi Grotte che, con entusiasmo, si dedicarono alla ricerca, alla esplorazione ed allo studio delle grotte della nostra penisola. In Toscana sorsero i Gruppi di Pisa e di Firenze, fondati rispettivamente nel 1926 e nel 1927 in seno alle locali sezioni del Club Alpino Italiano, i quali iniziarono l’esplorazione di un buon numero di grotte in base ai lavori del Regnoli, del Quarina, del De Gasperi Cal e di Brian e Mancini. Nell’aprile 1927 l’Azienda autonoma di Stato delle Grotte di Postumia presentò il proprio organo ufficiale «Le Grotte d’Italia» per raccogliere le relazioni riguardanti l’attività esplorativa e gli studi speleologici. Contemporaneamente la redazione della suddetta rivista invitò i singoli speleologi ed i Gruppi Grotte a collaborare nella raccolta dei dati necessari alla compilazione del catasto delle cavità sotterranee italiane utilizzando una particolare scheda.

Nell’agosto 1928 la stessa Azienda fondò l’Istituto Italiano di Speleologia che, per meglio indirizzare la ricerca e l’esplorazione delle grotte, distribuì una nuova scheda catastale redatta sul tracciato della precedente.

Durante la Seconda guerra mondiale l’attività speleologica italiana si arrestò forzatamente anche per il fatto che nel maggio 1944 le truppe tedesche asportarono il materiale dell’Istituto Italiano di Speleologia, ivi compreso il catasto delle grotte italiane. Terminata la lunga guerra i due vecchi gruppi speleologici della Toscana ripresero sollecitamente la loro attività sulle Alpi Apuane, sul Monte Pisano ed altre strutture orografiche della regione. Dopo l’accennata stasi si verificò un notevole risveglio della ricerca speleologica al quale contribuirono efficacemente il Centro Speleologico Italiano, sorto nel 1946 per iniziativa del Touring Club Italiano, e la Società Speleologica Italiana fondata nel giugno 1950. Successivamente la Società Speleologica Italiana prese in esame la questione del catasto delle grotte ed invitò le vecchie e le nuove associazioni a non trascurare questa particolare attività ed a utilizzare lo spazio messo a disposizione dalla «Rassegna Speleologica Italiana». Inoltre distribuì la nuova scheda catastale diffondendo le norme per la compilazione e cominciò la nuova organizzazione del catasto italiano. Per quanto riguarda il vecchio catasto si ricorda che inizialmente l’assegnazione dei numeri catastali alle grotte veniva eseguito dall’Istituto Italiano di Speleologia il quale distribuiva preventivamente ai Gruppi Grotte una serie di numeri, sistema che generò confusione nel nostro inventario dando origine ai cosiddetti doppioni. Successivamente la Società Speleologica Italiana, per evitare il lamentato inconveniente, affidò l’incarico dell’assegnazione dei numeri catastali soltanto ad un Gruppo Grotte per ogni regione. Per la Toscana venne scelto il Gruppo Speleologico Fiorentino.

Nel marzo 1954, per particolare interessamento del prof. Benedetto Lanza e la collaborazione dei Gruppi Speleologici di Firenze e di Pisa, venne edito l’estratto catastale toscano (grotte dal n. 1 al n. 183), comprendente i richiami alla bibliografia ed ai rilievi topografici e l’indice alfabetico delle grotte. Esso costituì la prima pubblicazione del genere, dopo quella dell’istituto Italiano di Speleologia riguardante le grotte della Venezia Giulia. Il catasto toscano, per la sua impostazione, venne preso come modello per i cataloghi di altre regioni.

Il catasto delle grotte è in continuo aggiornamento con sempre nuove scoperte. Possiamo ricordare che in Toscana erano soltanto 183 le grotte censite nel 1954, 145 quelle aggiunte fino al 1964 (totale di 328), 272 quelle aggiunte fino al 1988 (totale di 600) quando la Regione Toscana pubblicò il «Catasto unificato delle Grotte della Toscana dal n. 1 al n. 600» curato da Rodolfo Giannotti.

