L’opera del Diavolo a Palazzo Bernardini

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All’interno delle cinquecentesche mura di Lucca si annidano una serie di misteri, di miti e di leggende, che vengono tramandate di padre in figlio. Storie affascinanti, racconti folcloristici che hanno il pregio di narrare quelle che sono diventate delle solide tradizioni cittadine. Alcune di queste hanno come protagonista il Diavolo, il Maligno, che nel corso dei secoli ha interferito spesso nella vita dei lucchesi, come nel caso degli inspiegabili graffi lasciati sul pilastro del portone della Chiesa S.Pietro Somaldi, i celebri “graffi del Diavolo”, oppure come nella storia che vogliamo narrarvi stavolta, che riguarda la “Pietra del Diavolo” di Palazzo Bernardini.

La corruzione del Diavolo

Il 1500 è stato un periodo di grandi cambiamenti, il Rinascimento coinvolse con forza anche la città di Lucca, che cominciò a cambiare la propria fisionomia. Si voleva dare un taglio con il passato, abbattendo le vecchie strutture medievali per fare posto a nuove e sfarzose opere, inoltre le sempre più importanti famiglie mercantili volevano imporre il proprio marchio sul territorio, costruendo palazzi regali, simbolo del loro rinnovato prestigio. Fu così che la famiglia Bernardini diede incarico a Nicolao Civitali, figlio di Matteo, di realizzare un imponente e maestoso palazzo. Nel 1517 fu scelto il sito sul quale erigere la prima pietra della nuova dimora dei Bernardini, tuttavia si dice che tale luogo fosse già occupato da una statua della Madonna, particolarmente venerata dalla comunità lucchese. In questo momento fece la sua comparsa il Diavolo, il quale persuase con promesse di gloria Martino Bernardini, che allora decise di abbattere senza pentimenti l’immagine della Madre di Cristo. In molti avevano chiesto di modificare il progetto o quanto meno di inserire la statua della Madonna all’interno del Palazzo, ma il Diavolo subdolamente aveva già corrotto la volontà del nobile mercante.

Una pietra maledetta

Quando l’opera stava volgendo al termine, nel 1523, i muratori si accorsero che qualcosa di inspiegabile e misterioso stava accadendo. Il diavolo, infatti, volle lasciare il suo zampino sul lavoro del Civitali, ricordando la profanazione compiuta dai Bernardini anni prima, dando forma alla Pietra del Diavolo. Con questo nome si parla della cornice della finestra alla destra del portone principale della residenza, la cui pietra continuava a storcersi, restando irrimediabilmente curva. Nel corso dei secoli in tanti hanno provato, senza riuscirci, a raddrizzare questa lastra, che ogni volta tornava nella sua posizione ricurva. Ancora oggi è possibile vedere questo strano stipite, che testimonia inequivocabilmente come non si debba mai fare affari col demonio, tentatore e ingannatore, ed è per questo che tale storia viene tramandata di generazione in generazione.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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