Un pezzo di storia della musica italiana sul palco della Versiliana: Giulio Mogol

Un pezzo di storia della musica italiana sul palco della Versiliana: Giulio Mogol

MARINA DI PIETRASANTA – L’icona del cantautorato italiano, paroliere inarrivabile e poeta senza tempo: Giulio Mogol è salito sul palco della Versiliana per incantare centinaia di spettatori.

 

Giovedì 16 agosto il teatro a cielo aperto di Marina di Pietrasanta si è riempito di musica e parole con i racconti dell’autore di eccellenza accompagnato dalla cantante Monia Angeli nello spettacolo “Mogol racconta Mogol” organizzato da Leg “Live Emotion Group” e prodotto da Luna di Miele produzioni La storia di Giulio Mogol a partire dalla sue origini, dall’esperienza con Lucio Battisti fino ad arrivare ai giorni nostri, all’uomo che è stato ma che soprattutto è diventato grazie alle esperienze vissute.

 

Una storia di vita, prima che di musica, quella che ha raccontato Mogol che ha è mostrato, in tutta la sua umiltà e simpatia, prima un uomo e poi l’artista incredibile che è.

 

Una serie di aneddoti vissuti, raccontati con il sorriso e la luce negli occhi, hanno ammaliato il pubblico attento e curioso. Il tutto intervallato dalla potente voce della cantate Monia Angeli che ha inizialmente omaggiato Lucio Battisti con i pezzi di storia come “io vorrei non vorrei ma se vuoi” “acqua azzurra, acqua chiara”, “pensieri e parole”, “e penso a te” che hanno strappato al pubblico sorrisi e lacrime. Per continuare poi con “fiori rosa fiori di pesco”, “mi ritorni in mente”, “29 settembre”, “sí viaggiare”, “emozioni”, “io son te sto bene” e “la collina dei ciliegi”.G

 

rande emozione per “i giardini di marzo”, pezzo da brividi con uno dei più bei testi mai scritti nella storia della musica: “il coraggio di vivere si ha quando si ha il coraggio di affrontare il nostro destino” ha commentato il maestro Mogol spingendo tutti a una profonda e difficile riflessione.

 

Importante da ricordare anche l’impegno sociale di cui Mogol ne è testimone in quanto ideatore e fondatore della Nazionale Cantanti, iniziativa che ad oggi ha raccolto ben 90milioni di euro destinati ai bambini malati.”

 

Questa cosa della nazionale cantanti è nata per caso” ha raccontato l’artista “un mio amico che lavorava come volontario mi disse che avevano bisogno di una nuova ambulanza e se avessi potuto organizzare un concerto per trovare i fondi per comprarla. Io pensai di organizzare una partita di calcio, visto che non sapevo cantare, e chiamai qualche amico tra cui Lucio Battisti che non aveva mai visto un pallone prima di quel momento. A quella partita vennero 20mila persone e fu del tutto inaspettato. Da lì decisi che poteva essere una bella iniziativa da ripetere ma soprattutto l’occasione per creare qualcosa di importante. Adesso il nostro obiettivo è arrivare a raccogliere 100 milioni di euro e sono sicuro che ce la faremo”.

 

Un uomo da cui traspare bontà e semplicità Mogol, di quelli che hanno la verità in tasca perché si ricordano la vita a memoria, di quelli con un po’ di rughe e gli occhi di chi ha già vissuto tento ma ha ancora voglia di stupirsi.

 

Domanda impossibile da evitare é stata quella riguardo al mondo discografico di oggi, alla realtà musicale diametralmente opposta a quella in cui Mogol è vissuto: “il punto non è tanto chi canta o cosa canta ma da chi gli viene insegnato. La cosa fondamentale è che chi insegna deve sapere” e a questo riguardo è in prima linea con con la sua scuola, il “Cet Centro Europeo di Tuscolano” ad Avigliano Umbro dove vengono formati i miglior musicisti.

 

“Ho investito tutti i miei risparmi in questo progetto, ho cercato per molto tempo un posto dove farlo ma alla fine ho scelto l’Umbria e non potrei aver fatto scelta migliore”. Il successo più grande a quanto dice Mogol quello di poter donare agli altri il metodo per raggiungere i propri sogni.

 

La serata è continuata tra altri intramontabili successi scritti dal maestro come “Amor mio” interpretata da Mina, per cui Mogol ha scritto 30 canzoni, “Mediterraneo” di Mango che l’artista ha ricordato con molta tristezza dopo la sua scomparsa troppo presto e “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano che si è conquistata la standing ovation del pubblico.

 

Momenti anche molto divertenti dove si è scoperto un Mogol ironico che ha raccontato l’incontro con Bob Dylan dopo che questo gli aveva chiesto di tradurre alcune sue canzoni senza successo alla fine.

 

Un tuffo in epoca passata ma ben viva nel cuore di tutti che ha fatto ricordare, ma soprattutto rivivere, il passato ed è proprio questo quello si evince guardando negli occhi Giulio Mogol: quante vite possiamo vivere in una vita? Negli occhi di Mogol ce ne sono tante, innumerevoli ma la cosa strabiliante è che si intravedono, attraverso la sua curiosità e ingenuità, ancora tutte quelle che vorrebbe vivere..

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