Immagine dalla copertina del primo numero di TALP

(Abisso dello Gnomo, nel comune di Vagli Sotto. Foto di Marco Frati)

Fin dalla primavera 1989 mi trovai a collaborare con la Federazione Speleologica Toscana, ai tempi della presidenza di Roberto Biagi, anche nella veste di direttore responsabile della rinnovata rivista della stessa Federazione Speleologica Toscana, da allora intitolata TALP.

L’evoluzione del catasto delle grotte è così rapida che nel giro di poco tempo si registrano aumenti. A fronte delle 1.432 grotte indicate finora guardando al totale provinciale, se ne contano 1.407 se guardiamo alla somma dei singoli territori comunali.

A contribuire in maniera determinante al primato della provincia di Lucca è il complesso delle grotte apuane che, tra l’altro è visionabile attraverso il nuovo modello virtuale 3D che si trova all’indirizzo: https://www.speleotoscana.it/2021/09/07/online-il-nuovo-modello-virtuale-3d-delle-grotte-apuane/

Da oltre un anno era online un modello virtuale delle cavità carsiche delle Apuane settentrionali, poi sono stati aggiunti nuovi settori fino a raggiungere la cifra di 235 chilometri di grotte in 3D, con 1.040 ingressi e 279 chilometri quadrati di area delle Apuane interessata. Il modello virtuale è veramente «uno strumento versatile che permette di poter letteralmente viaggiare e vedere le grotte attraverso le montagne, reso possibile dal lavoro certosino ed impagabile di Danilo Magnani magistralmente assistito dal webmaster Marco Menchise.

Proprio ieri, domenica 16 giugno la Federazione Speleologica Toscana ha avviato un’interessante iniziativa per scoprire le meraviglie nascoste delle Alpi Apuane: tre escursioni guidate ad altrettante tra le principali sorgenti carsiche della regione. Ovvero le viste alle sorgenti di Renara, Frigido ed Equi Terme, accompagnati da esperti volontari della federazione.

L’assetto idrogeologico delle Alpi Apuane è fortemente condizionato dalla natura carbonatica delle rocce affioranti. Queste presentano, infatti, caratteristiche idrogeologiche particolari, dovute allo sviluppo di fenomeni carsici superficiali e sotterranei che determinano l’esistenza di una rete sotterranea di condotti che smaltiscono le acque d’infiltrazione convogliandole rapidamente verso le sorgenti.

La più importante conseguenza è che il ruscellamento superficiale è praticamente assente, se non in occasione di piogge particolarmente intense. Oltre a ciò, gli spartiacque superficiali non hanno in pratica alcun effetto sulla circolazione delle acque sotterranee, in altre parole l’idrografia sotterranea è svincolata da quella superficiale.

Da sempre la Federazione Speleologica Toscana studia il percorso sotterraneo che l’acqua meteorica compie dal momento in cui viene assorbita dalle rocce carbonatiche al momento in cui riaffiora dalle numerose sorgenti carsiche che caratterizzano le Alpi Apuane, attraverso l’utilizzo di traccianti atossici non inquinanti immessi nelle cavità e sonde multi-parametriche che rilevano il loro passaggio.

L’acqua è un bene prezioso per tutti gli esseri viventi e soltanto attraverso la conoscenza dei fenomeni naturali che la vedono protagonista possiamo tutelarla.

Le sorgenti carsiche delle Apuane sono numerose e bordano perimetralmente il massiccio, concentrandosi per numero e portata sul lato sud-ovest, quello rivolto verso il mare. La maggiore sorgente è quella di Forno, più nota come sorgente del Frigido, la cui portata media annua è di circa 1,6 metri cubi al secondo. Sul versante opposto si trova invece l’altra importante sorgente, quella della Pollaccia, la cui portata è di circa 0,9 metri cubi al secondo. Almeno un’altra decina di sorgenti carsiche hanno portate comprese fra 400 e 100 litri al secondo e numerose altre hanno portate superiori a 10 litri al secondo. La portata media globale di tutte le sorgenti carsiche apuane è di circa 6 metri cubi al secondo (ovvero 6.000 litri al secondo).

