Don Aldo Mei: esempio di coraggio nel buio dell’odio

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Fra pochi giorni ricorrerà l’anniversario dell’uccisione di Don Aldo Mei, giustiziato il 4 agosto 1944 sotto gli spalti delle mura urbane di Lucca, da un plotone di esecuzione delle SS, le guardie armate di Adolf Hitler. Fu arrestato due giorni prima della sua tragica fine, appena terminata la messa nel paese di Fiano di Pescaglia, dove era il parroco designato a curare le anime della piccola comunità rurale. Fu processato per direttissima con l’accusa di aver offerto rifugio a un ebreo, aver amministrato i sacramenti ai partigiani, ed essere in possesso di una radio. Per queste ragioni fu condannato a morte. Sotto la chiara luna dell’estate, intorno alle 22 e vicino a Porta Elisa, Aldo Mei fu costretto a scavarsi la fossa e successivamente fu colpito a morte con 28 colpi di fucile. Aveva solo 32 anni, ma prima di morire pronunciò parole di perdono per i suoi carnefici.

“Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per amore. Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono, ho già sofferto un poco per loro. È l’ora del grande perdono di Dio. Desidero aver misericordia, per questo abbraccio l’intero mondo rovinato dal peccato. Che il Signore accetti il sacrifico di questa piccola e insignificante vita di riparazione di tanti peccati”. Queste furono le ultime parole del parroco di Fiano.

A nulla valse l’estremo tentativo dell’Arcivescovo di Lucca, Monsignor Antonio Torrini, di salvare il giovane prete. L’indomani, con il consenso dell’alto comando dell’esercito tedesco, la salma di Aldo Mei fu disseppellita e portata dalle suore Barbantini di Lucca. Oggi, la salma del sacerdote a Fiano di Pescaglia, nella chiesa della sua comunità. Nel 1977, il Ministro della difesa e il Presidente della Repubblica italiana, conferirono al giovane parroco nativo di Ruota, la medaglia d’argento al valor militare (alla memoria), per le sue valide gesta compiute contro l’oppressore nazista.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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