Si chiamava Aris.
Gelli Aris Giovanni
Il primo nome “Aris”, inusuale, deriva dal greco “Aristos”, l’ottimo, il migliore, l’eccellente.
Mai nome fu più azzeccato!
Ma mai fu più sbagliato… Vedremo in seguito gli errori di trascrizioni, approssimazione, ignoranza militare e presunzione: Ci han messo del bello e del buon per sbagliare moltissimo in questa storia. Li vedremo tutti, colpo colpo.

Sul taschino sinistro dell’uniforme il nastrino delle Campagna di Guerra; due stelle :1943 e 1944. Non farà a tempo a cucirci la terza, quella del 1945.
L’Atto di Nascita del Comune di Lucca lo registra al nr. 884 del 26 giugno 1920.
La data di nascita denunciata dal padre Lorenzo Gelli è il 22 giugno dello stesso anno. La mamma, è Nannini Agostina moglie e di lui convivente. Vivono a Nave, una frazioncina a owest di Lucca, in Via della Chiesa al civico 15.
Quindi è assodato dai documenti ufficiali che il nostro uomo si chiama ARIS GIOVANNI e di cognome GELLI.
In margine è registrata anche la morte, a Modena, il 22 aprile 1945. Ricordiamocelo per dopo…
Le altre informazioni le prendiamo dall’estratto del Registro di Leva del Comune di Lucca che precisa meglio il luogo della morte. Mirandola, provincia di Modena.
Questo è un dato ufficiale. È scritto in Comune e questo dovrebbe bastare, ma anche qui vedremo che ci sono delle notevoli incongruenze.
In realtà risulta deceduto nei combattimenti a Casellone, Cà Brusada, in Provincia di Mantova e non di Modena. Li muoiono una trentina tra paracadutisti italiani e soldati tedeschi; è un massacro. È vero che il confine geografico delle due province è vicino, ma… l’atto comunale dice MIRANDOLA (MO). Può darsi di tutto a questo punto; …ad esempio semplicemente il trasporto in un ospedale invece che in un altro, possono aver ingenerato questo errore geografico.


22 Aprile 1945, Pianura Padana… “Operazione Herring I.”
Da un punto di vista strategico una delle più assurde operazioni militari mai concepite; stride con il detto: “A nemico che fugge ponti d’oro!”
Invece viene concepita dai comandi Alleati una operazione aviolanciata di “disturbo” della ritirata delle forze tedesche verso Nord. Addirittura programmano una seconda operazione Herring II, che non sarà effettuata per la rapida fine della guerra sul territorio italiano.
La Herring I prevede che 226 paracadutisti italiani del ricostituito Regio Esercito, divisi in due “centurie”, 117 paracadutisti del 1° Squadrone da Ricognizione “Folgore” abbreviato come Squadrone “F” e 109 paracadutisti della Centuria “Nembo” vengano aviolanciati nella notte del 19 aprile 1945 sul quadrilatero Bologna, Ferrara, Mantova e Modena con il compito di sabotare la ritirata delle truppe tedesche per impedirne la riorganizzazione al nord, facilitare l’avanzata alleata e impedire la distruzione delle infrastrutture strategiche nazionali.
Partono dall’aereoporto di Rosignano, Cecina (LI).
L’operazione è concepita con la collaborazione del S.I.M. Servio Infoirmazioni Militare. Per la carenza di paracadutisti Alleati, vengono utilizzati, dopo un breve corso di tre giorni, i paracadutisti italiani con vettori aerei americani DC3 Dakota, materiale aviolancistico britannico, armamento misto in prevalenza italiano.
Passano un veloce addestramento segretamente sotto controllo dell’I.S.A.S. Italian Special Air Service, dipendente dal 1° Special Forces a Monopoli, Brindisi, in collaborazione stretta con il S.O.E. Special Operations Executive.


Dalle sacche operative spunta la canna del MAB 38 A. Colpisce anche la mancaza del paracadute ausiliario, peraltro inutile vista la bassa quota di lancio prevista.
A questo punto la ricerca si fa decisamente interessante e coinvolgo nelle ricerche anche il Capitano Piergiorgio Andreucci, lucchese come me, appassionato di Storia Militare e in servizio al tempo delle ricerche proprio al 183° Reggimento Paracadutisti “NEMB” di Pistoia i cui “anziani” hanno partecipato proprio alla Operazione “Herring”!
Decidiamo a questo punto di procedere con la analisi rigorosa dei documenti ufficiali, ignorando quasi completamente la storiografia che si rivela decisamente inesatta incompleta ed imprecisa.
La collaborazione è fruttuosa.
Il capitano Andreucci rintraccia il Foglio Matricolare presso l’Archivio di Stato di Lucca.

