Successo per il concerto di Pasqua della filarmonica ‘Luporini’ di San Gennaro

Successo per il concerto di Pasqua della filarmonica ‘Luporini’ di San Gennaro

LUCCA – La musica sacra di Verdi accarezzata dal timbro vellutato dei sassofoni.
E’ successo ieri sera nella splendida basilica di San Francesco, sede abituale del
concerto di Pasqua che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca offre alla città.
Artefice di una serata dai contorni eccezionali è stato Giampaolo Lazzeri, direttore
storico della Filarmonica Gaetano Luporini, una banda che affonda le sue radici nel
lontano 1894. E giustamente se ne vanta.

 

La figura di Lazzeri è fondamentale a tutt’oggi nel quadro della valutazione in
termini culturali della banda italiana. Nell’intento di fornire alla vita bandistica quel
supporto accademico che compete ormai a un’attività svolta con competenza
professionale da musicisti di solida e comprovata preparazione, Lazzeri è andato a
trovare i suoi partners a Perugia, guadagnandosi l’attenzione di un ateneo di prestigio
come l’Università per Stranieri. La prima istituzione di alto profilo formativo che ha
deciso di scendere in campo a favore di quello che di culturale e sociale le bande
svolgono in tutti i territori dove sono presenti. Nella sua qualità di presidente
nazionale dell’Anbima, l’associazione che raccoglie 1500 bande in tutta la penisola,
Lazzeri, nell’ormai lontano 2012 stese un protocollo di partenariato con quella che
era allora il rettore dell’Università internazionale perugina, la lucchese Stefania
Giannini. Eredità presa in carico dall’attuale rettore, Giovanni Paciullo, che più di
una volta è stato presente alle iniziative promosse da Lazzeri.

 

Del resto il concerto era perfettamente in linea con altre manifestazioni in
cui Lazzeri si è rivelato demiurgo di letture musicali di altissimo spessore artistico. E
intendiamo riferirci a due precedenti edizioni del concerto di Pasqua, dove la
Filarmonica Luporini, sempre in San Francesco, ha suonato le trascrizioni che
Lazzeri ha realizzato di pagine di alta spiritualità firmate da quel grande musicista
della chiesa che fu don Lorenzo Perosi. Ma se si volesse puntare su un titolo che
Lazzeri ha riattualizzato nella impaginazione bandistica dovremmo riferirci alla
Messa di Gloria scritta dal più grande dei lucchesi, Giacomo Puccini.

 

Con queste credenziali al suo attivo il direttore della Luporini ha mantenuto il suo
impegno con la Fondazione Cassa di Risparmio, onorando la collaborazione con un
ardimentoso salto in avanti, quale risultava l’adattamento per i fiati dei Quattro pezzi
sacri di Verdi. Opere di astiosa coralità, dense di disciplina contrappuntistica, ostinate
riflessioni polifoniche di un vecchio ottantenne che aveva al suo attivo il gigantesco
Requiem scritto in memoria di Manzoni. Per realizzare questa operazione, che aveva
i suoi rischi nella scarsa comunicabilità che hanno questi quattro pannelli, Lazzeri è
ricorso alla collaborazione di due corali di San Miniato, la Cappella della Cattedrale,
e la San Genesio, ambedue sotto la direzione di Carlo Fermalvento.

 

Entrando nel vivo della serata diremo che l’orchestrazione per i fiati disposta da
Lazzeri era geniale nella scelta delle soluzioni adottate, sopratutto nella trasparenza
con cui il direttore di Santa Maria a Monte è riuscito a stendere la timbrica
dell’orchestra verdiana, spesso diafana, sul tappeto delle sonorità di ance e ottoni.
Declinando così un amalgama fluente, setoso nella sostanza acustica, e soprattutto
ben differenziato nei ruoli delle singole famiglie strumentali. Con, all’occorrenza,
questo segnale “moderno” dei sassofoni, indizio di quella visione in avanti che le
pagine verdiane racchiudono. Lasciando a Fermalvento l’Ave Maria e le Laudi alla
Vergine, Lazzeri ha ripreso in mano la banda e i cori nel poderoso Stabat Mater e nel
conclusivo Te Deun, un teliere voluto da Verdi ascetico come un gigantesco ex-voto,
ma disponibile anche a produrre l’incanto dell’unica melodia memorizzabile e
riproducile, una cosa che il maestro di Busseto aveva saputo far in tutti i suoi inserti
corali d’opera. Sotto questi punti di vista, forse, le grandi scene corali del don Carlos
potrebbero essere considerate il modulo da cui è stato tratto questo Te Deum, che
precede di pochissimo il carnale episodio che chiude il primo atto della pucciniana
Tosca.

 

La soddisfazione per una realizzazione progettuale Lazzeri ha potuto condividerla
con un’ospite illustre, la discendente di Verdi, Gaia Maschi Verdi, seduta in prima
fila. Un personaggio molto attivo nella testimonianza di un’eredità universale, che
con la sua presenza ha di fatto suggellato la serata di un marchio di autenticità.
Per completare la serata Lazzeri aveva disposto due altri pezzi da suonarsi prima e
dopo il polittico verdiano. Ha iniziato dirigendo l’Alleluja Laudamus Te, di Alfred
Reed, una partitura per sola banda, dove il direttore toscano ha confermato, se ce ne
fosse bisogno, la sua versatilità di concertatore attento e appassionato. Qualità che gli
sono state riconosciute in tempi recentissimi, con la prestigiosa nomina a direttore
degli ottoni dell’orchestra del maggio Musicale Fiorentino.
In chiusura di concerto un pezzo di Don Emilio Ciotti, un “Venite, famiglie tutte delle
genti”, stesura del 2008. Si tratta di una forma dell’antica tradizione musicale lucchese, il Mottettone, di cui il sacerdote ha voluto rispettare le modalità acquisite.
Ripartizione in tre elementi, presenza corale “ad acclamazione”, tripudio della banda, piccoli episodi di raccordo di ottima fattura e un generale senso di adorazione della Croce, rivissuto con l’evocazione del”Vexilla regis prodeunt”, citato come lo cantavano gli antichi lucchesi.

 

180Applausi convinti per don Citti, e un uragano di consensi per Lazzeri e la sua
formidabile Filarmonica Luporini, un polmone strumentale che è un gioiello di
musicalità.

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