Una targa a Ungaretti e Carrà a Coreglia, snodo della cultura del ‘900

Una targa a Ungaretti e Carrà a Coreglia, snodo della cultura del ‘900

LUCCA – La notizia è questa: alla mattina di sabato prossimo, il 26, a Coreglia si inaugura una lapide che rievoca la permanenza nell’antico castello di Giuseppe Ungaretti e Carlo Carrà. La notizia – se non altro per il valore dei due personaggi, protagonisti della cultura e dell’arte del Novecento – non può essere confinata nell’ambito delle cose provinciali.

 

Evocare Carrà e Ungaretti significa aprire una finestra sullo scenario italiano, significa saper guardare nel vasto panorama delle esperienze che hanno marcato la vicenda nazionale, e significa riuscire a stabilire una positiva connessione con la storia e la memoria. Dunque i motivi per sottolineare l’importanza dell’iniziativa assunta dal Comune di Coreglia ci sono tutti , tanto più che la scopertura della lapide si inserisce nel quadro delle manifestazioni che da più parti si vanno organizzando per celebrare i primi cento anni della pubblicazione del libro “Il Porto Sepolto”.

 

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Giuseppe Ungaretti

Ed è proprio per onorare questo appuntamento , e per ricordare degnamente la prima edizione del libro che segnò l’esordio del poeta Giuseppe Ungaretti e impresse una svolta nella poesia italiana, che Coreglia ha promosso l’operazione della lapide. Un’operazione che si muove almeno in due direzioni: la giusta celebrazione del poeta Ungaretti, che con “Il Porto Sepolto” ha dato voce alle sofferenze ed alle speranze degli uomini delle trincee e , insieme, il recupero alla memoria civica, intanto, ma poi anche ad una più vasta platea culturale, di una vicenda che è stata in gran parte ignorata e dimenticata. Di cosa si tratti il testo della lapide lo dice chiaramente: “Nell’estate del 1925 cercando un salubre rifugio di pace operosa Giuseppe Ungaretti venne a Coreglia e in questa casa fu ospite di Carlo Carrà”.

 

Un evento di quel genere, una così alta combinazione d’arte e di poesia, l’incontro di due tra i più significativi interpreti del Novecento, che si è realizzato nel montano borgo di Coreglia, non poteva rimanere trascurato. Con quella lapide, non solo la vicenda viene finalmente assicurata alla memoria (le lapidi si mettono anche per questa ragione), ma di fatto è come se si avanzasse una autorevole sollecitazione a riconsiderare anche un passaggio cruciale della vicenda esistenziale e artistica di Carrà ed Ungaretti. In questa dimensione Coreglia assume il connotato di luogo dell’anima: l’antico borgo immerso nel verde dei monti è il “buen retiro” che insieme al refrigerio dell’aria assicura ai due artisti quell’ambiente di pace operosa di cui sentono necessità.

 

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Carlo Carrà

Sarà soprattutto Carlo Carrà a sperimentare l’“effetto Coreglia” e ne lascerà significative prove in opere, come “Il mulino delle castagne” che è considerata tra i più alti risultati della pittura. E quanto profonda e vasta fosse stata l’impronta dei giorni di Coreglia sulla sua pittura è stato proprio Carlo Carrà a rivelarlo, attribuendo alla permanenza nel borgo montanino la svolta del suo dipingere. Nel libro con il quale, nel 1945, ripercorreva la storia della sua vita, Carrà ha fissato proprio a Coreglia l’affermazione di quel suo nuovo modo di dipingere che seguiva alle ormai superate stagioni del futurismo e della metafisica. La ricerca della nuova strada era iniziata sul Mar Ligure nel 1921 ed era proseguita a Belgirate e quindi negli anni successivi a Camogli ed a Crevola sul Sesia. Era come un percorso di crescita tormentata che aveva il suo felice approdo a Coreglia nel 1925: “Qui il tempo mi fu propizio e la mia tavolozza si schiarisce, le forme si precisano a contatto con la limpidità della campagna toscana”.

 

Questa grande storia di cultura e di arte, a lungo ignorata, torna finalmente alla ribalta grazie alla lapide che sabato si inaugura a Coreglia. Festeggiamola come merita e intendiamola come l’annuncio di un prossimo ritorno di Carrà a Coreglia con una mostra delle sue opere. Il tempo è maturo e, se non ora, quando?

 

Umberto Sereni

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