Ludovico Ariosto e la Garfagnana

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Uno dei più influenti autori del suo tempo, un simbolo della letteratura italiana ed europea, che ha lasciato le sue tracce e le sue impronte anche nella lucchesia, anzi più precisamente in Garfagnana. Stiamo parlando naturalmente di Ludovico Ariosto, che ha contribuito a lasciare un solco indelebile in questa terra, dove ha vissuto alcuni anni, quando era al servizio degli estensi di Ferrara. Egli non visse con grande piacere il trasferimento a Castelnuovo di Garfagnana, terra e ostile e soprattutto lontana dalla città dove risiedeva la sua amata, Alessandra Benucci. Ebbe l’incarico di commissario ducale, una sorta di governatore, che iniziò nel 1522 per terminare nel 1525. Al suo servizio aveva appena dodici balestrieri, una bella beffa per un uomo che doveva portare ordine in una zona che era letteralmente infestata dai briganti.

Il suo quartier generale era quella rocca, che oggi porta il suo nome, nel cuore di Castelnuovo. Qui, l’Ariosto emanava editti che con grande veemenza avevano come obiettivo quello di stroncare una popolazione ribelle e scontrosa. La dura lotta ai briganti che popolavano boschi e infestavano le varie vie di comunicazione, tormentava il sonno del poeta. Questo è il testo di un editto che riguarda i banditi, datato 3 marzo 1524: “Perché nessuno possa pretendere d’ignorantia, per questa presente grida si replica, da parte del Magnifico Signor Commissario generale in Carfagnana, che ogni bandito, o condennato, che amazzi un altro che sia bandito per homicidio, guadagnerà la gratia libera, havendo la pace da’ suoi nemici; et intanto che la pace si praticherà, haverà un salvo condotto di poter stare nella provincia; et se amazzerà un bandito, et non fusse esso bandito, né condennato, guadagnerà la gratia per un ch’esso voglia, purché non sia bandito per ribello o per assassino”.

I tre anni dell’Ariosto in Garfagnana furono duri, specialmente nel morale del letterato, che voleva tornare a tutti i costi nella sua Ferrara. Una prigionia vissuta nelle stanze della Rocca di Castelnuovo, osservando il paesaggio circostante, fatto di grandi bellezze naturali grazie alle meravigliose Apuane, che tuttavia per lui assomigliavano a un giogo soffocante, come ci ricorda questa triste poesia:

La nuda Pania tra l’Aurora e il Noto,
da l’altre parti il giogo mi circonda
che fa d’un Pellegrin la gloria noto. 

Questa è una fossa, ove abito, profonda,
donde non muovo piè senza salire
del silvoso Apennin la fiera sponda. 

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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