Una vera e propria miniera di informazioni.
Analizzarlo e capirci richiede tempo ed ulteriori ricerche, ma il risultato è davvero interessante.
Innanzitutto, questo documento risulta ripetutamente cancellato e riscritto.
Pratica a prima vista inusuale, ma corretta e giustificata dal particolare momento storico; spesso le Variazioni Matricolari giungevano in ritardo e allora si doveva procedere con nuovi inserimenti, sbarrando in rosso le parti ritenute fino ad allora inserite; questo faceva sì che le correzioni risultassero ben visibili.
Anche qui la data della morte viene riportata inizialmente il 23 aprile 1945 in azione paracadutistica in Valle Padana… la zona in effetti potrebbe tornare, è generica ma è quella; la data è errata di un giorno.
Successivamente una Variazione lo riporta morto in combattimento a Mirandola nei combattimenti in seguito ad azione paracadutistica il 22 aprile 1945; pian piano ci avviciniamo… Mirandola è provincia di Modena e quindi torna con la registrazione ufficiale della morte; non torna molto Casellone o Cà Brusada che è invece in provincia di Mantova, ma in effetti il confine tra le due province è davvero vicino, roba di centinaia di metri… e quindi ci stà…
L’ analisi del Foglio Matricolare ci rivelerà anche una eccezionale peculiarità che vedremo più avanti.
Nel quadro generale del Foglio Matricolare troviamo i dati anagrafici essenziali: a lato, leggiamo che al momento dell’arruolamento è alto 1,67 m… sa leggere e scrivere, ha conseguito la 5° elementare, lavora come fabbro.
Classe di leva 1920.
Il 1 aprile 1939 fa la visita di leva e viene posto in congedo illimitato. Resta in attesa della chiamata effettiva. Che arriva un anno dopo, il 18 Marzo 1940. La guerra chiama e lo manda a Sassari dove giugne il 20 marzo al 60 Reggimento di Fanteria.
È un bravo soldato e il 1 Maggio 19409 viene nominato “Fante Scelto” che non è un vero e proprio grado, a una qualifica per i più meritevoli. Due mesi dopo, il 1 giugno 1940, la nomina al grado di Caporale. Il 15 dicembre 1940 la nomina a Caporalmaggiore! E bravo Aris!
Qui la faccenda si ingarbuglia un po’ e occorre analizzare bene i documenti.
Andiamo con ordine.
Leggiamo che partecipa dal 18 novembre 1942 all’8 settembre 1943 alle azioni di guerra in Sardegna lungo la fascia costiera, sempre in servizio presso il 60° Rgt di fanteria.,

Poi, dopo l’armistizio partecipa sempre in servizio con il 60° Rgt. fanteria in operazioni di guerra CONTRO i tedeschi.
E qui la faccenda diventa davvero interessante.
L’ulteriore nota informativa ci dice che il Caporal Maggiore Aris continua le operazioni militare dal 1 marzo 1945 al 22 marzo 1945 in madre patria, ma inquadrato nella Divisione “Folgore” Comando Battaglione misto Genio.
E gli vengono effettivamente conteggiate le Campagne di Guerra del 1943 e del 1944.

Che ha fatto Aris nei due anni prima della morte il 22 aprile 1944 a Mirandola?
Mentre sfogliamo il foglio matricolare con il Cap. Andreucci ci prende un brivido.
Leggiamo che muore in combattimento contro i tedeschi durante l’Operazione “Herring”, dopo aver effettuato un “lancio di guerra”, nei combattimenti a Casalone, vicino a Poggio Rusco, dove il Caporal Maggiore Aris Gelli riceve la Medaglia D’argento al Valor Militare (alla Memoria). Riconoscimento importantissimo. La motivazione riporta sinteticamente l’evento… “la casa in cui si era asserragliato con i propri compagni cadeva in fiamme, usciva all’aperto e proseguiva nell’impari lotta, opponendo alla superiorità dei mezzi corazzati nemici l’indomito suo coraggio. Colpito a morte si abbatteva sul suo mitra”



