Ilaria del Carretto: da signora di Lucca a opera d’arte immortale

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Ogni buon lucchese conosce Ilaria del Carretto e il suo straordinario monumento funebre, realizzato da Jacopo della Quercia, divenuto a pieno merito uno dei grandi simboli della città, visibile ancora oggi presso la Cattedrale di San Martino. Ma chi era Ilaria del Carretto? Questa nobildonna fu la seconda moglie di Paolo Guinigi – Signore di Lucca tra il 1400 e il 1430 – nonché madre di Ladislao e Ilaria Minor. Ilaria veniva da Zuccarello, aveva 23 anni quando giunse a Lucca il 2 febbraio 1403 da promessa sposa del Guinigi. L’indomani venne celebrato il matrimonio nella chiesa di San Romano con tutta la nobiltà cittadina in uno scenario di sfarzosità mai raggiunto prima d’ora. Dato il primo erede al marito smanioso di prole, morì di parto nel 1405, a soli 25 anni, per dare alla luce Ilaria Minor. Dato il grande amore di Paolo Guinigi per la sua sposa, diede incarico a Jacopo della Quercia di realizzare qualcosa di unico e che commemorasse nel migliore dei modi la memoria dell’amata perduta così precocemente.

Il sarcofago di Jacopo della Quercia è stato realizzato tra il 1406 e il 1408, un’opera totalmente composta di marmo e uno dei maggiori esempi di scultura funeraria del XV secolo. Rappresenta a grandezza reale le fattezze di Ilaria del Carretto, riprodotta in una posa dormiente e delicata, coi capelli legati e raccolti. Il suo rango nobiliare è esaltato dalle sue ricche vesti e dai putti reggifestone, mentre ai piedi della giovane donna giace un cane, simbolo di fedeltà coniugale. Dopo oltre seicento anni la sua fame resiste intatta agli urti del tempo, anzi nel corso dei secoli è stata omaggiata da alcuni dei più grandi poeti e autori letterari italiani, da Quasimodo a Pasolini, passando per D’Annunzio che così ne parla nell’Elettra:

«Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall’arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi …

…Ora dorme la bianca fiordaligi
chiusa ne’ panni, stesa in sul coperchio
del bel sepolcro; e tu l’avesti a specchio
forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi.
Ma oggi non Ilaria del Carretto
signoreggia la terra che tu bagni,
o Serchio».

L’opera commissionata dal Guinigi a Jacopo della Quercia resta quindi uno dei vanti di questa città, una tappa imperdibile per ogni turista, una gemma da custodire gelosamente per tutta la comunità lucchese. Un simbolo di amore sincero e imperituro, come quello di Paolo Guinigi per la sua Ilaria. Recentemente, il celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi, ha raccontato un aneddoto sul suo legame con la città e in particolare con Ilaria del Carretto, dichiarando di essere fuggito in auto da Ferrara al suo primo giorno di patente proprio per raggiungere Lucca e vedere il sarcofago di Ilaria: “Fu la prima volta che vidi nella pietra qualcosa di simile alle parole, che riconobbi non la bellezza di un’immagine, ma la possibilità che essa potesse abitare in un’immagine, calarsi nel marmo e scaldarlo più che fosse carne. Amai, non solo e non per diletto, Ilaria. Indispettito ormai dall’altrui amore per lei, ma compiaciuto nella certezza che, se non a me, a nessun altro sarebbe stato ricambiato. L’idolo di pietra era lì, immobile da cinquecentosessant’anni quando lo vidi per la prima volta; ma, come neppure mi era accaduto con le immagini dei libri, la sua distanza era breve e la memoria di quelle forme, mosse e insieme composte, mi accompagnava. Saperla a Lucca mi faceva amare Lucca sopra ogni altra città…”.

Foto di: Alessandro Vecchi

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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