Spread e mutui, ci dobbiamo preoccupare?

Spread e mutui, ci dobbiamo preoccupare?

Si fa un gran parlare dello spread che cresce e le persone si chiedono come questo influirà sulle loro tasche. Soprattutto c’è preoccupazione per il costo dei mutui che molti italiani hanno stipulato per acquistare casa.
Abbiamo dunque chiesto ad un esperto del settore, il dott. Stefano Grassi, di fare chiarezza sul rapporto tra spread e mutui. Dott. Grassi, ci dobbiamo preoccupare?

 

I mutui interessano certamente più famiglie italiane rispetto ai BTp. Una casa su due (e ogni anno ne vengono vendute più di 500mila) viene acquistata attraverso l’aiuto della leva finanziaria offerto dalla banca, cioè il mutuo. Mentre al momento appena il 5% dei titoli di Stato italiani è in mano ai piccoli risparmiatori. In ogni caso mutui e BTp suscitano sempre un forte richiamo popolare. Ne consegue che quando queste due “grandezze” vengono a contatto in momenti di turbolenza finanziaria è fin troppo facile cadere in allarmismi.

 

Dallo scorso maggio – da quando si è insediato il nuovo governo Lega-M5S che ha proposto un contratto di governo piuttosto ambizioso in termini di deficit spending ma che non ha convinto tutti sul fronte delle coperture – lo spread BTp-Bund è salito sulle montagne russe. Lo “spread” indica la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi: dato che questi ultimi sono generalmente ritenuti molto solidi, la differenza tra i due è un indice della fiducia dei mercati nel nostro Paese.

 

I violenti strappi al rialzo dello spread BTp-Bund hanno innescato un generale senso di panico in chi ha un mutuo. Molti hanno temuto di vedersi aumentare da un mese all’altro la rata. La preoccupazione maggiore ha colpito l’universo dei mutuatari a tasso variabile. Perché in molti sono tutt’ora convinti che esista una correlazione tra le tensioni finanziarie (che possono far salire lo spread BTp-Bund) e l’andamento degli indici Euribor (gli unici, assieme al tasso ufficiale della Banca Centrale Europea, che hanno il potere di far ballare le rate dei mutui a tasso variabile).Che si tratti di cose diverse è quindi ovvio. Cerchiamo di capire anche perché questa preoccupazione non ha logica di esistere. Per farlo bisogna ragionare sui fattori che possono far salire l’Euribor, quelli cioè su cui realmente dovrebbe concentrarsi chi sta pagando un mutuo a tasso variabile. L’Euribor può salire per due motivi:
1) quando la Bce alza/sta per alzare i tassi che essa governa e che sintetizzano l’andamento del costo del denaro all’ingrosso (le stime indicano un prossimo rialzo di 10 centesimi del tasso sui depositi da -0,4% a -0,3% a settembre 2019);
2) in caso di crisi di fiducia tra le banche che quindi non si fidano a prestarsi liquidità tra loro nel mercato interbancario, come è successo nel 2008. Ma questo scenario oggi non si verifica perché c’è il problema opposto, cioè abbiamo abbondanza di liquidità interbancaria ed è questa la ragione per cui i tassi sono addirittura negativi.

 

Detto ciò, lo spread BTp-Bund può avere nel medio periodo (circa sei-nove mesi) il potere di spingere le banche ad aumentare i costi dei “nuovi” mutui, ma non di quelli in essere. Questo perché un aumento prolungato dei tassi obbligazionari può impattare sul costo di raccolta del denaro delle banche e sulla gestione della tesoreria. Questo aumento di costi può portare le banche a decidere di aumentare in futuro i loro spread, quelli che applicano sui mutui e che ne rappresentano il margine lordo dell’operazione di finanziamento (a cui va aggiunto l’Euribor per calcolare la rata finale del variabile e l’indice Irs per calcolare la rata finale del mutuo a tasso fisso).

 

Ma qui siamo ancora nel campo delle ipotesi. Perché difatti da maggio, da quando lo spread BTp-Bund è più che raddoppiato passando da 120 a 300, gli spread sui nuovi mutui non sono stati modificati e anzi viaggiano ai minimi storici, se non addirittura azzerati sul fisso e intorno allo 0,7% sul variabile.

 

In conclusione, ciò che per ora possiamo toccare con mano è che lo spread BTp-Bund non impatta sull’Euribor (e quindi sui mutui a tasso variabile in essere).
Può eventualmente in futuro impattare sul costo dei nuovi mutui. Ma per ora questo non è avvenuto.
Chi stipula un nuovo mutuo oggi lo fa comunque ai minimi storici.

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