PUCCINI, PASCOLI E, OVVIAMENTE, CASELLI

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Anch’io ho molto apprezzato lo scritto di Paolo Bolpagni nel quale venivano rievocate alcune storie pucciniane. Non tutte note, anzi come per la notizia di una progettata opera pucciniana ambientata in Valle del Serchio, a conoscenza solo di pochi studiosi.

Divulgare al gran pubblico la vicenda pucciniana avrebbe dovuto rappresentare un impegno prioritario del Comitato delle Celebrazioni centenarie. Avrebbe dovuto, ma anche su questa strada il Comitato non si è incamminato e a tutt’oggi niente è stato fatto per diffondere la conoscenza della vita e delle opere di Giacomo Puccini.

Vita e opere che hanno tutti i requisiti per incontrare interessi e curiosità di tanta gente. Per mio conto avevo cercato di spingere il Comitato a muoversi in quella direzione ed avevo avanzato due proposte: una grande mostra di immagini che fornissero al grande pubblico la ricostruzione visiva della storia di Puccini, la prima; e la seconda una rassegna dei film e degli sceneggiati televisivi dedicati a Puccini.

Considerando che Lucca dispone di soggetti di sicure qualità e professionalità nel campo della fotografia e ugualmente può contare su una qualificata realtà che opera nel campo della valorizzazione cinematografica, le difficoltà tecniche per varare queste due operazioni non potevano certo scoraggiare. E così, la stessa spesa per allestire le due iniziative era talmente modesta che a nessuno poteva venire in mente di sollevare obiezioni. E così avremmo già potuto presentare la mostra “Giacomo Puccini, una vita nelle immagini”, per la quale avevo pensato come sede la chiesa di San Cristoforo in via Fillungo, che sarebbe stata uno straordinario richiamo per i lucchesi e per le migliaia di visitatori che ogni giorno vengono a Lucca. Ed ugualmente poteva partire la rassegna “Puccini nel cinema”.

Ma così non è stato: cosa sia accaduto di queste mie proposte non è dato di saperlo. Fatto sta che non se ne è fatto niente: il Comitato dei Soloni tuttodicenti e nullafacenti ha deciso altrimenti.

Ma non sono tipo da arrendersi e torno alla carica, e seguendo i manuali di tecnica militare che mi ha procurato il colonnello Vittorio Biondi provo ad aggirare l’ostacolo. Se da qualche parte (leggasi l’Amministrazione Comunale) si ritiene che le due iniziative proposte siano meritevoli di essere realizzate, non si indugi oltre e si passi alla fase operativa dando incarico a chi ha titoli e numeri per farlo (penso a Foto Alcide ed a Lucca Film Festival) per portare in porto l’operazione.

Semplice! Come tutte le cose quando le si vogliono fare. Ma torniamo all’articolo di Paolo Bolpagni su “Puccini ieri, oggi e domani” nel quale si parla di un progetto pucciniano di mettere in musica un testo di Giovanni Pascoli.

E così si torna alla Grande Questione: il rapporto Puccini Pascoli nasce e si svolge intorno al caffè Caselli che si evidenzia come il luogo cruciale delle esperienze artistiche del primo Novecento Italiano.

Forse, senza per questo peccare di nazionallucchesismo, si può azzardare a scrivere che in giro per l’Italia di quegli anni è davvero difficile trovare un altro caffè che possa esibire una storia altrettanto ricca di esperienze artistiche sul tipo di quelle effettivamente vissute nel caffè drogheria di via Fillungo.

Fu Caselli a fare di tutto perché crescesse e fruttificasse l’esile filo che si era steso fra Puccini e Pascoli. Il suo sogno era farli collaborare e già nel 1902 sembrò sul punto di vederlo esaudito. Da una lettera di Pascoli a Caselli si apprende infatti che Puccini gli aveva chiesto un libretto, impegno per il quale il poeta non si sentiva attrezzato. Sarà poi Caselli a procurare le occasioni dei loro incontri a Castelvecchio dove Puccini si recò per due volte: la prima nel luglio del 1908 e la seconda tre anni dopo: Fu durante la visita del 1908 che Puccini consegnò al giornalista Guelfo Civinini che l’accompagnava la testimonianza della stima e dei sentimenti che lo legavano a Pascoli: “è un grande poeta. Quello che è più vicino al mio spirito”.

Un abbraccio ed un bacio conclusero nell’evidente commozione di entrambi il secondo incontro del quale ci rimangono alcune fotografie che ritraggono il poeta già minato dalla malattia che lo stava consumando.

Un suggerimento alla benemerita Fondazione Pascoli: per il prossimo 10 agosto, quando a Casa Pascoli si tiene il tradizionale incontro con la poesia pascoliana, non potrebbe essere allestita una mostra che illustri il rapporto Puccini-Pascoli?

A fronte di tanta vanità di propositi darebbe un sicuro contributo al Centenario Pucciniano.

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1 commento

  1. Sul rapporto tra Pascoli e Puccini, con intermediario Caselli, c’è un articolo piuttosto esaustivo del maggio 2015 su http://www.instoria.it/home/pascoli_puccini_I.htm
    a firma Claudia Antonella Pastorino. Lo scritto spiega perché la collaborazione tra i due non sarebbe mai potuta avvenire. Un po’ come successe – seppur con i dovuti distinguo – per la mancanza di intese tra Puccini e D’annunzio.
    Le cause della morte di Caselli non sono mai state provate in modo scientifico né giudiziario. Le memorie tramandate in via orale, dagli abitanti di San Pellegrino in Alpe, sostengono si sia suicidato.

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