Primo esposto alla Guardia di Finanzia di Lucca contro Lyoness: in Italia sono quasi 300

Primo esposto alla Guardia di Finanzia di Lucca contro Lyoness: in Italia sono quasi 300

LUCCA – Ha investito quasi diecimila euro credendo che potesse essere un’opportunità interessante per la sua azienda, dando fondo a gran parte dei suoi risparmi, ma, nonostante le tante promesse, il ritorno è stato pari a zero. E sono partite le denunce. Il 24 agosto è stato presentato presso la Guardia di Finanza di Lucca, da un giovane imprenditore che risiede in provincia, il primo esposto in Toscana contro Lyoness nell’ambito dell’azione promossa da Studio3A-Valore S.p.A. Alla società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini si sono affidate (finora) 296 persone da tutta Italia per riavere indietro le somme investite – in totale 2 milioni e 539mila euro – nella nota shopping community, sanzionata dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato con una multa di 3,2 milioni: “il sistema di promozione usato per diffondere fra i consumatori una formula di acquisto di beni con cashback (la restituzione di una percentuale del denaro speso negli esercenti convenzionati) è scorretto in quanto integra un sistema dalle caratteristiche piramidali, fattispecie annoverata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali in ogni caso ingannevoli” recita il provvedimento del gennaio 2019. Di questi 296, 22 sono toscani.

 

 

L’imprenditore è entrato in contatto con questo “mondo” nell’aprile 2017 tramite un amico che pensava potesse trattarsi di un progetto utile per aumentare i clienti. Alla prima serata di presentazione gli è stato illustrato il cashback, sistema di multilevel marketing basato sul coinvolgimento di un numero sempre maggiore di consumatori a cui, attraverso l’acquisizione di una card, si prospettano vantaggi vari, a partire dagli shopping point e dai bonus amicizia ottenuti con gli acquisti negli esercizi affiliati e da quelli effettuati dai consumatori che a propria volta si invitano (lo sconto è solo dello 0,5%). All’inizio intendeva solo convenzionare la sua azienda, cosa che poi ha fatto, ma i referenti di zona della community hanno presto iniziato a esercitare un “pressing asfissiante” perché passasse al “business vero”: diventare Premium Marketer, “sviluppatore” del sistema, attività che si alimenta sul reclutamento nel circuito di nuovi aderenti.

 

 

Qui però è iniziata l’emorragia di soldi: per avviare una propria carriera di promotori nella “catena” viene chiesto con insistenza il pagamento di varie quote, dietro la promessa che poi l’investimento sarà rapidamente recuperato: solo quella d’ingresso, che il giovane ha dovuto versare come tutti i Marketer, è di 2.400 euro, ma poi, ogni volta che Lyoness avvia un nuovo progetto di cashback in un altro Paese, ne viene “caldeggiata” un’altra, cloud, di 1.500 euro per trarre vantaggi anche in quel mercato. Lui ne ha acquistate tre e ha dovuto prelevare tutti i suoi risparmi dalla banca perché gli sono stati pure chiesti i soldi in contanti. Senza contare le altre spese, come i 50 euro al mese per tenere aperto il proprio Easy shop o le convention, anche all’estero, e i workshop, per imparare le tecniche da chi è in cima alla piramide, a cui bisogna partecipare per non rimanere tagliati fuori dal giro: tutti a pagamento. In totale ha investito quasi 10mila euro, per avere un ritorno nullo. Che poi è il motivo che ha portato al provvedimento del Garante.

 

 

Il cashback è un metodo diffuso in tutto il mondo, ma nello specifico è emerso come esso e la possibilità di ottenere uno sconto differito sugli acquisti costituiscano solo un aspetto secondario dell’attività di Lyoness e del volume economico generato: un sesto dei ricavi. Il resto si regge, appunto, sulle quote richieste ai marketer per avviare e proseguire la carriera. E’ sulla base di tale meccanismo, che vale oltre l’80% del fatturato Lyoness e di cui il Garante ha inibito la prosecuzione, che l’Agcm ha individuato il sistema come piramidale: lo Schema Ponzi, che permette ai primi che iniziano la catena di ottenere elevati ritorni economici, ma impone ai successivi subentrati di coinvolgere altre persone o investire sempre maggiori somme di danaro per avere un effettivo riscontro. Il risultato è che i guadagni degli affiliati derivano quasi esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori o dagli stessi affiliati, e non da attività produttive e commerciali. Un sistema fisiologicamente destinato a non remunerare la stragrande maggioranza degli aderenti: dall’istruttoria risulta che i soggetti che sono effettivamente riusciti a conseguire posizioni rilevanti nel sistema corrispondono appena allo 0,04%, solo 31 Lyconet su 67.016 operanti in Italia. Migliaia di persone hanno investito mediamente alcune migliaia di euro, in alcuni casi anche decine di migliaia, ma non hanno recuperato se non in minima parte l’investimento, senza contare che spesso hanno coinvolto familiari e amici. 

 

 

L’imprenditore ha compreso presto che qualcosa non andava perché le quote cloud che aveva pagato non gli venivano accreditate dal referente Lyoness di Lucca, tanto da doversi recare dai carabinieri: solo dopo la minaccia di denuncia è avvenuta la transazione. Disilluso dalle possibilità di recuperare i suoi soldi già da fine 2017, tuttavia, l’imprenditore ha trovato la forza di far valere le proprie ragioni dopo il pronunciamento del Garante, che ha comprovato le sempre maggiori perplessità insorte sulla community. E, attraverso la consulente personale dott.ssa Sara Donati, ha deciso di rivolgersi a Studio3A, come altri 300 aderenti. Lo studio ha subito richiesto a Lyoness la restituzione integrale delle somme per i propri assistiti, la cui acquisizione è stata evidentemente “viziata”, ma dopo lunghi tira e molla dell’azienda, di fronte alla sua disponibilità a restituirne solo una percentuale, ha deciso di rompere gli indugi coinvolgendo anche i finanzieri per le opportune indagini finanziarie: prima di quello di Lucca, sono già stati presentati una ventina di altri esposti in tutto il Paese nei comandi delle Fiamme Gialle di Torino, Milano, Verona, Vicenza, Reggio Emilia, Alessandria, Perugia, etc. Inoltre, Studio 3A ha deciso di adire le vie legali per ottenere giustizia per i propri assistiti, ma anche per fare finalmente chiarezza, più in generale, su un fenomeno che interessa decine di migliaia di famiglie, ed è stata depositata una citazione in causa generale avanti al Tribunale di Verona, provincia dove ha sede legale Lyoness Italia. Anche qui, come negli esposti, si paventano non solo solo violazioni sul fronte del codice del consumo ma anche reati penali, compreso quello di truffa che consiste nell’indurre qualcuno in errore con false informazioni, artifizi, raggiri per procurare a sé e ad altri un ingiusto profitto con l’altrui danno.

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