Odissee al pronto soccorso, Marchetti: «Spia di un sistema inceppato, la Regione non ha un progetto»

Odissee al pronto soccorso, Marchetti: «Spia di un sistema inceppato, la Regione non ha un progetto»

LUCCA – «Luglio: colpa del caldo. Tra due mesi: colpa dell’influenza. E ora? Di cosa è colpa se una 90enne resta 30 ore su una barella del pronto soccorso dell’ospedale di Lucca? Io lo so: è colpa della carenza di personale sanitario, colpa della carenza di spazi e posti letto, colpa di una rete di sanità territoriale totalmente smagliata per non dire assente, colpa di una programmazione sanitaria che nei decenni ha badato a risparmiare arrivando a tagliare le attività di assistenza e cura e ciò che le permette in termini di risorse umane e logistiche. E’ una colpa tutta politica, e tutta del Pd e della sinistra che storicamente governano la Regione e dunque la sanità. A chi è malato paiono cose lontane e invece no: la responsabilità delle 30 ore in barella di un’anziana oggi, di altri domani e di altri ieri, a Lucca come altrove, risiede lì: nelle stanze dei bottoni della sanità toscana». La riflessione arriva dal Capogruppo regionale di Forza Italia Maurizio Marchetti a seguito del racconto, restituito dalle cronache locali lucchesi, dell’ennesima odissea di un’anziana rimasta su una barella per 30 ore nel pronto soccorso dell’ospedale cittadino San Luca.

 

 

«E, giusto per dire: a inizio del luglio scorso erano perfino terminate le barelle – rincara Marchetti -. Per una famiglia che racconta, quanti malati ci sono che sopportano in silenzio? Quanti sanitari ogni giorno si sforzano di far pari con le persone da curare, cercando di mostrare cuor leggero mentre patiscono turni estenuanti, carenza di strumenti anche a volte banali come garze e cerotti, quando non di farmaci? Ora – prosegue Marchetti – qui non si tratta di gridare ‘al lupo’ a ogni evento. Gli eventi sono troppi, il lupo è sempre lì. Bisogna però anche evitare l’assuefazione, ovvero che nell’utenza questa situazione davvero drammatica nel pronto soccorso di Lucca quanto in quelli di Prato, Massa, Versilia, Pistoia, Pisa… potrei continuare elencandoli quasi tutti… bisogna evitare, dicevo, che questo andazzo diventi tollerato passivamente. Perché non è normale».

 

 

«Proviamo a ripensare il modello. Cambiare codici da colore a numero non modifica di nulla la sostanza delle cose. Proviamo invece a modificare l’approccio della governance. Si punta sulla sanità territoriale? Bene, va realizzata. Va tessuta una rete di sistema-salute capillare, riconoscibile e in grado di dare risposte ai bisogni di assistenza e cura delle persone ovunque esse si trovino, così da evitare che si rechino in pronto soccorso. Si vuol polarizzare sui pronto soccorso? Bene, allora assumiamo personale e lì creiamo percorsi differenziati che magari dopo il triage indirizzino i codici ex bianchi, oggi 5, ovvero non urgenti, verso iter di presa in carico a sé che non ingolfino chi intanto sta curando i malati gravi. Qualunque sia il modello di cura che chi governa ha in mente, bisogna che gli dia gambe e strutture. Investire, non tagliare. Il punto è un altro: chi governa la sanità regionale ce l’ha, in mente, un modello? O naviga ormai a vista con le forbici in mano tagliando l’acquisto di una benda qui o l’assunzione di un sanitario là? Io temo la seconda che ho detto… Bisogna cambiare conducente e affidare la guida del treno sanitario a un macchinista capace e con le idee chiare come Forza Italia e il centrodestra dimostra di saper essere nelle Regioni in cui governa. Il 2020 sarà l’occasione per togliere la patente a Pd e sinistre».

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