Al nostro Fabio Venturi il prestigioso David di Donatello per il miglior suono

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Abita tra Borgo a Mozzano e Roma e si è diplomato al Boccherini in flauto traverso: ieri sera ha ritirato il suo meritatissimo Premio David Di Donatello per il miglior suono per il docufilm di Giuseppe Tornatore “Ennio”, dopo aver accompagnato per oltre trent’anni il maestro Morricone nella ricerca del suo suono..

Complimenti a Fabio Venturi. A vincerlo è tutto il team di tecnici che ne hanno realizzato il suono del docufilm, là dove il suono è principe: Gilberto Martinelli  al suono di presa diretta, Fabio Venturi per il montaggio,  Gianni Pallotto per il mix. Perché il suono, nella cinematografia, così come nel teatro, nella miglior realizzazione espressiva, segue sempre un processo articolato, tecnico e creativo allo stesso tempo.

Fabio ha seguito il Maestro come fonico del suo tour mondiale fino a che non è sopraggiunta la scomparsa di Morricone ( 6 luglio 2020), contribuendo, con il suo ‘sound’, a dare pregio alle le colonne sonore che hanno segnato la storia del cinema italiano ed internazionale

Fabio, dagli anni novanta in poi, dopo esser approdato al Forum Music Village ssi è specializzato  nella registrazione di colonne sonore, incluse quelle dei premi Oscar del 1996 con Il postino con musiche di Luis Bacalov, del 1999 La vita è bella di Nicola Piovani e l’ultimo con The Hateful Eight, film scritto e diretto da Quentin Tarantino, musiche di Ennio Morricone.

Oltre a seguire numerosi progetti e  produzioni sonore di alto livello è docente di Nuove Tecnologie al conservatorio Lorenzo Perosi di Campobasso.

Proprio con lui, in un’intervista di qualche anno fa durante un Lucca Summer festival, ci ponemmo una quesito: proviamo a togliere il suono da un film.

Non dico la musica, dico proprio il suono: i sospiri, la spazialità degli ambienti, i passi dell’assassino nei vicoli, le corse sfrenate delle macchine, i baci appassionati, l’intimità di tono di voce. E constatiamo cosa accade alla nostra percezione.

Resta uno scorrimento di immagini, le azioni e le espressioni, di fatto la visione “non cambia” ma la nostra percezione? Le nostre emozioni non si muovono, non si accendono.

Il suono – oltre alla colonna sonora, alla musica del film –  è la parabolica del racconto nella sua trama sensoriale, attiva le suggestioni dello spettatore, esattamente come accade nella vita vissuta: il suono ci guida al riconoscimento di ciò che “sentiamo”. Udito è emozione, ascolto è conoscenza.

E proiettiamo questa consapevolezza nella genesi e realizzazione di una colonna sonora cinematografica, che si poggia sul suono, entra nel nucleo dell’immagine e genera il mondo emozionale: a quel punto il film può esser visto anche ad occhi chiusi.

Se poi a “rincorrere il suono” e le musiche è la genialità di Ennio Morricone, si apre all’improvviso un vero e proprio maelström emotivo.  Come accade anche alla visione del film documentario di Giuseppe Tornatore “Ennio”, dove il Maestro esplora e condivide in una intervista il suo lungo percorso, dove il dato biografico e intimo si unisce alla fatica, agli aneddoti, all’esternazione della sua musica di fama mondiale. Perché non si può parlare di Morricone, e sentire parlare Morricone, senza sentire anche le musiche che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Ecco allora che la narrazione del compositore è intervallata con le sue musiche più celebri e pezzi dei film da cui sono tratte.

E non è solo Morricone a parlare di sè. Il docufilm vede anche la presenza di attori, registi e compositori che hanno conosciuto e lavorato col Maestro, il quale ha lasciato in loro un forte segno.

Oltre al David di Donatello come miglior suono, ha vinto come miglior docufilm e miglior montaggio.

Debora Pioli
Debora Pioli
Pianista e italianista di formazione, con specializzazione in comunicazione politica, dell’arte e della differenza di genere. Librettista d’opera, autrice di prosa e poesia, lavoro come content strategist e personal writer. Madre di Viola e Leonardo. Mi piace stare “Oltre Lo Schermo.”

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