Alle ore 1,23 nella notte fra 25 e 26 aprile 1986 ci fu il tragico incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Sono passati 40 anni. Dieci anni fa, in occasione del trentennale organizzammo (a Lucca il 16 aprile 2016) un momento di memoria pubblica anche per ricordare l’opera dei “liquidatori” di Chernobyl (lavoratori che limitarono le conseguenze dell’esplosione, spesso al prezzo di gravi malattie o della loro vita) e il ruolo svolto dall’ Associazione Umanitaria YRA con il suo presidente, l’amico Egidio Lazzarini, a sostegno dei bambini contagiati dalle radiazioni e ospitati a Lucca per essere curati negli ospedali di Lucca e Pisa. Intendo fare memoria di questo anniversario, quarantennale e decennale.
Già quattro anni fa, con la guerra in Ucraina, venne riscoperto l’immenso cuore solidale degli italiani e dei lucchesi in particolare. Molte le iniziative di assistenza alla popolazione che aveva dovuto lasciare la propria casa a causa dei combattimenti e della devastazione delle bombe. Raccolte di soldi e di materiali, ospitalità nelle case e negli edifici pubblici, accoglienza nelle scuole e nelle chiese locali. Alcuni hanno raggiunto direttamente la zona di confine per portare il proprio aiuto e poi trasportare con i propri veicoli donne e bambini rimasti senza casa.
Al di là dell’emergenza e della cronaca c’è una vicenda che riporta alla mente la solidarietà fra Italia e Ucraina e fra Lucca e Ucraina. Una storia che segue alla tragedia di Chernobyl, l’esplosione nella centrale nucleare avvenuta la notte del 26 aprile 1986, dunque 40 anni fa, in una città della ex repubblica socialista sovietica Ucraina passata alla storia proprio per la gravità dell’evento.
Da allora a Lucca Chernobyl è stata sinonimo, fin dall’inizio, dell’impegno dell’Associazione umanitaria «Yra». Già nel 1993 un gruppo di amici, sollecitati anche dall’esperienza di una famiglia che aveva ospitato una bambina proveniente dalla Bielorussia, cominciò ad affrontare le gravi conseguenze della tragedia e così nello stesso anno trenta famiglie iniziarono un cammino di solidarietà, con l’elaborazione di un progetto di accoglienza che poi è sfociato nella costituzione di una associazione.

Il nome «YRA» nasce dal diminutivo della bambina che fu ospitata dalla prima famiglia e che si chiamava Irina. Negli anni circa tremila sono stati i bambini che hanno vissuto a Lucca, portando non solo i loro problemi, ma anche la storia, la cultura e le abitudini del loro Paese. L’interrogativo che spesso si è posto nell’Associazione umanitaria «Yra» è quello se era giusto o meno che questi bambini venissero a conoscenza di una realtà tanto diversa dallo loro, scoprendo un mondo di benessere, di consumismo, di luci e di colori in confronto alla loro realtà dove sembra essersi spenta la speranza e la voglia di lottare. La risposta data segue due obiettivi: ospitare per almeno un mese i bambini provenienti dalle zone contaminate significa dar loro l’opportunità di ridurre notevolmente la quantità di radioattività assorbita nell’organismo, grazie alla permanenza in un ambiente non contaminato e ad una alimentazione priva di radionuclidi.
Oltre a dar loro un mese di affetti, di sana alimentazione e di clima ideale, c’è l’impegno a costruire insieme un messaggio del quale questi bambini, gli adulti del domani, dovranno essere portatori nel loro Paese, per coltivare nei loro cuori valori di solidarietà, libertà, giustizia e consapevolezza sociale. Dell’associazione fanno parte molte famiglie e tutti coloro che ogni anno partecipano alla vita e alle varie iniziative. I principali progetti intrapresi sono finalizzati all’accoglienza nei mesi estivi di bambini provenienti dalle zone contaminate dalla radioattività del disastro di Chernobyl, sia in famiglie che in gruppi alloggiati in strutture di comunità e/o parrocchie; all’aiuto a bambini colpiti da varie patologie fisiche, facendoli venire in Italia per essere sottoposti a cure mediche adeguate od interventi chirurgici, che nel loro Paese non sarebbe stato possibile effettuare; inviare annualmente con TIR aiuti concreti che vengono consegnati personalmente a famiglie, istituti e strutture ospedaliere; a contribuire direttamente al sostentamento di un orfanotrofio del villaggio di Zhuravici, nella provincia di Ragaciov, che ospita oltre 200 bambini e ragazzi molti dei quali con mutazioni genetiche e parte disabili con varie patologie.
Da quattro anni con la guerra in Ucraina alcune famiglie dell’Associazione «Yra» si sono messe a disposizione anche per dare ospitalità ai profughi. Per questo sono stati presi contatti anche con la Caritas Diocesana.
Ricordiamo che nell’aprile di dieci anni fa, in occasione del trentesimo anniversario della tragedia di Chernobyl a Lucca venne organizzata a Palazzo Ducale anche una mostra con i disegni e gli elaborati di 9 Scuole Primarie (Pieve San Lorenzo, Piazza al Serchio, Monte San Quirico, Camigliano, Segromigno in Monte, San Colombano, Gragnano, dell’Istituto Esedra e della Primaria «Del Fiorentino» di Capannori) e di una Scuola secondaria di primo grado (quella di Camigliano), grazie al lavoro svolto dalle insegnanti, dai giovani del Servizio civile del Centro Nazionale per il Volontariato e naturalmente dagli studenti. Questa mostra venne curata proprio dall’Associazione umanitaria «Yra» dell’attivissimo presidente Egidio Lazzerini, all’interno del Festival del volontariato del 2016. Alla premiazione parteciparono anche una ex bambina, nata a Chernobyl tre anni dopo l’esplosione, e due «liquidatori» ovvero lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro per alcuni anni al fine di decontaminare l’edificio e il sito del reattore, le strade e a costruire il sarcofago per contenere il reattore. Ospiti che vediamo in questa foto.

La cerimonia di premiazione e le interviste si trovano in rete da 10 anni a questo link.
Sempre in rete, per chi vuole fare memoria di quella tragedia si trovano altri video. Ne ricordo tre:
1) Quei secondi fatali – Il disastro di Chernobyl
2) La Storia Siamo Noi – L’incidente di Chernobyl
3) Chernobyl – La ricostruzione dei fatti (SuperQuark – Rai Uno)
Da ricordare che la nube radioattiva arrivò anche in Italia e nella nostra Lucca, facendo scattare, tra l’altro, il divieto di vendita latte fresco e verdura a foglia larga. In particolare, dalla sera del 28 aprile 1986, si diffuse la notizia degli elevati livelli di radiazioni registrati prima in Svezia, alla centrale di Forsmark che fu la prima a rilevare l’incidente di Chernobyl e ad avvertire il mondo sull’accaduto, e poi ovunque. Anche a livello locale le strumentazioni esistenti all’epoca registrarono l’aumento dei livelli di radiazioni e così gli argomento Chernobyl e radiazioni finirono per occupare per più giorni anche le pagine di cronaca locale e un’epoca che non era ancora caratterizzata dalla diffusione di Internet e dei social network.
