La Befana in Garfagnana, più di una tradizione

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La notte del 5 gennaio, in Garfagnana, si vive qualcosa di magico perché è quella in cui si celebra la figura della Befana. Una tradizione ricca di fascino, di cultura, un fatto antichissimo e una festività che coinvolge attivamente tantissime persone ancora oggi. C’è soprattutto un canto che viene effettuato davanti alle porte delle case nel corso di quella sera, che così si conclude: “…Vi ringrazia la Befana che l’avete favorita, Dio vi lasci lunga vita, buona gente state sana”. Il perché si celebri con tale gioia e passione la Befana in ogni località, anche nella più piccola della Garfagnana, ha radici storiche molto lontane, addirittura pre-cristiane.

Il mondo prima del cristianesimo celebrava in quei giorni (5-6 gennaio) le scadenze di un periodo agricolo, il cui obiettivo era quello di raggiungere un ottimo risultato in termini di raccolto, dal quale dipendeva anche la sopravvivenza della comunità. Per fare in modo che tutto andasse per il meglio, venivano effettuate delle canzoni propiziatrici e veniva fatto uno scambio di doni che simboleggiavano l’abbondanza, segno di ricchezza nella quantità di frutti che la terra avrebbe generato in quell’annata. Dal II secolo dopo Cristo, fu istituita la festa dell’Epifania e la gente da una parte celebrava il rito religioso cristiano e dall’altro continuava a seguire il suo vecchio metodo pagano, con canzoni benauguranti.

Nel Rinascimento, ci sono documenti che lo attestano, nel giorno dell’Epifania venivano donate carni di maiale alle persone più povere. Oggi, invece, il 5 gennaio allo scattare del tramonto, un gruppo di giovani e meno si ritrova nella piazza principale del paese per cominciare il giro di questua, ma solo dopo che uno di loro avrà indossato i vestiti da Befana. Almeno uno dei partecipanti deve portare con sé uno strumento musicale, utile per accompagnare il canto, mentre fondamentale è la presenza dell’asino che nelle grandi ceste conserva i doni ricevuti nella serata. Dopo i vari accordi iniziava il giro del paese, prima si cominciava dalle autorità locali e poi dal prete. Il tutto è guidato da un suonatore che precede di pochi passi la Befana e il somaro, mentre dietro risiede tutta la compagnia dei “befanotti”. La carovana si ferma così di porta in porta e attacca con il canto, al termine del quale il padrone porge omaggi appositamente preparati per l’occasione: costante è la presenza di noci, nocciole, mandarini e arance. L’ultima parte del rituale prevede il canto di una o più strofe di augurio o ringraziamento. Questa tradizione viene rispettata ancora oggi.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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