A tutto Brass: una delle tante sfumature della Biennale Internazionale di fotografia a Lucca

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Il nostro modo di guardare, di sentire, di rappresentare, la “cultura” è il come coltiviamo il nostro essere umani. Ognuno di noi è una piccola metafisica dei tubi ( per metà fisica e per metà no) niente è escluso dall’essere cultura. Come raccontarla e valorizzarla spetta agli strumenti espressivi e di comunicazione. L’eros, insieme all’amore  e il come li viviamo ne sono decisamente parte e quest’anno ne affrontiamo l’esplorazione. Questa è la scelta protagonista della nuova biennale internazionale di fotografia del Photolux Festival che è finalmente tornata presente in questi giorni in città, dal titolo lampante You can call it Love. Il festival, diretto dal comitato artistico composto da Rica Cerbarano, Francesco Colombelli, Chiara Ruberti ed Enrico Stefanelli, presenta oltre 20 esposizioni diffuse in città. Ad arricchire la manifestazione ci saranno anche come al solito una serie d’iniziative collaterali: conferenze, workshop, letture portfolio, incontri con i protagonisti della fotografia internazionale, una opportunità straordinaria per la nostra città, a cui Stefanelli francamente ci ha negli anni felicemente educati.

“La selezione di autori presentati nell’edizione 2022 di Photolux – sostengono i componenti della direzione artistica del festival – porta in luce la molteplicità di approcci possibili, alcuni inediti e contemporanei, altri più classici e tradizionali, al tema dell’amore, che si traducono nel racconto di storie e incontri unici e diversi tra loro, dove ognuno di noi può ritrovare un po’ di se stesso”.

“Costruendo la proposta espositiva di You can call it Love abbiamo pensato alla fotografia non più come specchio né come finestra – citando la distinzione storica di John Szarkowski –, ma come una macchina a raggi X, capace di vedere attraverso di noi e dare voce ad alcune sensazioni, desideri, emozioni che neanche sappiamo di avere”.

Tra queste un percorso straordinario dedicato alla visione e alla cinematografia di Tinto Brass a Villa Bottini con “Brass Mon Amour” con le 120 fermi immagine dei film, ma anche sceneggiature, bozzetti di scenografie e costumi, polaroid dei provini, manifesti e lettere, provenienti dall’archivio del celebre regista veneziano, una ricostruzione che ha origine anche dall’autobiografia scritta con la moglie Caterina Varzi.

Interessante, e vietata ai minori, la sala “rossa”, con le immagini più disinibite, dove troneggia anche il maxi specchio ritratto nella scena clou di “Fallo!“

A completare il programma di Villa Bottini, altre tre mostre: PhotoBoox Award 2022, a cura di Eva-Maria Kunz, nella quale trovano spazio i dummies dei progetti finalisti e il progetto vincitore, Spin, del giapponese Yusuke Takagi, un intenso lavoro che affronta il problema dell’alcolismo e della dipendenza con un approccio intimo e molto personale. Takagi “ci invita nella sua storia familiare, mescolando nel modo più efficace materiale poetico, astratto e d’archivio, in una rotazione intergenerazionale”, come afferma la motivazione della giuria internazionale del premio, promosso con L’Artiere Edizioni; la mostra delle Residenze Mediterranee, progetto internazionale realizzato in collaborazione con il Centre Méditerranéen de la Photographie di Bastia, in Corsica, dove si presentano i lavori prodotti dalle artiste Ilaria Abbiento e Diane Moulenc durante le residenze in Corsica e a Lucca; l’esposizione degli studenti dell’ultima edizione LAB/Per un laboratorio irregolare, progetto didattico a cura di Antonio Biasiucci.

In dialettica “risonante” con Villa Bottini, nella sede della Casermetta San Pietro, in collaborazione con il Circolo Culture Club, la monografica dedicata a uno dei lavori più noti del fotografo italiano Stefano De Luigi, Pornoland redux, nel quale l’autore, quasi un’ombra sul set, riscrive le dinamiche di un immaginario ormai cristallizzato, quello legato al cinema pornografico.

Ma ancora tanto altro offre e presenta il viaggio nell’ “amore” del Photolux. Vi lascerà piacevolmente sorpresi, offrendo ancora una volta, infiniti punti di vista.

Debora Pioli
Debora Pioli
Pianista e italianista di formazione, con specializzazione in comunicazione politica, dell’arte e della differenza di genere. Librettista d’opera, autrice di prosa e poesia, lavoro come content strategist e personal writer. Madre di Viola e Leonardo. Mi piace stare “Oltre Lo Schermo.”

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