Medaglia e diploma sono conservati dal nipote Ruggero Buchignani che abita a Nave… Lo ringraziamo per la sua eccezionale disponibilità e gentilezza.
Il documento riporta anch’esso alcuni piccoli errori ortografici e storici.
Il luogo di nascita viene scritto errato: “Mozzate Lucca” in luogo di Nave, chissà che ha letto il furiere mentre lo trascriveva… Anche il nome Aris viene scritto male e trasformato in Ario, addirittura anche sul verso della Medaglia d’Argento. Il padre Lorenzo è giusto. Anche lo stampato è stato corretto, era intestato al vecchio Ministero della Guerra, ma nel 1949, data di rilascio, il Ministero era diventato della Difesa e la parola Guerra è sbarrata. E non solo; la località Casellone che poi diventerà Ca’ Brusada vicino a Poggio Rusco, non è in provincia di Modena (in effetti è vicino al confine), ma è provincia di Mantova! Addirittura lo riportano anche sul verso della Medaglia d’Argento la scritta Poggio Rusco – Modena (in luogo di Mantova!). Tutta questa storia è una vera e propria sommatoria di errori.
Pure il monumento funebre eretto a Cà Brusada riporta grado nome e Distretto Militare errati. In un’altra targa lì vicino stesso nome ma con il grado diverso; insomma c’è una vera e fortissima confusione.
Peccato che non se ne accorge mai nessuno, nemmeno i “ciabattoni” della storia.
Caporal Maggiore Gelli Aris, Centuria NEMBO, IV Plotone Squadra 120 Zona di Lancio 26


Qui riescono a sbagliare tre volte; il nome di battesimo Gelsomino (dove lo avranno trovato…?!) anziché Aris Giovanni, quindi sbagliano il Distretto Militare, Brescia anziché Lucca (chissà dove aveva la testa quello che trascriveva…) e il grado, da una parte è Caporale e da una parte è Caporal Maggiore (come in effetti è!)
Ma si può capire. Il momento storico era quello, la confusione tanta, la fretta la velocità degli eventi, le comunicazioni rarefatte e non sempre continue rendevano difficile l’accuratezza. I dati vanno letti e contestualizzati. Noi però procediamo impietosi e con rigore storico con l’analisi delle fonti documentali in nostro possesso. C’abbiam messo molto per cercarle tutte ma con il Capitano Andreucci abbiamo fatto un discreto lavoro, mi pare!
La sua fine è descritta nella motivazione della M.A.
Concessa Medaglia d’Argento al V.M. con l’annesso soprassoldo di Lire Settecento e cinquanta annue, con la seguente motivazione:
“Chiedeva ed otteneva di far parte di un reparto Volontario paracadutisti per un lancio di guerra dietro le linee tedesche. Inquadrato in un gruppo di paracadutisti, impegnato da preponderanti forze nemiche, dava prova di sé in una difesa senza esempio che costringeva più volte il nemico a desistere dall’attacco, quando per l’intervento dell’ Artiglieria la casa in cui si era asserragliato con i propri compagni cadeva in fiamme, usciva all’aperto e proseguiva nell’impari lotta, opponendo alla superiorità dei mezzi corazzati nemici l’indomito suo coraggio. Colpito a morte si abbatteva sul suo mitra.”
Sintesi delle più belle virtù militari dei Paracadutisti d’Italia.
Casellone (Poggio Rusco – Modena) 22.4.45
Registrato alla Corte dei Conti addì 25.11.46 Reg. (…?) 16 foglio 162. (…?) 13.11.1946
Disp.32 n° 12665 B.U. 1946… foglio 1825 Rettificato con Decreto del 15.4.1949
Qui anche il compilatore dimostra di non eccellere in geografia nazionale; Poggio Rusco è in provincia di Mantova, non di Modena, ancorché vicino al confine .

Bene. Abbiamo quindi verificato la situazione e messo a punto che il Caporal Maggiore Aris Gelli figlio di Lorenzo partecipa e muore in combattimento nella Operazione Herring I a Casalone/ Cà Brusada. Viene tumulato inizialmente nel cimitero DI SAN MARTINO IN SPINO (MO) che è più vicino al luogo di combattimento e quindi viene decretata lì la sua morte (postuma) dalla Commissione Interministeriale. Poi successivamente viene stumulato e con un barroccio trasportato a San Macario di Lucca (testimonianza del nipote vivente), dove viene inizialmente tumulato per poi essere definitivamente posto nella tomba di Nave (LU) con la sorella Anna e il cognato.

