IPSIA Giorgi, studenti senza officine dopo un anno: “ora basta, portate a termine ciò che avete iniziato”. La furia dei genitori

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E’ passato un anno ormai da quando l’Istituto professionale Giorgi si è trasferito nel plesso “Ai Frati” di Saltocchio, dopo la chiusura degli edifici in Via del Giardino Botanico. 
Era novembre 2019 e i problemi, fin dall’inizio, sembravano legati solo alla logistica e ai trasporti in quanto i collegamenti con Saltocchio non erano ottimali con gli orari scolastici dei ragazzi, cosa che oggi sembra fortunatamente risolta. Sempre un anno fa, il dirigente scolastico, Massimo Fontanelli, si riteneva estremamente soddisfatto del “cambio”, sostenendo che sul piano della didattica e delle nuove strutture tutto stava andando a gonfie vele ma oggi è invece in corso una battaglia da parte dei genitore degli studenti, una lotta silenziosa che sembra non trovare risposte concrete. La problematica in questione riguarda l’inutilizzo dei laboratori che, essendo il Giorgi una scuola di avviamento professionale, sono fondamentali per lo sviluppo del percorso formativo degli studenti.

Io ho mio figlio in seconda e sono la rappresentante di classe e questa situazione è ormai fuori controllo” ci racconta Jessica Fontanini, portavoce di tutti coloro che vorrebbero più attenzione per il futuro dei propri figli. “Al momento ancora nessuna officina è operativa, già abbiamo passato le pene dell’inferno con lo spostamento a Saltocchio e l’enorme difficoltà della posizione, che non è assolutamente favorevole, anche se per fortuna ad oggi hanno istituito 3 nuove linee del bus da Piazzale Verdi che sopperiscono il problema, ma la negazione di svolgere attività pratica e laboratoriale in una scuola professionale è inammissibile” continua Jessica.

Le officine infatti risultano incompiute e presentano mancanza di collaudi e di armadietti, rendendone così impossibile l’utilizzo. Questo crea inoltre un altro problema importante per tutti gli studenti dell’istituto: “essendo un istituto di avviamento professionale – racconta Fontanini – i ragazzi alla fine del terzo anno hanno la possibilità di prendere un brevetto che permette la fine degli studi e l’avvio così della carriera: ecco, senza le officine attive, quindi senza i laboratori, non è possibile per gli studenti conseguire i crediti necessari e quindi il brevetto e questo non è giusto“.

I genitori, di fronte a questi problematiche, si sono fatti avanti con numerosi reclami, in primis con la scuola che – come afferma la rappresentante di classe – – “si è mossa ma la sua voce è rimasta inascoltata” ed è per questo che viene chiesto urgentemente l’intervento della provincia “perchè non possiamo vedere negato il diritto di studiare a 360 gradi ai nostri figli, il Giorgi è un istituto professionale e la manualità fa parte del percorso di studi scelto“.

Le risposte da parte delle istituzioni sono state poche, se non nessuna, e infatti il coro dissidente continua ad affermare: “Ad oggi non è più possibile che vi nascondiate dietro il problema del Coronavirus, è un anno che la situazione è sempre la stessa“. E’ facilmente intuibile che la pandemia abbia ulteriormente rallentato quei processi decisionali in vista dei cambiamenti da apportare all’istituto.

E’ giusto? E’ giusto privare i nostri figli di un loro diritto? Non credo, ed è per questo che io e gli altri genitori  chiediamo a gran voce che il nostro appello sia ascoltato, siamo pronti a muoverci anche con i mezzi televisivi perchè siamo stanchi di promesse non mantenute: ora basta, portate a termine ciò che avete iniziato” conclude Jessica Fontanini.

Il messaggio è chiaro e diretto, gli studenti e di conseguenza i genitori sono stanchi: stanchi di studiare a metà, stanchi di avere servizi a metà, stanchi di promesse non mantenute e, questa volta, non hanno intenzione di cedere e abbandonare la causa.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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