L’opera del Prof Sereni per ricordare Caselli: quando la grandezza del passato fa i conti con la mediocrità del presente

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Per il Centenario di Alfredo Caselli”: si intitola così il libro con cui il Professor Umberto Sereni, volto conosciuto e stimato in città, ha voluto omaggiare una grande figura del nostro passato in occasione della ricorrenza dei 100 anni della sua morte.
La proposta, accolta dal Rotary Club Lucca e la Fondazione Giovanni Pascoli, si presenta come un viaggio nel passato, alla riscoperta di quella Lucca che, grazie a un personaggio come Caselli, può vantare di essere stata epicentro di arte e cultura a livello europeo. Inevitabile il confronto con i giorni di oggi, dove, nonostante il passare di secoli, gli stessi problemi sembrano ancora più difficile da affrontare, a partire dal muro che l’Amministrazione ha riservato al Prof Sereni al momento della presentazione della proposta, che si è tradotta solo in mesi di silenzio.
Una memoria storica quella del Prof Sereni che vuole, con la sua opera, omaggiare una figura centrale di Lucca, ma essere anche di auspicio a un cambio di passo probabilmente, dimostrando e gridando a tutti che se Lucca “ce l’ha fatta” tanto tempo fa, può farcela anche oggi a brillare ed essere valorizzata quanto merita.
Ne abbiamo parlato con lui, in un’intervista per conoscere e far conoscere meglio Alfredo Caselli, con una panoramica della Lucca del primo Novecento in tutto il suo splendore, passando poi a quella di oggi e alla speranza che si continui a combattere per la bellezza.

Da dove nasce l’idea di celebrare Alfredo Caselli?
Il 15 agosto 2021 ricorrono i 100 anni della morte di Alfredo Caselli che, dal punto di vista della storia lunga del secolo lucchese, è sicuramente la figura più interessante dell’organizzazione culturale: colui che riesce a trasformare un caffè in un grande luogo di cultura dove si incontrano i personaggi simboli dell’arte italiana del ‘900. Un’operazione del genere Lucca non l’ha mai avuta e quindi era necessario ricordare il personaggio e l’attività.

A chi si è rivolto a come si è mosso per valorizzare il personaggio in questa occasione?
La proposta e l’esigenza di ricordare adeguatamente il centenario l’ho presentata in più sedi. In primis mi sono presentato all’Amministrazione comunale, in quanto mi sembrava doveroso. Ci ho fatto più di un viaggio con il risultato che, dopo l’ultimo incontro che è avvenuto a gennaio, nel quale mi promettevano una riunione a breve scadenza, da loro non ho più avuto segnali. Possibile che ci siano delle difficoltà di comunicazione: avevo proposto loro una mostra da tenersi in San Cristoforo, sull’onda del successo che ebbe la mostra delle fotografie di Alcide. L’idea era concepita così: 20 grandi gigantografie di immagini di Lucca di inizio 900, che sono di una potenza suggestiva e belle, come lo era Lucca a quell’epoca, e in più i ritratti dei personaggi che hanno frequentato il Caffè Caselli. La mostra era, a livello economico, realizzabile e fattibile. Vedremo se in futuro avrò una risposta, mi risulta che non ci sono ad oggi iniziative adottate.

Chi, invece ha accolto positivamente l’idea e cosa è stato realizzato?
Fortunatamente ho trovato chi ha dato spazio a questo importante riconoscimento: sto parlando del Rotary Lucca, nell’allora Presidente Liban Varetti e l’attuale Carlo Lazzarini, i quali si sono subito dimostrati interessati ed entusiasti a onorare Caselli. E’ venuto fuori quindi l’idea di questo libro: è una pubblicazione se non altro che rimane, che certifica e informa sul centenario di Caselli, in quanto la storia se ne va e nessuno è obbligato alla memoria, se questa non è rinforzata.
Abbiamo fatto un’operazione di memoria e di storia ricollocando al centro della vicenda lucchese il Caffè Caselli.

Che personaggio era Caselli?
Era un personaggio singolare, amico e mecenate degli artisti. Uno che si rovina economicamente per sostenere gli artisti giovani ed emergenti e fa di una città come Lucca, dove l’arte non ha mai avuto grande considerazione, un epicentro di cultura. Basta pensare che se Puccini non rompe definitivamente i rapporti con Lucca, dopo la crisi, è perchè trova Caselli che è il suo rappresentante, informando così i lucchesi dei suoi successi e delle sue opere. E’ quindi grazie a Caselli se Puccini resta a Lucca, infatti trasforma il caffè in un ufficio di rappresentanza pucciniana, utilizzando le vetrine per i manifesti delle opere di Puccini in Europa. Con la stessa considerazione, importante il rapporto con Giovanni Pascoli, che vive a Castelvecchio, ma trova in Caselli il collegamento con Lucca. Le persone, gli artisti, per qualsiasi esigenza ed evenienza – da quelle più pratiche a quelle più spinose – si rivolgeva a a Caselli. Era una figura estremamente innovativa per quei tempi e soprattutto lo faceva in nome della promozione dell’arte e della cultura, trascurando i suoi affari. Si stabilisce infatti con Pascoli un rapporto molto stretto e quotidiano, è conservato un epistolario che si trova in parte a Casa Pascoli e in parte alla Biblioteca Governativa che rappresentano la biografia di Pascoli ma anche la storia della nostra città.
A Lucca infatti, grazie al Caffè Caselli, si forma un gruppo di intellettuali che vedono Pascoli come riferimento, che è poi l’uomo della vera poesia ed è una personalità che Lucca non ha mai avuto. Diventerà poi un gruppo attivo nella vita della città intendendo la cultura come milizia, lo scriverà uno di loro Manara Valgimigli: “La vita è milizia” e cioè bisogna combattere, per il mondo che si migliori, per la bellezza, per la cultura e soprattutto per affermare un’idea nuova di Lucca. Fermare la malinconia, la sconfitta, l’emarginazione ma auspicare a una Lucca vigorosa che si ponga come capitale della cultura italiana. Questa è la vera trasformazione portata a Lucca da Caselli.

