“I tedeschi occuparono casa nostra a Moriano. Avevo 7 anni. Sparavano dalla nostra finestra”

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Si celebra il 27 gennaio perché in quel giorno le truppe dell’Armata rossa, impegnate nell’offensiva Vistola-Oder in direzione Germania, liberarono il campo di concentramento di Aushwitz. Il Giorno della Memoria, nato per commemorare le vittime dell’Olocausto, è stato istituito il primo novembre 2005 e da allora celebrato ogni anno.

La grande devastazione nazista però, quella che ha colpito le pagine di storia, ha colpito tutti, anche chi non era ebreo e ha dovuto nascondersi per non arruolarsi, ha visto i tedeschi devastare le strade o correva verso i rifugi per schivare le bombe che piovevano dall’alto. Ce lo racconta nonna Lorena, 85 anni. Ora vive a Porcari, ma è nata a San Cassiano di Moriano. In famiglia erano in nove, “il risaldamento non c’era ma avevamo un camino e quando faceva più freddo facevamo il bagno nella stalla che si riscaldava grazie agli animali. Cucinavamo con il carbone al posto del fornello. Ho passato l’infanzia fra i campi, la scuola, fino alla quinta elementare e gli animali. Per il bucato c’era la cenere e il sapone lo facevamo noi con le spezie“.

Poi è arrivata la guerra. “In casa – racconta – restavano solo le donne, i bambini e i più anziani. Gli uomini che non erano al fronte erano costretti a nascondersi per non essere arruolati. Mio nonno è stato molto tempo nascosto nel bosco e mia mamma gli portava da mangiare ogni giorno sperando di non essere scoperta. Mi ricordo che prima di rifugiarsi nel bosco aveva nascosto sotto terra una bottiglia piena di soldi per evitare che i tedeschi, soliti nelle razzie, la trovassero. Era il nostro segreto. Le bombe avevano distrutto tutti i ponti, quindi gli uomini del paese avevano costruito passerelle per attraversare i fiumi, oppure servivano piccole barche. La scuola si faceva fuori, sulle panchine, perché restare in un edificio chiuso era troppo rischioso per via delle bombe“.

Un giorno i tedeschi sono entrati in casa nostra, occupandola. Avevo 7 anni, era il 1944, ma lo ricordo molto bene. Avevamo una finestra che dava sul fiume e da li sparavano ai passanti, a volte costringendoci a guardare. Ci facevano dormire per terra, mentre lori si riposavano sui nostri letti. Mia mamma doveva cucinare per loro ogni giorno. Finché – continua – un giorno io e le mie sorelle siamo scappate, grazie all’aiuto di nostra mamma. Abbiamo dormito per terra una notte, prendendo anche i pidocchi ma alla fine, sopra un baroccio trainato da una mucca, abbiamo raggiunto casa di nostra zia dove la guerra era già finita. Più tardi siamo tornate a riprenderci nostra madre che per fortuna stava bene“.

Gli americani – racconta – l’avevano liberata. Ci lasciarono la loro cioccolata, la prima cioccolata della mia vita“.

Nessuno dovrebbe mai più vivere tutto questo. Essere dalla parte giusta del mondo, oggi, è un privilegio. Da qualche altra parte tutto questo succede ancora e non dobbiamo dimenticarlo“.

Oggi si ricordano i sei milioni di ebrei uccisi, le camere a gas, i forni crematori; ma anche tutti i disabili, gli omosessuali catturati e deportati. E non solo. Oggi si ricordano il dolore e la morte di chi, in ogni occasione, dinamica o epoca, ha lottato per difendere la propria libertà. E chi c’era continua a raccontare sperando che tutto questo non accada mai più.

Rebecca Del Carlo
Rebecca Del Carlohttps://pennasciutta.it
Classe 1996, Lucca. Scienze della Comunicazione e quasi pubblicista. Scrivo da sempre. E’ il mio modo di esprimermi. Vorrei dare voce alle ingiustizie e dire la verità: credo che essere una giornalista sia anche questo. 'Lo Schermo' perché è giovane, dinamico e di qualità.

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