
La celebre frase “Morire per Danzica?” (Mourir pour Dantzig?) è il titolo di un editoriale scritto dal giornalista e politico socialista francese Marcel Déat, pubblicato il 4 maggio 1939 sul quotidiano parigino L’Œuvre.
Il contesto storico di quella provocazione che scosse l’Europa alla vigilia del secondo conflitto mondiale era quello della crisi dei Sudeti e della Polonia.
Siamo nella primavera del 1939. Hitler, dopo aver annesso l’Austria e smembrato la Cecoslovacchia, aveva messo nel mirino la Città Libera di Danzica (oggi Danzica, in Polonia) e il “corridoio polacco”. La Francia e il Regno Unito avevano garantito il loro supporto militare alla Polonia in caso di aggressione tedesca.
Marcel Déat, rappresentando l’ala più accanita del pacifismo a oltranza e del sentimento anti-interventista francese, sosteneva che:
- I contadini e gli operai francesi non dovessero versare il loro sangue per una disputa territoriale lontana e riguardante una città di lingua tedesca.
- Combattere per Danzica sarebbe stato un “errore tragico” che avrebbe portato alla distruzione dell’Europa.
- La pace valeva più della sovranità polacca su quel territorio.
“Combattere a fianco dei nostri amici polacchi per la difesa comune dei nostri territori, dei nostri beni, delle nostre libertà, è una prospettiva che si può coraggiosamente prevedere […]. Ma morire per Danzica, no!” — Marcel Déat, 4 maggio 1939
L’articolo di Marcel Déat non fu solo un pezzo di cronaca, ma una vera e propria bomba atomica culturale che divise l’opinione pubblica francese in un momento in cui la guerra non era più un’ipotesi, ma una certezza imminente.
L’editoriale di Déat divenne il manifesto del “pacifismo integrale”, ma scatenò risposte feroci da parte di chi vedeva in Danzica l’ultimo baluardo prima del baratro.
- L’opposizione di sinistra (Anti-Monaco): Intellettuali come Julien Benda (autore de Il tradimento dei chierici) e molti esponenti della sinistra non comunista denunciarono Déat. Sostenevano che il problema non fosse la città di Danzica in sé, ma il principio della legalità internazionale. Se si cedeva su Danzica, si cedeva su tutto.
- La posizione dei Comunisti: Inizialmente critici verso l’atteggiamento rinunciatario, i comunisti francesi si trovarono in una posizione paradossale pochi mesi dopo (agosto 1939) con il Patto Molotov-Ribbentrop, che li costrinse al silenzio o alla giustificazione dell’aggressione russa e tedesca alla Polonia.
- La Destra Nazionalista: Anche qui ci fu una spaccatura. Da un lato c’erano i nazionalisti classici che odiavano la Germania, dall’altro movimenti come l’Action Française che, per odio verso il governo di sinistra francese, preferivano un accordo con Hitler piuttosto che una guerra a fianco dei polacchi.
L’articolo di Déat diede voce e legittimità politica al “sentimento della piazza”, influenzando profondamente i governi di Parigi e Londra:
In Francia il Primo Ministro Édouard Daladier era tormentato. La Francia aveva un trattato di mutua assistenza con la Polonia, ma il paese era stremato dai ricordi della Prima Guerra Mondiale.
L’idea che il popolo non volesse morire per Danzica spinse il governo francese a non mobilitarsi energicamente durante la cosiddetta “Strana Guerra” (Drôle de guerre). Invece di attaccare la Germania da ovest mentre i nazisti erano impegnati in Polonia, i francesi rimasero fermi dietro la Linea Maginot, sperando ancora in un miracolo diplomatico che non arrivò mai.
Sebbene l’articolo fosse francese, il suo spirito era identico a quello di molti politici britannici.
Neville Chamberlain (primo ministro inglese al tempo) aveva già ceduto sui Sudeti nel 1938. Il dogma del “non morire per Danzica” convinse i britannici che la Polonia fosse indifendibile geograficamente. Questo portò a una strategia di aiuti solo nominali: dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre, ma non lanciarono alcuna operazione militare significativa per salvare i polacchi, lasciandoli al loro destino in poche settimane.
