Il vecchio Galli Tassi: il tetro ospedale dentro le Mura

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Palazzo Galli Tassi, una struttura storica, maestosa e imponente. Venne edificato nella seconda metà del 1200, e fu adibito da subito a centro assistenziale della città di Lucca, con il nome di ospedale di San Luca. Corsi e ricorsi storici. Con lo scorrere dei secoli, questo edificio ha continuato a svolgere il suo ruolo designato, fino a quando nel 1935 non fu inaugurato il nuovo ospedale Campo di Marte. Con il moderno ospedale, gran parte dei reparti furono trasferiti nella nuova struttura. Tutti tranne uno, il reparto di ortopedia, che rimase in funzione nel centro storico fino al 1980. Quindi dentro alle Mura urbane un importante reparto ospedaliero è rimasto attivo fino a quarant’anni fa. Ma com’era questa struttura?

Coloro che vi hanno avuto a che fare, hanno ancora gli incubi la notte. Una struttura fredda, inospitale, immensi stanzoni oscuri, silenziosi. Letti separati da tende, odore nauseante che si spargeva in ogni ala del palazzo, topi che spesso e volentieri si aggiravano furtivi tra gli ampi e spettrali corridoi. Un ambiente ideale per dar vita a un film dell’orrore, o almeno così tramandano coloro che – loro malgrado – hanno avuto a che fare con questa tetra casa di cura. Figlio di un tempo lontano, l’ospedale Galli Tassi si rivelava inadatto al proprio ruolo, non raggiungendo neanche lontanamente gli standard sperati per una struttura ospedaliera del 1900. Oltre al già citato reparto di ortopedia, al Galli Tassi si trovava anche la scuola di infermieristica, che più che essere una scuola, era una dura prova giornaliera di sopravvivenza in un ospedale decadente e fatiscente. Dopo la sua chiusura, la struttura venne riqualificata e oggi è la sede del tribunale locale, il Palazzo di Giustizia della città, perdendo la sua aura angosciosa e dannata che rimane confinata nella memoria di chi ha vissuto l’ospedale del centro storico, il vecchio Galli Tassi.

Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Giornalista e giurista, le passioni sono per me un vero motore per vivere la vita. Sono alla ricerca inesausta della verità, credo nel giornalismo libero e di qualità. Porterò il mio contributo a "Lo Schermo" perché si batte per essere una voce unica, indipendente e mai ordinaria.

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