Propaganda sì, ma con rispetto: caro Renzi, questa volta hai esagerato

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Se i morti di Bergamo e Brescia potessero parlare, direbbero di riaprire”: è con queste parole che l’ex Premier e fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi, ha sconvolto l’intero paese.

Il politico ha pronunciato queste controverse parole durante il suo discorso in Sentato, mettendo ancora una volta in discussione l’appoggio al governo Conte e gettando tutti gli italiani nello sconforto totale, a metà tra la rabbia per quanto detto e l’incredulità.

Dopo due mesi di lockdown tutti ci chiediamo quando potremo tornare alla normalità ma soprattutto quale normalità ci aspetterà. All’ordine del giorno, in tutte le tavole degli italiani, c’è la riapertura, parziale e graduale degli esercizi commerciali e il riavvicinamento, seppur lento, a quella quotidianità che ormai sembra lontana. C’è chi vorrebbe ripartire con tutto e subito, c’è chi è più titubante e, nonostante la forte e disastrosa crisi economica che stiamo vivendo, tende ancora a voler essere prudente.
Non c’è una risposta giusta, purtroppo nell’era digitale in cui ci troviamo tutti possiamo essere tutto, siamo passati da essere ambientalisti esperti ai tempi di Greta Thunberg, a virologi professionisti con la nascita del Covid, a politologi affermati in grado di saper tutti salvare un paese che fa fronte a un’inaspettata pandemia.

Nessuno sa come andrà, nessuno sa la cosa migliore da fare, le scelte giuste da intraprendere e forse la risposta sta nella semplice e banale convinzione che una soluzione ideale non c’è. È difficile da accettare, la maggior parte delle persone si scagliano contro la classe politica ormai a prescindere dai propri ideali ma solo e soltanto perché in questo momento è l’unico bersaglio possibile. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo bisogno di un bersaglio, abbiamo bisogno di un qualcosa su cui sfogare la nostra frustrazione, abbiamo bisogno di avere delle idee, spesso campate in aria perché non siamo del mestiere, ma il solo fatto di provare quel senso di potenza nel contraddire qualcosa o qualcuno ci fa sentire vivi.

Tutto ciò è naturale e umano e tutto ciò è tanto lontano e distaccato dalle idee politiche che ogni persona può avere: chiunque si fosse trovato sulla poltrona di Conte in questo momento, sarebbe stato oggetto di pesanti critiche, insensate e veritiere, spietate e piene di speranze. La verità è che nessuno si trova al posto di quella classe politica tanto criticata ma che, nel bene o nel male, sta cercando tra errori e colpi di scena di salvare un’intera nazione sull’orlo del baratro. Sono persone, esattamente come noi, e in questo particolare momento penso che l’unica via percorribile sia quella dell’umanità ed è questa che deve prevalere su tutti gli altri fronti.

È proprio per questo che le parole pronunciate da Renzi sono fuori da ogni logica: non è più una questione politica, non è più uno scontro ideologico ma è semplicemente un’offesa all’umanità delle persone. Quei bresciani e bergamaschi non possono più parlare, nessuno sa cosa avrebbero detto se fossero stati ancora con noi, nessuno li conosce e nessuno potrà mai ridare loro la possibilità di esprimere una loro opinione. È difficile restare lucidi in questa tempesta ma troviamo folle, inconsapevole e tremendamente maleducato dare voce alle vittime di questa battaglia, mettere in bocca a questi uomini e donne la propaganda di un politico.

Tutto ciò è semplicemente immorale: vogliamo credere che Renzi abbia detto queste parole con superficialità, per enfatizzare il suo pensiero, siamo ottimisti e vogliamo credere con tutti noi stessi in una svista del politico toscano, una leggerezza senza malizia.
Possiamo provare a crederci ma non possiamo giustificare, c’è un limite ben preciso, sottile ma insuperabile, e sta nel rispetto: è difficile, in questo momento più di sempre, trovare il giusto equilibrio tra dire il proprio parere e non cadere nell’offensivo menefreghismo celato da un congiuntivo messo al posto giusto.

Quindi: ok la libertà di parola, ok le proprie opinioni, ok la propaganda ma la dignità non si tocca e tu, caro Renzi, con le tue parole hai strappato la dignità di tutti coloro che una voce non ce l’hanno più ma che siamo sicuri avrebbero avuto ancora tanta voglia di urlare.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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