Gioia nel cuore e cicatrici incancellabili: chiusa la terapia intensiva Covid-19 al San Luca

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Era l’11 marzo 2020 quando l’ospedale San Luca di Lucca è passato in “modalità Covid-19”.
Era l’inizio di quella pandemia che ancora ci era sconosciuta, e che forse ancora lo è, i dubbi erano tanti e la fretta anche, quando in pochi giorni all’interno dell’ospedale lucchese è stato istituito il reparto di terapia intensiva Covid, riservato appunto ai malati del virus, decentrando la maggior parte degli altri pazienti negli ospedali di Barga e Castelnuovo Garfagnana.

Sono stati tre mesi e mezzo intensi, duri e complicati ma oggi possiamo dire con il sorriso e qualche lacrima di commozione che finalmente quel luogo così spaventoso e ricco di speranza allo stesso tempo è finalmente stato chiuso.

Ad annunciarlo gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri che con una foto hanno regalato la grande gioia che tutti aspettavamo: tutti in fila, con tute e dispositivi di protezione e quei cartelli con scritto “Terapia intensiva Covid San Luca Lucca CHIUSA”. Un grido di felicità e quella soddisfazione di tutti coloro che hanno combattuto in prima linea contro il nemico invisibile.

Tanti sacrifici, tante rinunce, tanti pianti e tanti sorrisi ma oggi con la gioia nel cuore possiamo finalmente dire FINE”. Sono queste le parole di Caterina Pierotti, impegnata nell’equipe di terapia intensiva Covid del San Luca, che ha condiviso su facebook raccogliendo innumerevoli consensi ed emozionando tutta la cittadinanza.

Nessuno, tranne chi l’ha vissuto sulla propria pelle, può sapere o immaginare cosa queste madri, questi padri, mariti, figli hanno vissuto tra le mura di un ospedale silenzioso e spaventato durante l’emergenza sanitaria, il periodo di più difficile che probabilmente la nostra città, come l’intero paese, ha dovuto affrontare.

Notti insonni, segni sul viso e nel cuore, affetti messi da parte, nostalgia di quella vita che senza far troppo rumore ci ha messo di fronte a un ostacolo troppo grande. La confusione del non sapere come sarebbe andata ma la costanza e i sacrifici di non rinunciare a fare tutto il possibile.
Salvare vite senza esitazione è la vocazione di tutti coloro che hanno deciso di passare la propria vita negli ospedali ma questo non significa non aver paura: quella paura di essere contagiati, quella paura di essere responsabile del contagio di altre persone, quella paura di non sapere come muoversi nel caos generale di tante voci una diversa dall’altra, quella paura di non avere tempo, di arrivare tardi.

Perché il tempo, in questi mesi di buio, ha giocato un ruolo fondamentale: sono stati giorni di rincorsa, a una cura, a un salvataggio e purtroppo anche a un saluto di chi non ce l’ha fatta.

Adesso queste persone, come noi tutti, anche se l’emergenza non è finita e la prudenza è tanta, gridano vittoria e dai loro volti coperti dalle maschere si intravede la soddisfazione di avercela fatta. Come alla fine di una battaglia, quando dimentichi la fatica perché la consapevolezza di non aver mollato riempie il cuore più del dolore. Ma il dolore c’è e ci sarà sempre, tutto quello che abbiamo passato resterà nella nostra memoria e le cicatrici difficilmente saranno cancellate, motivo in più per mostrarle con orgoglio a testimonianza che la forza di andare avanti è l’unico motore che muove il mondo.

Tutti li chiamano eroi e sicuramente lo sono, non tanto per le vite che hanno salvato, ma per aver deciso di restare, per aver messo a repentaglio la loro vita e le loro famiglie in nome di quell’amore per l’umanità, per essere rimasti integri, forti e coraggiosi, per tutte le lacrime che si sono asciugati di notte di nascosto, per le ore in piedi senza sosta, per averci regalato quella speranza che abbiamo pensato di non avere più.

Della terapia intensiva Covid di Lucca adesso rimane solo un triste e indimenticabile ricordo, colmo di emozioni contrastanti, a metà tra l’ottimismo e lo sconforto, ma quello che davvero resta è la bellissima e sacra consapevolezza che esistono persone pronte a tutto per il bene degli altri.

Se c’è qualcosa di positivo di questa pandemia è proprio questo: il sapere di non essere stati soli, non sempre, non in tutte le situazioni, ma in questa sì.

Bianca Leonardi
Bianca Leonardi
Classe 1992, Lucca. Una laurea in giornalismo e tanta voglia di dar voce a chi troppo spesso resta in silenzio. Lavoro da anni nella comunicazione e nell'organizzazione di eventi, saltando tra musica, teatro e intrattenimento. Perché "Lo Schermo"? Perché siamo giovani, curiosi e affamati di futuro.

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