Eletti e rappresentanti

-

Le elezioni sono state celebrate e attendiamo il nuovo governo. Come sempre le attese sono più urgenti della realtà. Ci vorranno ancora alcuni giorni perché vengano proclamati gli eletti, poi ci sarà l’elezione delle presidenze delle due camere che, a loro volta, sono necessarie per avviare le “consultazioni”, preliminari al conferimento di un incarico.

Intanto però sappiamo chi sono i rappresentanti del nostro territorio in parlamento. Sottolineiamo che sappiamo cioè chi sono i nostri rappresentanti perché non sono necessariamente, come vedremo, coloro che abbiamo contribuito ad eleggere.

Alla camera abbiamo due eletti “del territorio” nei due collegi uninominali “del territorio”. Il che è già una novità. Si tratta di Riccardo Zucconi (FdI) sul collegio di Lucca, valle del Serchio e val di Nievole. L’altra è Elisa Montemagni (Lega), nel collegio che va da Massa-Carrara a Viareggio. Entrambi vengono dalla zona versiliese (Camaiore Zucconi, Viareggio-Massarosa Montemagni) ed entrambi sono di centrodestra. Gli altri eletti per il proporzionale (con riferimento a Lucca) sono Debora Bergamini (per FI, sempre versiliese, assieme a Chiara La Porta — di Prato — e Giovanni Donzelli — di Firenze). Al Senato, l’unico rappresentante è Marcello Pera che però è eletto in Sardegna.

Gli esclusi sono due: Andrea Marcucci (PD) e Massimo Mallegni (FI). La prima, in particolare, è una esclusione eccellente. Eppure non ci sentiamo di dire (per lui come anche per Mallegni) che rappresenta una bocciatura per la persona. Innanzitutto perché non è il suo territorio (la Lucchesia) che lo ha bocciato: era candidato sul collegio Toscana U02 (area Livorno-Pisa). E, nel caso di Mallegni, perché era candidato nel proporzionale al secondo posto. Poi perché i candidati, in generale, non si propongono per essere selezionati per le proprie idee ma per la propria appartenenza. 

Da tempo hanno capito che non conviene fare una vera campagna elettorale: non sentiamo mai pubbliche dichiarazioni, programmi, proposte ecc. da candidati. Solo dai leader nazionali. I candidati sono chiamati solo a fare contatti, a portare quel punticino percentuale in più per via di amici e porta a porta. Non sono stati, fin qui, spinti a esporre le loro idee, i loro propositi. 

Meglio che a parlare siano i leader. Che così diventano signori delle candidature, della linea politica, della conduzione della campagna elettorale, delle scelte di chi andrà al governo. E questi leader non devono neppure rispondere a un elettorato interno ai rispettivi partiti: al massimo a comitati ristretti (come nel caso del PD o della Lega) o a dei sondaggi pilotati (come nel caso dei 5 Stelle). Per i nuovi (FdI ma anche il Terzo Polo) dobbiamo ancora vedere come espanderanno la loro classe dirigente: sarà interessante e indicativo. FI è un caso a parte: è un’azienda e ha un padrone. Punto.

È da tempo che ci scagliamo contro questa (e anche le precedenti) legge elettorale. Lo facciamo perché ci prende in giro. 

Una legge elettorale che presenta i nomi di candidati, dovrebbe consentirci di esprimere un gradimento verso gli stessi. 

La verità non è questa. 

Vediamo dei candidati nel maggioritario, che dovrebbero spingerci a scegliere persone che conosciamo più che i partiti (e stavolta, almeno in parte, è avvenuto). Ma poi gli eletti della quota maggioritaria sono appena il 33% del totale e, sommando a questo la riduzione dei parlamentari, ne risulta che i collegi di elezione maggioritaria sono talmente grandi che, per la maggior parte, non si conosce neppure chi si presenta. Effetto che si amplifica al Senato che, avendo meno parlamentari, ha collegi ancora più grandi.

Nel proporzionale va anche peggio. Vediamo i candidati, ma sono degli specchietti per le allodole, perché non possiamo sceglierli e, quasi sempre, sono degli sconosciuti. E le allodole, per essere chiari, siamo noi elettori.

Il risultato è che i padroni dei partiti scelgono le persone che vogliono portare in parlamento. Li scelgono senza preoccuparsi che abbiano dei consensi da raccogliere su dei fantomatici territori (e, spesso, senza neppure preoccuparsi che abbiano una qualche competenza diversa dalla fedeltà al capo di turno), e poi li “sparano” dove è più probabile che vengano eletti in base alle statistiche. Poi ce li mettono sulle schede per salvare le forme. 

Ma, a questo punto, sarebbe anche più onesto che non ce li mettessero neppure più?

Andrea Bicocchi @Andrea_Bicocchi

Andrea Bicocchi
Andrea Bicocchi
Imprenditore, editore de "Lo Schermo", volontario. Mi piace approfondire le cose e ho un'insana passione per tutto quello che è tecnologia e innovazione. Sono anche convinto che la comunità in cui viviamo abbia bisogno dell'impegno e del lavoro di tutti e di ciascuno. Il mio impegno nel lavoro, nel sociale e ne Lo Schermo, riflettono questa mia visione del mondo.

Share this article

Recent posts

Popular categories

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recent comments

MARTINO DI SIMO on Se Gabanelli non è sportiva
MARTINO DI SIMO on Bastardi senza gloria
paolo mariti on Bastardi senza gloria
massimo di grazia on Chi vuole la guerra?
Giovan Sergio Benedetti on Parte da oggi la nuova rubrica #StateSereni
massimo di grazia on 4 chiacchiere al telefono sul PD