Il calendario delle prossime escursioni comprende: Frigido il 21 luglio e Equi Terme il 25 agosto. Tali escursioni permetteranno ai partecipanti di scoprire non solo la bellezza naturale delle sorgenti, ma anche di comprendere l’importanza della geologia carsica delle Alpi Apuane. Gli esperti della Federazione Speleologica Toscana forniranno spiegazioni dettagliate e risponderanno alle domande dei partecipanti. Per ulteriori informazioni e prenotazioni si deve contattare il numero 389 848 40 65 oppure via e-mail l’indirizzo [email protected].

Dobbiamo ricordare che al numero 26 del Catasto delle Grotte della Toscana si trova la celebre «Tana che Urla», cavità carsica di 400 metri di sviluppo spaziale e di 48 metri di dislivello positivo, che si apre nel versante orientale del tratto compreso tra la Pania della Croce (1.858 metri) e il Monte Forato (1.230 metri), sulla sinistra idrografica della Turrite di Gallicano a 615 metri d’altitudine. La grotta si presenta come un’unica galleria ad andamento pressoché orizzontale, scavata entro la Dolomia “Grezzone”, quasi al contatto con le Filladi inferiori, impermeabili. La sua morfologia è tipicamente freatica e si distingue per un ampio ingresso, da cui scaturisce un ruscello con portata media di 30 litri al secondo.  Va ricordato che il tratto più interno della galleria presenta un lungo sifone attivo di 220 metri. Negli eventi di piena, l’acqua fuoriesce in modo violento dall’ingresso della grotta e si riversa nel sottostante torrente con un’impressionante cascata, che può raggiungere valori massimi di 3.000 litri al secondo. La Tana che Urla è tra le più note e frequentate cavità delle Alpi Apuane, per la facilità di accesso e di percorrenza interna, senza bisogno di attrezzature fisse lungo il percorso. In effetti, sono frequenti le speleogite o i corsi di speleologia che la utilizzano come escursione didattica.

L’interesse scientifico prevalente – a parte quello legato al carsismo ipogeo – è soprattutto geostorico, poiché la grotta è stato il luogo eminente che suggerì ad Antonio Vallisneri senior (1661-1730) il ciclo perenne delle acque. Le osservazioni fatte qui nel 1704 dettero spunto per la celebre “Lezione accademica intorno all’origine delle fontane” (1715), in cui lo scienziato italiano confutò la cosiddetta “teoria marina”, già sostenuta anche da René Descartes (1596-1650). In particolare, la scienza ufficiale del tempo riteneva che l’acqua scaturita dalle sorgenti, fosse generata da quella marina penetrata in profondità, fatta evaporare dal calore interno terrestre entro le rocce e condensata nelle grotte sotterranee, secondo il principio dell’alambicco, per distillazione. L’esperienza nella Tana che Urla – con l’osservazione diretta dei fenomeni e lo studio della morfologia e litologia delle montagne apuane – consentì a Vallisneri senior di dimostrare l’origine meteorica delle sorgenti, con le acque penetrate attraverso rocce permeabili fino ad uno strato geologico impermeabile, al contatto del quale possono sgorgare all’esterno. Vallisneri ha fornito anche la spiegazione del nome così curioso di questo sito: «perché, accostando l’orecchio alla bocca della medesima, s’ode sempre un certo oscuro strepito, o lontano rimbombo, a guisa d’uomo, che colà gridi, ed urli». La fama di questa grotta condusse qui, nel 1783, anche il celebre naturalista Lazzaro Spallanzani (1729-1799), con lo scopo di approfondire ulteriori argomenti di idrogeologia.

Nella storia della «Tana che urla» rientra anche l’episodio di cronaca del 23-24 gennaio 1986, protagonista un gruppo di studenti del liceo scientifico «Vallisneri» di Lucca che rimase bloccato nella grotta. Episodio di cui ho fatto memoria in questa pagina https://imagecdn.spazioweb.it/66/d0/66d00140-dd40-493b-8201-ec24637b87f0.pdf

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