Un lucchese ai vertici dell’Unesco: Paolo Fontani si racconta

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Nato a Lucca ma abitante del mondo: è Paolo Fontani, avvocato che svolge la carriera diplomatica come vertice dell’Unesco.
Negli ultimi anni i suoi piedi hanno percorso le strade dell’Afghanistan, della Bosnia, del Kosovo, del Brasile e oggi vive in Iraq, esercitando il ruolo di Direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad.
Una vita passata a tutelare i diritti umani, con un cuore che batte sempre per la nostra Lucca, Fontani è oggi impegnato nella ricostruzione e rigenerazione di Mosul, quella che è stata la roccaforte dell’Isis fino al 2018. La bellezza che resta anche sotto le bombe e l’importanza di restituire alle persone la propria cultura, i propri valori e le proprie tradizioni che sopravvivono anche alla distruzione.
Un viaggio oltre ai luoghi comuni, quello che Paolo Fontani – orgoglio lucchese – ci fa fare con il suo racconto, alla scoperta di terre ciste solo in tv, scardinando quelle credenze dettate dalla paura di un luogo che conosciamo solo per sentito dire.

Abbiamo parlato con lui della complessità dell’Iraq, territorio inevitabilmente snaturato delle proprie origini ma con un potenziale culturale immenso e troppo spesso sconosciuto, del valore etico e morale che Fontani insieme al suo team porta avanti con coraggio dando una seconda possibilità a un popolo che non si riconosce più, arrivando fino alla nostra Lucca, al suo potenziale e alla possibilità di rendere le Mura patrimonio dell’Unesco, se solo ci fosse il vero impegno da parte degli attori istituzionali.

Lucchese ma nel mondo come dirigente Unesco da anni, adesso a Baghdad: cosa è davvero l’Iraq? 
Sono 24 anni ormai che lavoro per l’Unesco, nonostante la mia città sia Lucca dove, a causa del Covid, non torno da un anno, cosa mai successa prima per un periodo così lungo. A Lucca ci sono le mie origini, i miei genitori, mio figlio è stato battezzato lì e per questo città del mio cuore. 
Sono in Iraq da due anni, vivo a Baghdad ma viaggio spesso nel paese, soprattutto a Mosul. L’Iraq è un paese complesso e ha vissuto momenti molto difficili. Ci sono due elementi importanti da sottolineare: uno è sicuramente la storia millenaria e importantissima di questo paese che è stato uno dei grandi centri della civilizzazione mondiale e che rappresenta quindi un luogo fondamentale per la cultura e la storia. Il secondo e che il passato più recente è stato inevitabilmente più complesso con decenni di conflitti e ferite difficilmente sanabili: dal periodo di Saddam Hussein fino alla sua caduta, dal 2003 in poi uno stato federale con gruppi etnici e religiosi diversi, fino ad arrivare alle proteste antigovernative del 2019 dove migliaia di giovani scesero in piazza e infine alla storia più recente che si conclude con il Covid e una crisi economica che hanno duramente colpito il paese. 

Oggi com’è la situazione in Iraq? 
Ci troviamo ancora in una situazione complessa, soprattutto a livello economico a causa anche della pandemia. L’economia irachena si basa principalmente sul petrolio che ha visto scendere il suo prezzo notevolmente nel 2020 e questo ha avuto un impatto fortissimo su tutto il paese. Inoltre restano costanti e importanti le difficoltà legate alle questioni geopolitiche. 

Al momento, come Direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad, sta lavorando alla rinascita della città di Mosul, roccaforte dell’Isis fino al 2017: quanto è importante restituire a un popolo la propria cultura dopo la distruzione? 
Abbiamo iniziato nel 2019 con il progetto “Revive The Spirit of Mosul” quando, dopo la caduta di Daesh, l’Unesco ha voluto far rinascere la citta, nell’ottica di restituirle lo stesso spirito multiculturale del passato. Mosul in passato era una città multiculturale, intellettuale, con molte università conosciute e un crocevia di culture diverse. Per noi è sicuramente un lavoro in termini culturali, ma anche educativi: se da una parte vogliamo ricostruire parti del patrimonio culturale, dall’altra vogliamo restituire alla città scuole e la possibilità di farle frequentare ai bambini. Agiremo da un lato nella ricostruzione di monumenti iconici come la Moschea di al-Nuri, il minareto di Al Hadba e le due chiese cristiane di Al Tahera, che il Papa ha appena visitato, e di Al Saa. A ciò si accompagnerà la ricostruzione del patrimonio della città: rifaremo case e palazzi della parte ovest di Mosul, con fondi provenienti dagli Emirati Arabi, ma anche dall’Unione Europea e dalla stessa Italia. Cominciamo con costruirne circa 200 sulle quali hanno gia lavorato piu di 500 persone di etnia e religione diversa, occasione per fare un passo avanti anche sull’inclusività, riportando le caratteristiche architettoniche della città e mantenendo il valore storico di Mosul. 

Quindi la bellezza può rinascere dopo le bombe? 
Il fine ultimo del nostro operato è sì la ricostruzione del patrimonio ma soprattutto un’azione che si concentri sulle persone. Noi vogliamo che Mosul ritrovi quell’identità culturale che è stata distrutta e che speriamo riprenda a vivere. Il nostro progetto ha a che fare con l’anima della gente, con i valori di convivenza, in modo che l’arte e la cultura possano essere modelli di sviluppo. Uno sviluppo sicuramente anche economico per fare in modo che cultura, patrimonio, industria creativa e turismo diventino leve dello sviluppo della citta e del paese. 

Tornando a Lucca, la sua città, si parla da anni di candidare le Mura a patrimonio dell’Unesco: cosa ne pensa? 
La città di Lucca è già nella lista tentativa del patrimonio mondiale dell’Unesco, questo significa che uno studio preliminare è già stato fatto. Ora c’è da capire se si vuole agire per continuare questo processo, che necessita di impegno, di energie e di finanze. 

Lei, essendo lucchese e un esponente di spicco, è mai stato interpellato per un parere? 
Mi sono state chieste delle informazioni in modo informale. La mia risposta ogni volta è che se si vuole intraprendere questo percorso per Lucca, ci sono dei passi ben chiari da compiere. 

Cosa dovrebbero fare le amministrazioni per intraprendere seriamente questa strada? 
La strada da seguire è quella di preparare un dossier molto ben costruito, cosa complessa che richiede tempo, fondi e capacità, e quindi presentare la candidatura al comitato Unesco. Per fare ciò è fondamentale tessere dei rapporti con il governo centrale per potersi muovere insieme affinchè la candidatura vada a buon fine.  

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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