Andrea Sartoretti e il cinema che ci piace tanto

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“Vai al cinema per guardare la vita con l’illusione di uscire pensando di saperne un po’ di più… poi magari no, ma quell’illusione è fertile, non ti lascia sicuramente uguale a prima”. Ci piace il cinema attraverso i suoi talenti presenti, intelligenti, dai registri più leggeri a quelli più drammatici, versatili e attenti.  Ci piace il cinema anche grazie ad attori come Andrea Sartoretti, fra gli interpreti di Boris, Romanzo Criminale, Io ti vengo a cercare, Mission Impossible III, Ogni Maledetto Natale, Quando fuori piove (e di tantissimo altro), oggi a Lucca, per la chiusura del Lucca Film Festival, dove è stato giurato del concorso di lungometraggi, orizzonti di nuovi racconti di ottima qualità.

Lucca Film Festival 2022

Mi hai letto nella mente: che senso ha? Ha ancora senso andare al cinema se le storie migliori devono lottare così tanto per uscire?

Siamo come su un tagadà. Immaginiamo di dover allenare equilibrio, agilità e forza per restare in piedi, e diciamo che è proprio questa nostra voglia di non fermarsi all’ovvio che alimenta l’opportunità di andare avanti e la sorgente creativa dei nuovi racconti, che poi sono lo specchio di ciò che siamo.

E cosa significa essere attore di cinema, oggi? Qual è la cifra stilistica che porti con te?

Appartiene alle scelte che faccio e che segue la voglia di raccontare qualcosa di necessario. Essere attore è uno strumento per dar voce a questa necessità di creare lo specchio dove lo spettatore può riconoscere qualcosa di sé. Non mi piace il cinema che abusa di superficialità estetica, ma che estende il concetto di “vita”, nel racconto, a quello di un cammino dove ritrovarsi, anche negli accadimenti più leggeri, affinché possa avvenire una nuova sintonizzazione nell’esperienza reale di chi in quel momento ne è pubblico.

E questa sintonizzazione può avvenire in modo trasversale ai generi, giusto?

Certamente, è l’essenza stessa e la magia del racconto. Pensa a “Boris”. Con l’apparente scusa del racconto sarcastico di un set riesce a scavare nelle caratteristiche delle diverse personalità, nei difetti delle dinamiche lavorative, nel conflitto tra apparenza e forza del reale. Non mi piace quando una rappresentazione è gratuita… e questo vale per la comicità ma anche per il dramma.

Hai ritrovato questo impulso nella selezione dei film in concorso qui al Festival?

Francamente sì, e anche di notevole qualità.  Emerge la consapevolezza, soprattutto dalla dimensione asiatica, di una forza espressiva sotterranea. Sguardi che accompagnano nuovi cammini di conoscenza ed emozione.

Prima volta in giuria?

Non in senso assoluto. Qui a Lucca sì. Ne sono venuto a conoscenza quando siamo stati invitati come cast di Boris, all’uscita del film. Ho quindi accolto con piacere l’invito, con molto interesse e altrettanta curiosità, sicuro che avrei trovato un’organizzazione aperta e innamorata della nuova generazione di registi e autori internazionali.

Oggi a Lucca e domani?

Domani si ritorna di corsa sul set. Completamente coinvolto dalla nuova scrittura di Annarita Zambrano, al suo secondo film. Una meraviglia…

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