Un paracadutista di Lucca che partecipa alla importante Operazione Herring, unico aviolancio di guerra in Italia e muore in combattimento.
Basterebbe questo a chiudere la sua bellissima storia.
Ma invece non basta.
Proseguendo a sfogliare il Foglio Matricolare, notiamo che sotto la prima strisciata della motivazione della Medaglia d’Argento, ve ne è un’altra, precedente!
Incredibile!
Qui si rimane senza parole, una emozione unica, basta leggere per capire…
Rilasciato Diploma d’Onore di riconoscimento della sua appartenenza durante la “Guerra di Liberazione” contro la Germania al Gruppo di Combattimento “Folgore”.
N° d’Ordine 16981, 2 dicembre 1946.
Concessa Medaglia d’Argento al Valor Militare con l’annesso soprassoldo di Lire Settecentocinquanta annue-per la seguente motivazione-:
Italia Centrale 13.4-16.6 ‘44,
Registrato alla Corte dei Conti il 14.5.1945 Registro 4 Guerra 1945 Concessione numero d’ordine 5432 re 4
Concesso Diploma di Riconoscimento della sua appartenenza alla 5° Armata Americana com. 161511 in data 30 .9.45.

Il caporal maggiore Aris Gelli aveva effettuato come volontario, prima della Operazione Herring I un altro aviolancio in territorio italiano, occupato dai tedeschi, per una rischiosa missione di guerra.
Il Caporal Maggiore Aris Gelli nel 1944 faceva parte del Gruppo di Combattimento “Folgore” Arruolato dal S.I.M. dopo un veloce addestramento all’aviolancio e alle tecniche di sabotaggio, da parte delI’I.S.A.S (Italian Air Special Service) a Monopoli viene infiltrato via aerea in Italia Centrale, dove …per più giorni condusse azioni di sabotaggio in danno del nemico; catturato riuscì ad evadere e raggiungere le linee amiche!
Quindi la Medaglia d’Argento al Valor Militare
Due aviolanci di guerra e due Medaglie d’Argento al valor Militare.
Non credo ci siamo stati molti altri soldati che possano aver conseguito questi risultati!
Ma questo era un paracadutista, lucchese!

Approfondendo di più questa prima missione veniamo a capo che Gelli Aris è in forza al S.I.M. “Sezione Calderini”.
Il S.I.M. è il Servizio Informazioni Militari dello Stato Maggiore Generale.
Dobbiamo capire meglio, la materia è criptica di sé, e ci viene in aiuto la gentile Professoressa Maria Gabriella Pasqualini, una vera e propria esperta dei servizi informativi italiani; insegna questa materia nelle scuole militari ed è autrice di numerosi libri in materia dei servizi di Informazione italiani! È davvero una autorità in materia!
Per noi è stato importante leggere il suo “Le carte segrete dell’intelligence italiana, 1919-1949” (Parte Terza, 8 settembre 1943 – 1° settembre 1949), Editore Ufficio Storico Ministero Difesa, 2007.
La Dott.ssa Pasqualini ci spiega che la “1° Sezione Calderini” era una delle quattro sezioni in cui era stato riorganizzato il S.I.M. dopo l’armistizio.
Il nome Calderini deriva dal nome Colonnello M.O. Mario Calderini, Vice Capo S.I.M. morto per la conquista dell’Impero
La 1° Sezione Calderini , al 1944 era diretta dal Ten.Col. Massaioli Giuseppe; questa Sezione organizza l’operazione nella quale viene inserito il Caporal Maggiore Aris Gelli dal 13 aprile al 16 giugno 1944, infiltrandolo con aviolancio in territorio italiano occupato dai tedeschi. Ne organizzano parecchie di queste operazioni, a volte riescono a volte, no.
Nella riorganizzazione del Servizio Informazioni Militari dopo il ’43 era stata mantenuta la vecchia struttura con i nomi assegnati alle diverse sezioni del SIM, tra cui la “Sezione Zuretti” (o “Ufficio Situazione”), la “Sezione Bonsignore” (o “Ufficio Difensivo”) e soprattutto la “Sezione Calderini” (o “Ufficio Offensivo”).
Gli agenti, tra i quali Aris ricevevano un rapido addestramento all’aviolancio e al sabotaggio presso Monopoli vicino Brindisi.
All’interno della Sezione ‘Calderini’ (Sezione offensiva) per scindere l’attività informativa da quella antisabotaggio, fu organizzato il Gruppo ‘bande e sabotaggio’, che iniziò il suo lavoro insieme alla.N.1 Special Force inglese, il cui compito specifico era appunto questo tipo di attività, e con l’O. S.S. (0ffice of Strategic Services americano). Le missioni che iniziarono subito furono quelle radiotelegrafiche nel territorio occupato, soprattutto per prendere contatti con le bande formatesi sul campo e cercare i nuclei non ancora noti, per coordinarli e collegarli.
Leggendo i documenti si capisce che per queste operazioni gli agenti, vista la conoscenza del territorio, vengono infiltrati nei territori a loro conosciuti; per cui …Italia Centrale – Toscana.
La cosa straordinaria è che Aris durante questa prima missione, combina un bel po’ di guai al nemico, viene catturato dai tedeschi, riesce ad evadere e raggiungere le avanguardie alleate che al 16 giugno 1944 era attestate ai confini laziali con la Toscana.