A proposito di Capitale della Cultura, argomento molto attuale, poteva essere questa la strada per intraprendere un percorso serio nella candidatura?
E’ esattamente un ribaltamento. Si è sciaguratamente parlato di Lucca Capitale della Cultura: ecco questi ce la fecero davvero, senza passare dalle trafile, facendo di Lucca addirittura la Capitale Europea della cultura. Quindi, se avessimo voluto effettivamente dare credito, forza, gambe all’operazione odierna di “Lucca Capitale della Cultura”., l’operazione di Caselli era il treno giusto. Abbiamo sbagliato stazione, abbiamo sbagliato treno e siamo rimasti fermi. E’ stata purtroppo gestita senza visione e senza capire quale fosse la strada giusta per valorizzare Lucca. Ma questo è solo uno dei tanti esempi, la verità è che è come portare una squadra di dilettanti a giocare in un campo nazionale: non possono farcela.

La storia di Caselli, attraverso la sua opera, trova quindi molti riferimenti anche con il presente.
Assolutamente sì. Un esempio importante è quello che successe intorno al 1905 quando si profila un progetto proposto dall’Amministrazione Comunale di aprire una nuova porta nelle mura, nella zona che sarà poi quella di Porta Sant’Anna. L’amministrazione del tempo era composta da ignoranti, mediocri, per cui la cosa che riescono a fare è progettare una breccia: si sarebbe quindi interrotto l’anello delle mura. E’ in quel momento che la mobilitazione degli artisti e degli intellettuali, quella promossa dal Caffè Caselli che riescono ad arrivare al Ministero, a far bloccare il progetto, e a farlo cambiare. La salvezza dell’integrità delle Mura si deve alla mobilitazione Caselli e direi che soltanto per questo si meritava un grande riconoscimento. E’ facile così tornare anche al presente e alle mobilitazioni cittadine contro Amministrazioni ingorde, ignoranti e inette. La classe dei colti che guida la difesa di Lucca e che al tempo salvò le mura si può facilmente collegare con ciò che è accaduto e sta accadendo anche oggi nella nostra città. L’intelligenza contro la politica: è uno schema ricorrente. Il modello Caselli è ‘intelligenza, l’intellettualità, la cultura e l’arte a difesa del bello cittadino e questo dovrebbe essere la linea di governo della città alla quale auspichiamo.

Questo libro, oltre a mantenere il ricordo, può essere anche preso come esempio per il futuro culturale della città, che ad oggi non sembra così valorizzato?
Intanto questo libro è stato scritto per far capire che Lucca non è sempre stata così. Se Lucca non riesce oggi a diventare Capitale della Cultura, lo è stato, quindi bravi quelli che l’hanno fatto e prendiamo esempio da loro e qui si torna alla solita dicotomia: grandezza del passato contro la mediocrità del presente. Il fatto stesso che dall’Amministrazione sia stato rifiutato di attivare questa memoria dimostra che non c’è la volontà di riattivare un circuito culturale. Infatti voglio dare il merito a chi spetta: il Rotary che è un’istituzione storica cittadina si è qualificata e ha fatto un’operazione di difesa e valorizzazione civica, assumendosi una iniziativa e portandola a termine e non è scontato.

Come vede quindi il futuro di questa città e lei ha intenzione di mettersi in gioco?
Io tendenzialmente sono un ottimista e mi batto sempre, però mi rendo conto che è una battaglia impari, è come spostare le montagne. Personalmente non accarezzo l’idea di una candidatura, anzi fondamentalmente sono un grande pigro però, se di fronte a una sollecitazione, si prospettasse l’ipotesi di una lista “Draghi” di ricomposizione civica in cui si raccolgono le forze e le energie e le personalità vive della città, al di fuori degli schieramenti, per un programma di rigenerazione civica io non sono insensibile. Ci devono essere determinate condizioni di alto livello, in cui si tirano fuori le cose più belle e importanti di Lucca: siccome ci sono vanno messe insieme, senza targhe politiche. La targa unica è la volontà di fare. Ci si divide tra coloro che sono disponibili a investire parti della propria vita per la vita di tutti. E’ il momento di dare a Lucca.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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