Fu così che i due maggiori stati del tempo fecero, con motivazioni diverse, la stessa scelta: per i francesi fu un’esitazione fatale giustificata prudenza; per gli inglesi fu l’illusione di un appeasement giustificato dalla presunta indifendibilità della città
Il veleno instillato da “Morire per Danzica?” fu uno dei fattori del collasso morale della Francia nel 1940. Quando la Germania attaccò effettivamente la Francia nel maggio 1940, l’esercito francese, pur essendo tecnicamente potente, era psicologicamente fragile. Molti soldati e ufficiali si chiedevano ancora: “Se non valeva la pena morire per Danzica, perché dovremmo morire per difendere un sistema politico che non amiamo?”
L’Ironia della Storia
La frase divenne il simbolo della debolezza delle democrazie occidentali e del fallimento della politica di appeasement (pacificazione a ogni costo). L’ironia tragica risiede nel destino dell’autore: Marcel Déat, pur di evitare la guerra contro il nazismo in nome del pacifismo, finì per diventare uno dei più convinti collaborazionisti durante l’occupazione tedesca della Francia, fondando il partito filonazista RNP.
Marcel Déat passò dalla domanda “Morire per Danzica?” alla collaborazione totale con l’occupante. Nel 1944 divenne Ministro del Lavoro del governo di Vichy, dimostrando come quel pacifismo fosse in realtà l’anticamera del collaborazionismo.
Marcel Déat
Marcel Déat è una delle figure più controverse e, per certi versi, tragiche della storia politica francese del XX secolo. La sua parabola rappresenta perfettamente il fenomeno del “socialismo nazionale” e di come un idealismo pacifista possa trasformarsi in collaborazionismo fanatico.
Ecco i punti chiave per comprendere chi era veramente l’uomo che non voleva “morire per Danzica”:
1. Le origini: Un brillante intellettuale di sinistra
Déat non nasce come un uomo di destra. Al contrario:
- Era un intellettuale di altissimo livello, laureato alla prestigiosa École Normale Supérieure.
- Fu un eroe decorato della Prima Guerra Mondiale, esperienza che lo segnò profondamente rendendolo un pacifista viscerale.
- Militò nella SFIO (il partito socialista francese dell’epoca) e fu eletto deputato. Era considerato uno dei “delfini” del leader socialista Léon Blum.
2. Lo scisma: Il “Neosocialismo”
Negli anni ’30, Déat iniziò a distaccarsi dal socialismo classico. Insieme ad altri, fondò il Neosocialismo. La sua tesi era che il socialismo tradizionale fosse troppo lento e che, per combattere la crisi economica e il fascismo, servisse uno Stato forte, autoritario e corporativo. Il suo slogan dell’epoca era inquietante: “Ordine, Autorità, Nazione”. Questa deriva lo portò a essere espulso dal partito socialista nel 1933.
3. La svolta del 1939: Il pacifismo come arma
Quando scrisse “Morire per Danzica?”, Déat non lo fece per simpatia verso Hitler, ma per un’ossessione: evitare a ogni costo un’altra carneficina come quella della Grande Guerra. Tuttavia, il suo pacifismo si trasformò rapidamente in una forma di realismo cinico: se la Germania è forte e noi siamo deboli, meglio trovare un accordo che combattere. Questo lo portò a vedere nell’egemonia tedesca l’unica forza capace di “unificare” l’Europa e proteggerla dal bolscevismo sovietico (che lui odiava).
4. Il Collaborazionismo totale (1940-1944)
Dopo la sconfitta della Francia nel 1940, Déat non si limitò ad accettare l’occupazione, ma divenne uno dei suoi più accaniti sostenitori a Parigi.
- Fondò il RNP (Rassemblement National Popolare), un partito esplicitamente collaborazionista e fascista.
- Entrò in conflitto persino con il governo di Vichy di Pétain, che considerava troppo “moderato” e reazionario. Déat voleva una vera rivoluzione nazista in Francia.
- Nel 1944 divenne Ministro del Lavoro sotto l’occupazione, collaborando attivamente all’invio di operai francesi nelle fabbriche tedesche (il famigerato STO).
5. La fine: Una fuga nel silenzio
Con la liberazione della Francia da parte degli Alleati, Déat fuggì prima in Germania e poi, nel 1945, in Italia.
- Fu condannato a morte in contumacia in Francia.
- Visse il resto della sua vita nascosto sotto falso nome in un convento a Torino (il convento delle Suore di San Giuseppe).
- Mori nel 1955, dimenticato dal mondo, dopo essersi convertito al cattolicesimo. La sua presenza in Italia fu scoperta solo anni dopo la sua morte.
