Torre Guinigi e il segreto degli alberi sulla sua cima

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La Torre Guinigi è uno degli autentici simboli della città di Lucca, tanto ammirata, quanto immortalata e studiata. Chiunque spenda almeno una giornata nel centro storico, non può prescindere dal vederla e visitarla. Un vero monumento che non smette mai di destare interesse, specialmente perché sulla sua cima risiedono alcuni alberi di leccio ormai secolari. Una particolarità che rende davvero speciale questa antica torre. Costruita in pietre e mattoni, con oltre 230 scalini da percorrere per arrivare alla sua estremità più alta, la Torre Guinigi domina la città dal XIV secolo, quando la famiglia più importante di Lucca decise di erigerla per mostrare a tutti la propria potenza e per simboleggiare una vera e propria rinascita umana e culturale dopo l’oscurità del Medioevo.

Ma perché la famiglia Guinigi ha scelto di piantare sette lecci sulla propria torre? Le versioni riguardo a questa curiosa scelta sono molteplici e tutte quante davvero affascinanti. Una di queste è quella di dare un giardino speciale alla propria casata, un bosco che fosse inaccessibile e che sfiorasse il cielo, visti i suoi 45 metri di altezza. Una versione romantica, che dipinge il Signore di Lucca, Paolo Guinigi, come un vero esteta e umanista. Un’altra versione ci racconta di come fosse impossibile modificare l’altezza della torre, una volta eretta, e per questo furono piantati sette lecci, per arricchire la già importante altezza della struttura. Un tempo le famiglie più ricche e nobili, rivaleggiavano nel prestigio e innalzavano torri sempre più alte per mostrare a tutti la propria potenza. Guinigi, in questo modo voleva dimostrare di essere – ancora una volta – l’uomo più rilevante di Lucca. Infine, una storia molto folkloristica e campanilistica, ci dice che questi alberi servivano per far risultare la Torre Guinigi più alta rispetto alla Torre pendente di Pisa, città storicamente rivale.

Concludiamo con una leggenda che riguarda la Torre e l’albero più alto che fu piantato da Paolo Guinigi, che quando fu catturato da Francesco Sforza e poi messo nelle prigioni del castello, la sua morte fu preannunciata dal più alto dei lecci che perse improvvisamente tutte le sue foglie, lasciando una distesa impressionante di fogliame sotto di sé.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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