Lucca: quando il caffè dalla Cubana era un rito immancabile

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Una delle tradizioni che contraddistingue da sempre la cittadina di Lucca è la celebre usanza della “vasca” in Via Fillungo, una passeggiata a ritmo cadenzato lungo la strada dei negozi per eccellenza. Tra gli anni ’70 e ’80, vi era un bar e caffetteria che rappresentava sostanzialmente l’inizio di questo rito: la Cubana. La sua posizione era realmente strategica, perché si trovava vicino a due strade molto frequentate e trafficate, cioè nell’angolo tra Via Roma e naturalmente Via Fillungo. Le panchine vicino al bar erano affollate e popolate da gente che si accalcava l’una sopra l’altra pur di stare lì, in un luogo privilegiato.

Qui la gente stabiliva un rapporto speciale con il caffè, il quale veniva servito in tutti in modi, dai più classici ai più curiosi, come quello con la panna. Per i clienti più affezionati, la Cubana regalava alcuni doni, che hanno fatto storia. Indimenticabile il chicco d’oro, che qualcuno ancora preserva gelosamente a casa, oppure il bambolotto nero, altro oggetto che veniva elargito dopo l’acquisto di molti chilogrammi di caffè. Sì, perché la Cubana in quanto torrefazione vendeva anche il caffè sfuso e il suo profumo era indimenticabile. L’aroma così intenso e forte, lo si poteva sentire anche attraverso le mura degli edifici adiacenti, a partire da quello dell’Upim. Non tutti però venivano qui per bersi il caffè, alcuni sceglievano il frappè – altra specialità -, altri si dilettavano nel pesarsi sulla bilancia a gettone.

Come ogni cosa bella anche la Cubana fece il suo tempo, venendo sostituita prima da una pasticceria di specialità napoletane, che a sua volta lasciò il passo a un negozio a marchio Nike. Resta ovviamente il ricordo di chi ha vissuto una Lucca più vivace e semplice, dove il centro storico era un po’ la stella polare della vita della comunità lucchese e un po’ il centro dell’universo.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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