“On the corner”, allo Scompiglio la performance di Cecilia Bertoni

“On the corner”, allo Scompiglio la performance di Cecilia Bertoni

LUCCA – On the corner è la nuova produzione della Compagnia Dello Scompiglio, con la regia Cecilia Bertoni, in collaborazione con Carl G. Beukman, in prima nazionale da venerdì 14 a domenica 16 giugno (e dal 13 al 15 settembre) negli spazi esterni della omonima Tenuta di Vorno (Lucca), alle ore 18.00. Due vecchi fabbricati rurali, metati, e un grande terrazzamento alberato sono lo scenario dei tre atti della performance itinerante – che prevede un numero limitato di spettatori e vede in scena Cecilia Bertoni, Mauro Carulli, Mariagrazia Pompei, Charlotte Zerbey – incentrata sul rapporto dell’individuo con il suo approssimarsi alla morte, o con il desiderio della morte come unica scappatoia da un corpo inospitale. La solitudine vissuta al suo estremo accumuna tutte le diverse circostanze che ci portano vicino alla soglia della morte.

 

L’appuntamento si inserisce nella programmazione tematica Della morte e del morire, che pone l’attenzione sull’individualità in relazione alla morte e alle sue tre dimensioni socio-politica, ideologica, celebrativa. Fino a dicembre l’Associazione Culturale Dello Scompiglio, diretta dalla regista e artista Cecilia Bertoni propone mostre, performance, concerti, workshop, residenze, incontri e attività per bambini. Vengono presentati i progetti vincitori di un bando internazionale rivolto ad artisti in ogni declinazione delle arti – al quale hanno partecipato oltre cinquecento progetti – accanto alle creazioni e alle produzioni della Compagnia Dello Scompiglio, a incontri, a mostre, a spettacoli ospiti.

 

“Ciascun atto di On the corner – precisa Cecilia Bertoni – attinge alla vasta tematica della morte e del morire. La situazione site-specific diventa supporto della drammaturgia. Lo spettatore viene talora avvolto dall’ambiente, talora coinvolto direttamente. Oppure rimane spettatore distante.
L’atto al Metato del Bambù racconta del periodo prima della morte, in cui il morente vive spesso in due mondi paralleli. In uno lotta per la sopravvivenza concreta, riduce le sue necessità al minimo, restringe lo spazio intorno a sé. Nell’altro comincia a entrare in un’esperienza più e più immateriale e fluida. Nel caso in cui creda alla vita dopo la morte, si abitua a una vita senza corpo, senza spazio e senza tempo. In caso contrario, semplicemente si abitua al nulla. (…) Il Metato del Pastore diventa metafora della casa intesa come il corpo che abitiamo. Il corpo a volte è accogliente, si muove, ci porta nel mondo, comunica, ma può anche diventare inospitale. Il dolore fisico c’imprigiona, ci isola in uno spazio sempre più limitato, pericolante e solitario dal quale vorremmo evadere. Per sempre.
Fra le due case, all’ombra degli alberi, mentre lo spettatore si rifocilla viene invitato a partecipare a un gioco. E come in tutti i giochi vige l’arbitrarietà di chi vince e di chi perde.”

 

Fino al 22 settembre, sempre di Cecilia Bertoni, è visitabile Camera #5, installazione in cui l’artista, partendo dalla scrittura del proprio testamento, indaga sulla morte e sulla sua necessità.
Sono visitabili inoltre, fino alla stessa data, Sanctum, installazione ambientale dell’artista olandese Levi van Veluw a cura di Angel Moya Garcia, sviluppata appositamente per la Tenuta Dello Scompiglio e ispirata al primo edificio religioso, il Tabernacolo, chiamato anche la tenda delle riunioni; Riderless Horse, video-installazione dell’artista spagnolo Avelino Sala, in cui si mette in discussione l’idea di eroe e di leader rappresentata in tutta la statuaria classica da un uomo a cavallo.

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