Photolux: la biennale che trasporta l’uomo oltre i muri

Photolux: la biennale che trasporta l’uomo oltre i muri

LUCCA – Superare i muri è possibile. Lo documentano le mostre presenti a Photolux Festival 2019. La biennale internazionale di fotografia, diretta da Enrico Stefanelli, che si terrà dal 16 novembre all’8 dicembre a Lucca, quest’anno ha come titolo “Mondi/New Worlds” e racconta le vicende che hanno segnato il secolo scorso, prestando però uno sguardo verso il futuro. Uno sguardo che invita a soffermarsi sul desiderio umano di andare oltre limiti, oltre le barriere e i muri.

 

“One day Visa for Berlin East” di Hudo Hesse, a cura di Markus Hartmann, racconta la Berlino est negli anni immediatamente precedenti la caduta del Muro. Hesse, fotografo tedesco con base a Berlino ovest, dal 1981 al 1983, ha spesso attraversato il muro eretto nell’agosto 1961 per dividere in due la città. Una frequentazione assidua, la sua, allo scopo di documentare con i suoi scatti ciò che avveniva nella parte orientale di Berlino. Mentre Hesse fotografava le strade di Berlino est, fermando col suo obiettivo lo scandire della vita di tutti i giorni, aveva l’impressione di visitare un paese straniero, che aveva sì qualcosa di familiare, ma che al tempo stesso sentiva come alienante e quasi esotico.

 

La capitale tedesca è anche al centro dell’esposizione “Berlin 1980 -1990” di Stéphane Duroy, in collaborazione con l’Agence VU’, dove gli scatti del fotografo francese documentano il decennio precedente e i giorni stessi della caduta del muro, epilogo del regime sovietico.

Le fotografie di “Behind the wall” di David Appleby, fotografo inglese, mostrano invece un muro immaginario, ma profondamente calato nella contemporaneità, con le radici affondate nel Novecento e un messaggio universale ancora capace di descrivere l’attualità e di far riflettere sul nostro mondo. Appleby, infatti, racconta il dietro le quinte del film The Wall, celebre adattamento cinematografico del 1982 ispirato all’album culto dei Pink Floyd. Gli scatti in bianco e nero scelti per l’esposizione rappresentano al meglio – secondo Appleby – i ricordi di quell’esperienza.

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