Womad 2018: visti negati agli artisti stranieri. Il direttore del festival Chris Smith: ‘Combinazione tra situazione politica e Brexit, ma è solo un periodo storico destinato a finire’

Womad 2018: visti negati agli artisti stranieri. Il direttore del festival Chris Smith: ‘Combinazione tra situazione politica e Brexit, ma è solo un periodo storico destinato a finire’

Artisti che cancellano la loro presenza al Womad Festival. E’ questo lo scenario che si è concretizzato al festival della ‘musica del mondo’ che si svolge a fine luglio in Inghilterra. Un qualcosa che, in realtà, non si era mai visto né verificato. A monte di tutto ciò, un mutamento dello scenario politico e l’arrivo inesorabile della Brexit con i cambiamenti che porterà in Gran Bretagna.

 

Ne abbiamo parlato, in una pausa, con un indaffaratissimo Chris Smith, direttore del Womad e del Womad International, durante il festival di quest’anno, quando si è trovato – suo malgrado – ad affrontare un problema del tutto nuovo: il rifiuto dei visti di ingresso agli artisti che dovevano partecipare alla manifestazione a Charlton Park nel sud dell’Inghilterra.

 

«La mia opinione – ha commentato Smith – è che quello che sta accadendo sia una combinazione tra la Brexit e una tendenza politica più generale. L’incertezza che caratterizza l’arrivo della Brexit comporta una paura generalizzata di quello che sarà e questo, a sua volta, comporta confusione rispetto a quanto esiste già. E’ così che di fronte a un festival come il Womad, di fatto, non si sa bene come comportarsi».

 

 

Ogni anno, al Womad arrivano artisti veramente da tutto il mondo e portano la loro musica: è così possibile conoscere suoni che provengono da ogni angolo del pianeta, senza che vi siano confini a dividere un luogo da un altro. Confini che, a volte, possono essere anche mentali: ascoltando gruppi di ogni dove, infatti, si scopre che la musica è una sola e che, seppure con declinazioni diverse, le analogie sono fortemente percepibili. Nel tempo, dal quel 1982 quando nacque per un’idea visionaria di un artista visionario quale Peter Gabriel, il Womad è cresciuto e oggi non è più solo musica – che comunque non sarebbe certo poco – ma è ogni forma di arte: dalla parola, alla pittura, all’artigianato, fino ad arrivare alla scienza, con la partecipazione del Cern di Ginevra che, oramai da 3 anni, riesce a dimostrare come la scienza possa essere considerata anche una forma d’arte.

 

E adesso? Cambierà qualcosa per il festival? «In realtà penso che le persone in Gran Bretagna che amano e si divertono con la musica non sono affatto cambiate – afferma convinto Chris Smith – e il pubblico che anche quest’anno sta partecipando all’edizione 2018 lo dimostra in maniera evidente. Quello che è cambiato, semmai, è quanto vi è intorno, intendo il panorama politico sull’integrazione che ha subito forti cambiamenti». Per Smith «Il successo del Festival è dimostrato da chi vuole condividere questa esperienza che fa leva sull’immaginazione e sugli aspetti più positivi. Vogliono e cercano qualcosa di positivo e lo trovano nel festival».

 

Per quanto concerne il futuro del Womad, il suo direttore lo vede molto solido: «Anche pensando al livello dei festival che organizziamo in tutto il mondo – dice – si può dire che la filosofia che sta dietro il festival sta crescendo e si sta consolidando un po’ ovunque, soprattutto in Sud America, dove siamo molto ben accolti».

 

Secondo Smith, però, l’accento è da mettersi su un altro aspetto, quello sociale, insito nel Womad in ogni luogo dove si tiene il festival, ma, in questo momento, soprattutto in Gran Bretagna. «Come dicevo – prosegue – i cambiamenti che stiamo vivendo stanno creando una sorta di ‘paura’ che è in questo momento molto presente. Ritengo, però, che si tratti di un momento storico ben preciso, che cambierà, si spera, in tempi non troppo lunghi, soprattutto per quanto concerne la politica». E, questo, per il direttore è uno dei presupposti che gli fa ritenere che non cambierà molto nell’organizzazione dell’evento. «Rimarremo qua – dice – e porteremo artisti internazionali a suonare qua. Certamente questa rappresenta anche una sfida a livello economico, ma rappresenta anche il nostro contributo al dibattito politico, poiché lo ribadisco, si tratta di una questione politica più che altro».

 

Ma la filosofia del Womad alla fine ha sempre il sopravvento e i confini – mentali o fisici – vengono abbattuti sempre dall’arte: «La musica e l’arte in generale – conclude – ha sempre avuto un importante ruolo sociale in quando riesce a mettere in contatto le persone grazie alla sua stessa natura. Se dovessi individuare oggi un ruolo della world music, direi che è proprio questo: mettere in contatto le persone e farle dialogare».

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