Referendum: gli outing di Bettini e Barbero rendono evidente il cortocircuito della sinistra sui contenuti referendari.

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La campagna referendaria per la giustizia è in corso. Lo è già da un po’ anche se con caratteristiche assai particolari.

Il centrodestra sta cercando in ogni modo di non politicizzare la campagna elettorale, memore del catastrofico errore di Renzi che trasformò il referendum sulla sua riforma costituzionale in un sondaggio di opinione su sé stesso e in quel modo portò alla fusione di tutte le forme di opposizione (interna ed esterna alla sua coalizione) contro di sé. Fusione che gli fu fatale.

Il centrosinistra, anch’esso memore della lezione Renzi, sta cercando in ogni modo di politicizzare il confronto anche a costo di perdere il focus sui contenuti al fine di utilizzare l’eventuale vittoria sul referendum per chiedere la caduta del governo e nuove elezioni anticipate.

Evidenzia questa strategia anche l’atteggiamento verso la stessa richiesta referendaria: di fronte ad un referendum già approvato dalla Corte Costituzionale su richiesta di alcuni parlamentari, si è attivata una raccolta firme per fare una seconda richiesta sullo stesso tema. Lo scopo? Certamente “pilotare” il testo del quesito è rilevante sebbene i margini di “aggiustamento” siano stretti visti i vincoli tecnici dello strumento referendario. E certamente anche il coinvolgimento delle persone che vanno a firmare la richiesta di quesito sono un boost che aiuta nel lancio della campagna elettorale. Eppure dover spiegare il perché di questa doppia richiesta porta a equilibrismi lessicali che minano la credibilità delle affermazioni.

È quindi evidente che questa riforma ha due posizioni predefinite: quella di chi ha fatto questa proposta di modifica dell’assetto costituzionale, che non può che cercare di confermare quanto fatto. E quella di chi si è smarcato da ogni tentativo di mediazione su questa stessa proposta e che ora cerca, dichiaratamente, lo scontro a tutto campo e ben oltre i confini del contenuto della legge in discussione per una finalità politica: le nuove elezioni.

Ci sono due dichiarazioni che stanno segnando questa strana campagna referendaria: le due dichiarazioni di Bettini e di Barbero. Molto diverse sull’analisi ma con un tratto comune.

Riassumiamo un po’ le due dichiarazioni.

Barbero, in un noto video su youtube, presenta la sua posizione sul referendum.

Le sue tesi sono sostanzialmente queste:

  1. È uno di sinistra (“come sanno tutti”) e quindi è chiaro che voterà contro la riforma
  2. Questo referendum è un atto politico più che un argomento tecnico
  3. La separazione delle carriere è di fatto già presente e quindi non è necessaria 
  4. Che il CSM sia una garanzia costituzionale per l’indipendenza dei giudici in voluto dai costituenti in opposizione a quanto accadeva nel regime fascista in cui i giudici erano sotto il potere del governo
  5. Che la riforma miri ad indebolire il controllo che le componenti togate hanno sul csm favorendo il controllo politico della giustizia

Barbero è un esperto e abile comunicatore e il video diffuso è efficace. L’esercizio retorico è, come sempre, più centrato sul non detto, che si intuisce tra le parole, piuttosto che sul chiaramente detto. Lasciando per ora da parte i primi due punti, il sottinteso è che questa riforma è di stampo fascista (cosa che è evocata, seppure mai detta, tramite il continuo riferimento a quella storia e alle scelte dei “padri costituenti” che erano memori dell’uso politico della giustizia fatta in epoca fascista). E che quindi questa riforma sia una politicizzazione della magistratura inquirente e un indebolimento della funzione in generale.

Ci sono molti articoli che analizzano (e per lo più contestano) il “detto” e soprattutto il “non detto” di Barbero: vi suggeriamo questo di Pagella Politica. Un fact check non di parte che analizza il contenuto nel dettaglio e aiuta a comprendere i “fatti” nelle sue affermazioni.

Bettini, da padre costituente del PD, fa una dichiarazione molto diversa: “Molti sanno che sono figlio di un avvocato penalista repubblicano. Sono un garantista e considero sempre l’imputato in una posizione di debolezza di fronte alla forza dello stato. Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni”

Bettini si esprime così memore del fatto che il PD nel passato, anche recente, si era sempre dichiarato favorevole alla separazione delle carriere (e anche al sorteggio per il CSM). Oggi sostenere che questa separazione è “male in sé” è  una evidente contrazione politica per il PD e una posizione tattica, non una maturazione di un nuovo pensiero istituzionale.

E qui sta il punto: entrambe le dichiarazioni di Barbero e Bettini concordano che il voto non lo esprimeranno per convinzioni personali sulla bontà o meno del contenuto quanto piuttosto per una generica appartenenza alla sinistra e un conseguente condizionamento ideologico. Barbero dicendo che il suo voto sarebbe scontato per ragioni di appartenenza politica indipendentemente dalle sue convinzioni ma poi dichiarando di essere contrario anche nel merito. Bettini dicendo che sarebbe d’accordo nel merito ma voterà contro per la medesima ragione di appartenenza politica. Quindi neppure una riforma costituzionale si va a sottrarre al paradigma della tifoseria contrapposta e non c’è mai spazio per nessuna discussione di merito.

Forse, invece di riempirsi sempre la bocca con il mito dei padri costituenti, sarebbe il caso che si cominciasse a capire l’unica lezione che davvero ci hanno lasciato: anche se si hanno visioni del mondo contrapposte si può trovare delle mediazioni e si possono fare delle cose (almeno le regole di base) insieme.

Invece oggi non si riesce a capire neppure quale sia la visione del mondo che viene proposta. E forse proprio per questo tutto quello che resta da presentare agli elettori è la contrapposizione delle tifoserie.

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

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