Nell’estate 2027 lo svuotamento della diga di Vagli. Cresce l’attesa (ben 33 anni) per rivedere, in un paesaggio lunare, l’antico paese sommerso.

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Segnatevi la data: estate 2027. Ovvero tra circa 16 mesi. È quando tornerà alla luce l’antico paese di Fabbriche di Careggine, quello sommerso che, dal 1953, si trova nel lago di Vagli e che non è stato più scoperto dall’estate 1994. Da allora saranno passati ben 33 anni. Un periodo lunghissimo se consideriamo che in passato lo svuotamento avveniva mediamente ogni 10/16 anni: risalgono infatti al 1958, al 1974, al 1983 i precedenti, prima dell’ultima volta nel 1994.

Il rinvio di anno in anno è stato determinato da diversi fattori, non ultimi la pandemia da Sars-COV-2 nel 2020 e 2021, poi anche la siccità dell’anno 2022 che sconsigliò lo svuotamento anche nell’estate 2023.

Già dal 25 novembre 2020 Enel Green Power Italia srl aveva inviato alla Regione Toscana il piano operativo di svaso relativo al bacino Vagli, richiesta poi approvata l’otto giugno 2021 e che prevedeva lo svaso nella primavera 2023. Successivamente, il 28 dicembre 2022, il Consiglio dei Ministri deliberò la proroga di 12 mesi dello stato di emergenza idrica, in relazione alla situazione di deficit idrico e al perdurare di condizioni di scarsa piovosità, tali da compromettere il soddisfacimento dei bisogni idrici della pianura di Lucca nel periodo estivo.

Così un decreto della Regione Toscana del 30 maggio 2023 aveva rinviato lo svaso alla primavera del 2024. Data che non è stata rispettata e finora è stata rinviata.

Nel frattempo Enel ha seguito soluzioni alternative rispetto allo svuotamento del grande bacino di Vagli. «Le attività che dovevamo fare a Vagli – spiegano all’Enel – siamo stati in grado di farle con tecnologie subacquee, quindi lo svaso non è più un problema nostro. Avevamo a suo tempo ipotizzato un progetto tecnico che avevamo presentato alla Regione, all’Ufficio dighe per un eventuale svuotamento finalizzato a fare alcune attività che poi siamo stati in grado di completare. Oggi c’è un tema che riguarda la Regione e le Amministrazioni locali ovvero tutta la parte organizzativa e turistica. Opere da fare, a differenza di 32 anni fa: una serie di strade e di parcheggi in sicurezza, alloggi all’aria aperta, ecc. Sono tematiche che non dipendono dall’Enel. Così se oggi ci chiedono se vogliamo svuotare Vagli la risposta di Enel è un no».

Anche per la grande diga di Vagli si sono ripetute condizioni alternative che già avevano fatto parlare a livello internazionale, addirittura nel 1972, quando l’Ente francese per l’energia elettrica (EDF) incaricò la celebre equipe del comandante Jacques-Yves Cousteau di condurre una ispezione nelle acque del bacino idroelettrico di Cap-de-Long ai piedi del Néouvielle negli Alti Pirenei. A distanza di oltre 50 anni e con lo sviluppo delle ispezioni subacquee le verifiche nel bacino di Vagli sono state meno scenografiche non richiedendo l’utilizzo dei famosi “batidischi” dell’equipe Cousteau (le 2 immagini sopra).

Dal punto di vista tecnico ed energetico sono stati dunque rispettati quei controlli e quella sorveglianza  dettagliata che in passato prevedeva una visita completa delle parti abitualmente sommerse almeno cinque anni dopo la prima immersione e poi una volta ogni dieci anni.

Una diga come quella di Vagli ha risvolti anche umani, agricoli, sull’ambiente, sulla fauna e naturalmente sul turismo. La visita all’antico paese sommerso di Fabbriche di Careggine ha richiamato in passato, sicuramente nel 1983 e nel 1994, centinaia di migliaia di persone nei pochi mesi dello svuotamento.

Il sindaco di Vagli di Sotto, Mario Puglia, conferma che sono in corso i lavori per realizzare le strade e le aree di sosta necessarie. «Oggi a Vagli registriamo abitualmente già moltissime presenze turistiche, con valori decisamente enormi rispetto a quelli degli anni novanta del secolo scorso. In vista dello svuotamento del bacino idroelettrico – spiega il sindaco Puglia – è dunque indispensabile dotarci di strade e parcheggi come stiamo effettivamente facendo. Se mi chiedete se possiamo pensare a uno svuotamento in questa estate 2026 rispondo che non siamo pronti. Ma per l’estate 2027 saremo nelle condizioni giuste per accogliere le centinaia di migliaia di persone che sono attese».

