Perché non le primarie?

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Come di consueto, quando all’orizzonte si stagliano tornate elettorali, cominciano a circolare le solite paroline magiche: partecipazione, coinvolgimento, condivisione. In pratica, tutti tendono la mano ai cittadini sentendosi d’improvviso democratici e inclusivi. In città, però, a un anno dalle elezioni il panorama è piuttosto nebuloso. Programmi? Per adesso niente.

A sinistra ci sono spaccature significative, con gli ambientalisti che gridano vendetta nei confronti del PD e le correnti interne del partito – le regionali insegnano – che si sopportano a fatica. Alcuni esponenti della coalizione si sono persi per strada, non ultimo l’ex assessore Marchini, silurato per dissenso e per manifesta infedeltà alla linea. A quanto pare, ai box scalpitano l’efficiente Raspini, la Mammini e la risoluta Vietina. Spettatori non paganti – ugualmente dotati di appeal elettorale e di capacità – sono poi l’esperto Baccelli e il promettente Bove. Ognuno con proprie idee per la città. Ognuno, soprattutto, con suo pacchetto di voti fidelizzati.

A destra, se possibile, la situazione è ancora più complessa. La Lega è strutturalmente inesistente, Fratelli d’Italia vede gli stessi conflitti tra correnti (anche di più, forse) che interessano il PD. Forza Italia sembra, almeno in termini elettorali, poco più che agonizzante. Le civiche si affannano e scalpitano per avere potere contrattuale, Barsanti vive di vita propria con una sua fedelissima fan base. Nel frattempo si tengono tavoli e tavolini per individuare programmi, punti di convergenza e soprattutto il nome del candidato giusto per sfilare la città al centrosinistra. Montemagni, Fantozzi, Mallegni sembrano avere ciascuno proprie idee con vari ammiccamenti in corso: trattasi di realpolitik, con annessi tradimenti e congiure. Vedremo cosa ne uscirà fuori. Per adesso, Mario Pardini ancora in attesa e Bruni alla finestra.

Ma se davvero i partiti e la politica vogliono recuperare appeal, se davvero c’è la volontà di essere inclusivi non solo sulla carta, perché non prendere in considerazione l’idea delle primarie? Primarie di coalizione, aperte a tutti coloro che abbiano qualcosa da dire e da offrire alla città. Primarie che permettano di aprire un dibattito serio sui temi che ciascun candidato ha a cuore e che, soprattutto, consentano un confronto che faccia emergere le idee che ogni partecipante ha per Lucca.

Attraverso questo confronto – strumento di partecipazione diretta per eccellenza e senz’altro inclusivo – si potrebbe arrivare a posizioni di sintesi volute davvero dai cittadini. Per carità, chi viene dopo – e quindi chi vorrà sedersi al tavolo a giochi fatti, con il candidato di coalizione già scelto dai votanti – potrà ovviamente farlo, con il potere contrattuale di chi, tuttavia, ha deciso di partecipare solo all’ultimo alla competizione elettorale, sottraendosi prima ad un confronto con i suoi elettori. Alla fine non ci sarebbero più scuse – né a destra e né a sinistra – per invocare maggiore inclusione dei cittadini o per lamentarsi della mancanza di condivisione delle scelte politico-amministrative.

Primarie a basso costo, con un prezzo simbolico di partecipazione per ciascun votante che permetta quantomeno un autofinanziamento minimo dei partiti. Primarie che, con il rispetto di tutte le restrizioni dovute all’attuale situazione pandemica, consentano di far rivivere circoli e sedi tramite un confronto delle idee di tutti coloro che vogliano dare un apporto alla causa. Al termine, per evitare che ci sia la solita temuta partecipazione di “sicari” della controparte, potrebbe ipotizzarsi uno scambio delle liste dei votanti delle coalizioni con l’annullamento dei voti di chi risulta in entrambe.

Questo potrebbe essere davvero l’unico modo per accendere nei lucchesi l’interesse per la gestione della cosa pubblica. Potrebbe essere l’unico modo per ridare dignità alla politica fatta dai cittadini e nel loro esclusivo interesse, sottraendola alla presunta gestione di potentati vari, maggioranze o minoranze di fondazioni di sorta e presunti gruppi elitari. Non ci sarebbero più scuse, né per i partiti e né per i cittadini.

Giovanni Mastria
Giovanni Mastria
Nato a Lucca, classe 1991. Scrivo con passione di cultura, attualità, cronaca e sport e, nella vita di tutti i giorni, faccio l’Avvocato. Credo in un giornalismo di qualità e, soprattutto, nella sua fondamentale funzione sociale. Perché ho fiducia nel progetto "Oltre Lo Schermo"? Perché propone modelli e contenuti nuovi, giovani e non banali.

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