Documento proveniente dal libro Le carte segrete dell’intelligence italiana, 1919-1949” (Parte Terza, 8 settembre 1943 – 1° settembre 1949), Editore Ufficio Storico Ministero Difesa, 2007. Prof.ssa Maria Gabriella PASQUALINI
Il nostro Caporal Maggiore Arsi Gelli si merita per questa operazione una prima Medaglia d’Argento al Valor Militare!
Al termine della prima missione, Aris entra in forza al Gruppo di Combattimento “Folgore” e nella primavera del 1945 partecipa, probabilmente infiltrato dal S.I.M., alla seconda e ultima missione di sabotaggio oltre le linee nemiche; l’Operazione “Herring”.
Il resto è cronaca dei nostri giorni.
In un faldone degli archivi militari troviamo una busta contenente una lettera che Gelli scrive il 26 marzo 1945, poco prima della sua ultima missione al Comandante della “Calderini”, il Col. Mazzaioli Giuseppe presso lo Stato Maggiore Generale a Brindisi

26,03,1945
…Signor Colonnello
vengo ad inviarvi queste mie poche righe di scritto per annunziarvi che sto bene e così spero che sia di voi e di tutti gli altri signori Ufficiali dell’organizzazione. Adesso sono contento perché mi trovo faccia faccia con il nemico e vi prometto che saprò fare ancora una volta il mio dovere di soldato Italiano come ho fatto nel passato. E che non mi dimenticherò mai di quelle parole che mi diceste prima venire di giù. E così termino con donarvi a voi e agli altri ufficiali i miei cordiali saluti.


Piuttosto laconica e fredda la semplice risposta del Comandante, apposta in calce alla lettera: “rispondere due parole d’occasione”
Va ben che c’era la guerra, e poco tempo…
Di seguito troviamo la lettera di risposta che il Col. Mazzaioli fa predisporre alla sua segreteria
Nel frattempo notiamo che il Comando della “Sezione Calderini” si è spostato da Brindisi a Siena avvicinandosi alla Zona di Operazione, la Linea Gotica.
La risposta… “le due parole d’occasione”… “viene inviata quando Gelli è già morto defunto nella operazione Herring, ma il suo Comando non aveva ancora ricevuto i dati completi delle perdite.
…“Caro Gelli
I miei Ufficiali ed io ti ringraziamo del gentile ricordo che ricambio con il migliore.
Sono certo che non mancherai di mettere sempre in luce le tue belle qualità di cuore e di mente, come tanto bene hai saputo fare con noi.”

Il Cap. Magg. GELLI Aris della 1^ Cp. Artieri Paracadutisti “Folgore” P.M. 146 (Posta Militare), non leggerà mai la risposta…



Nella sommatoria degli errori son riusciti a sbagliare anche il nome sulla targa funebre Oris in luogo di Aris… vabbè…
Inoltre troviamo (con non poca fatica…) una busta con suoi documenti a Roma; la consegna del Certificato di Patriota rilasciato dal 1°Special Forces e del Diploma di Benemerenza che il Maresciallo Gori Guido Comandante la Stazione Carabinieri Reali di Nozzano Legione di Livorno (Corretto a macchina sullo stampato originale era Bari) consegna al padre Lorenzo, in data 10 novembre 1945; quindi la lettera di trasmissione al Ministero della Guerra – Stato Maggiore Regio Esercito Ufficio Informazioni Nucleo Stralcio – 1° Sezione e Gruppo Speciale.













Per chiudere in bellezza anche un altro paracadutista lucchese partecipa e muore nell’Operazione Herring.
Olindo LANDI di Capannori, Centuria NEMBO, IV Plotone Squadra 11, Zona di Lancio 25, Muore a Sermide.
Vittorio Lino Biondi