D’altra parte lo svuotamento non è fattibile nel giro di pochi giorni o di poche settimane. Di fatto deve iniziare nella primavera per arrivare ad avere il bacino vuoto e dunque l’antico paese restituito alla visione e alla visita dei turisti.

Ricordo di aver vissuto professionalmente – nella veste di cronista de La Nazione – lo svuotamento del 1983, quando anche con microfono e telecamera mi fu possibile intervistare alcuni degli ex residenti nell’antico borgo, tornati ad ammirare, con l’inevitabile nodo alla gola, la loro chiesa di San Teodoro con il suo campanile, la via Vandelli con il ponte a tre arcate che attraversa il torrente Edron e naturalmente le loro case, tutte senza il tetto; in molti casi anche senza una parte dei muri perimetrali o interni. Nel frattempo già nei primi 30 anni, dal 1953 al 1983, fango e detriti hanno invaso molti spazi, comprese le strade interne all’antico borgo, cambiando le proporzioni e le prospettive dell’antico edificato medievale.

L’invaso di Vagli era stato costruito fra il 1941 e il 1946, con interruzione dovuta a cause belliche, poi era entrato in esercizio nel 1953. Inizialmente con livello di massimo invaso di 530 metri sul livello del mare e capacità complessiva utile di 8,5 milioni di metri cubi di acqua. Venne poi sopraelevato di trenta metri, fra il 1952 e il 1953, portando il livello di massimo invaso a 560 metri sul livello del mare e capacità complessiva utile di 31 milioni e 700 mila metri cubi di acqua. Il volume totale di invaso arriva a 34 milioni di metri cubi.

Non resta che preparaci a rivivere nell’estate del prossimo anno quelle emozioni intense che si associano alla riscoperta del celebre paese sommerso.

Intanto ricordiamone la storia. Con la realizzazione dell’invaso di Vagli fu sepolto il piccolo paese di Fabbriche di Careggine la cui storia merita di essere conosciuta. Secondo la tradizione, il borgo sarebbe stato fondato (come altri simili in Garfagnana, per esempio Fabbriche di Vallico e Fornovolasco) da fabbri ferrai lombardi che vi impiantarono opifici per la produzione di chiodi ed altri arnesi, favoriti dalla presenza del torrente Edron, che nasce come Fosso Tambura dal passo omonimo e da una piccola miniera di minerale ferroso oggi esaurita. La zona acquistò notevole importanza a partire dal 1738 quando il Duca Francesco lII di Modena, interessato a realizzare un collegamento con Massa e Carrara che sviluppasse nuove interessanti prospettive commerciali per lo stato modenese, dette incarico all’abate Domenico Vandelli, geografo e matematico, di iniziare una strada praticabile ai viandanti, ai cavalli ed ai conduttori di merci. Essa doveva evitare gli Stati confinanti e, superando l’appennino a San Pellegrino in Alpe e le Apuane al Passo della Tambura, collegare direttamente Modena a Massa attraverso Castelnuovo, Fabbriche di Careggine, Vagli e Resceto. Tale opera poté dirsi realizzata nel 1751.

Tuttavia, l’asprezza del terreno nella parte apuana, le eccessive pendenze, i bruschi tornanti e la impraticabilità per gran parte del periodo invernale, uniti ai modesti mezzi tecnici allora disponibili non consentirono di realizzare quella arteria vitale che i costruttori avevano vagheggiato. Pochi decenni dopo la strada andò in rovina ed oggi ne restano alcuni tronconi. Ma il nome della Via Vandelli è rimasto vivo ed attuale per ricordare il generoso tentativo di mettere in comunicazione diretta i popoli dell’Emilia con la Garfagnana ed il mare.

Quando viene effettuato lo svuotamento del bacino per la necessaria manutenzione, riemerge – in buono stato di conservazione – il paesino di Fabbriche con le sue case in pietra arenaria, le botteghe dove nei secoli scorsi si lavorava il ferro, la chiesa in stile romanico di San Teodoro e la Via Vandelli con il ponte a tre arcate che attraversa il torrente Edron. Il borgo si mostra allora in tutta la sua essenziale bellezza nella cornice dei faggi e castagni e con la grande corona dei Monti Sumbra, Fiocca, Sella, Tambura e Roccandagia. Il suo aspetto “lunare” gli conferisce un incanto che durerà fino a quando le acque non lo nasconderanno di nuovo nel loro verde abbraccio.

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