I cambiamenti della società si giocano sul ring dei social network

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Viviamo un’epoca complessa, di profondo cambiamento degli equilibri della società. L’onda, anche particolarmente violenta, si percepisce sulle più popolari piattaforme digitali. E chi, come me, passa la vita a studiare i social network non può non essersene accorto. La spaccatura generazionale ormai appare netta e anche i territori di confronto sono diversi: Facebook è il paradiso di coloro che vengono definiti “boomers”, gente dai 40 in su con un fitto curriculum di “buongiornissimo kaffè”, foto nei più svariati apericena e foto con i gattini, diventati oggi esperti tuttologi, finissimi scienziati o allenatori di calcio a seconda dell’opportunità, pronti a scagliarsi con la peggiore brutalità verso il primo che invade il loro territorio di certezze, assodate da fonti non ben precisate che li hanno convinti che, anche quando sostieni che nei bucatini alla carbonara ci si mette la cipolla va tutto bene, tanto quando non sai più come giustificarti a mezzo mondo che ti vuol dare fuoco, rispondi che quella cazzata che hai appena scritto è semplicemente una tua opinione e che, fino a prova contraria, puoi dimostrare di avere ragione. Qui infatti vanno forte gli urlatori incazzati, gli “ogninionisti”, mitomani dall’insulto facile, che commentano ogni argomento con spregiudicatezza e una saccenza (a detta loro) quasi divina, tipo Tosa e Scanzi. Instagram è un pianeta molto diverso, più giovane, floreale, vario, meno incazzato, fluttuante e in costante mutazione. C’è di tutto: fashion blogger, ormai fuori moda come una Fiat Tempra, ragazze e ragazzi fisicatissimi mezzi nudi che ti chiedono di seguirli (a pagamento) anche su Onlyfans, gente in vacanza in solitaria tutto l’anno a Dubai, Melbourne e New York, con scappatella estiva tra Ibiza, Porto Cervo e Forte dei Marmi, cuochi, pasticceri, maghi, talenti di ogni genere, vip sfigati che ti vogliono vendere le diete con Fitvia, personal trainer, pazzi che spaccano bottiglie di champagne e orologi di lusso.

Nell’ultimo anno, però, in particolare su Instagram (un po’ anche su TIK TOK e TWITCH ma meritano un capitolo a parte), perché con i nuovi formati di condivisione multimediale, con i reel, con le storie, con IGTV, si presta bene a diffondere contenuti di qualità, hanno preso vita numerosi “canali” (li chiamo così per intendersi) che sono veri e propri organi di stampa, fatti molto bene, con grande seguito (in totale si superano tranquillamente 2 milioni di utenti) che affrontano con professionalità e un linguaggio giusto, numerosi problemi sociali di ogni livello e di grande interesse, osservati solo in una direzione con un unico e invalicabile pensiero. Ogni giorno si parla di diversità di genere, di machismo e femminismo, di liberalizzazione delle droghe. Si parla di economia, Usa, Cina, di scuola, di aborto, di ambiente, di Europa, di visione del mondo, di sanità, Covid, di tutto ciò che ci interessa e ci circonda, principalmente con gli occhi e l’approccio di un giovane (dai 18 ai 35 anni, target ideale per Instagram). Professionalmente viene offerto all’utente un lavoro egregio che però non racconta esattamente in che mondo viviamo, ma lo osserva solo dal punto di vista di chi crede che presentarsi con “buongiorno, io sono di destra” sia peggio che dire “ciao, sono appena uscito da quella banca e i soldi che vedi nelle mie tasche li ho rubati”. Questo significa che in quell’area si sta lavorando per costruire un pensiero, un futuro, un messaggio da condividere con i giovani di oggi che poi (molto presto) saranno grandi. E non lo fanno i politici che ormai appaiono poco più che stupide macchiette, ma ragazzi che parlano ai loro pari, influencer, persone che sono riuscite a costruirsi un pubblico e che appaiono più credibili di altri.

E non facciamo finta di non capire: su questo ring si giocherà il futuro del nostro paese, il ring della comunicazione, non nella scacchiera del Parlamento.

Che Italia vogliamo nel 2030? Quella dove si butta giù il monumento di Montanelli? Io no. Ma se coloro che rappresentano e credono in un pensiero diverso, parlo dell’area liberale / centro / destra, non colmeranno questo vuoto e non sapranno uscire dalla logica dei post urlati dei loro leader politici (lo stesso vale per gli altri) che ormai aizzano solo qualche disgraziato all’ultima spiaggia (non quella di Capalbio, che non è da disgraziati), tutti maledettamente uguali e sempre ancorati a inutili, stupidi simboli morti e sepolti, e non riusciranno a costruire i mezzi di informazione giusti con i quali spiegare con un linguaggio idoneo e credibile alle future generazioni che la famiglia è una bella cosa, che se la mamma ha deciso di non lavorare per dedicarsi ai figli non è una sfigata sottomessa, che la droga, tutta, fa male, che se sei un uomo e fai un complimento a una ragazza per la sua bellezza non sei un potenziale violentatore, che se apri un bar o un ristorante puoi essere anche una brava persona e non un evasore, che se credi che difendere l’identità e la cultura del tuo paese sia una cosa giusta, non sei un cattivo razzista, saranno destinati a rimanere una netta minoranza o costretti a rimangiarsi molti dei valori per i quali oggi ci dicono di combattere.

Insomma, c’è da sbrigarsi se vogliamo salvare il salvabile.

Andrea Spadoni
Andrea Spadonihttp://www.andreaspadoni.com
A 25 anni potevo aver già fatto tutto: il diploma di ragioniere, il lavoro in banca e la villetta a schiera. Non è andata così. Sono un giornalista mio malgrado, e oggi mi guadagno da vivere aiutando le persone a comunicare su internet, ma il mio sogno è sempre stato quello di tagliare il prosciutto di Parma al banco di una gastronomia.

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