Lucia Del Chiaro e il suo intervento in merito al concetto di famiglia naturale

Lucia Del Chiaro e il suo intervento in merito al concetto di famiglia naturale

LUCCA –  “I sostenitori del Congresso mondiale della Famiglia di Verona amano accostare all’idea di famiglia l’aggettivo naturale. Come assessore al sociale che si occupa di famiglie, la cosa mi colpisce molto, ma mi colpisce ancora di più come studiosa e amante della natura.

 

Il costante riferimento a quanto possa essere naturale e come tale buono, o, al contrario, innaturale e quindi cattivo, non trova la sua giustificazione logica proprio nel mondo naturale, che non contempla, nel suo modo di essere, queste categorie. La cicuta bevuta da Socrate era certamente naturale, ma non credo che questo lo consoli della terribile morte che gli ha procurato. In natura è presente la violenza e l’altruismo, la bellezza di una foresta e il disastro di una eruzione vulcanica, l’uccisione dei propri simili, la cooperazione, le malattie, la morte.

 

Nemmeno nei comportamenti sessuali ci si può rifare alla natura per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato: in natura convivono felicemente clonazione ed ermafroditismo, eterosessualità e omosessualità, orge di chiocciole e di bonobo o i casti e fedeli gibboni. I figli delle api e delle formiche hanno tutti la stessa madre e mille padri diversi, figli anch’essi della medesima regina con la quale si accoppiano al momento necessario.

 

Non riesco, quindi, neanche sforzandomi, a comprendere il senso di questo aggettivo utilizzato per distinguere categorie della morale. Mi viene spesso ripetuto come lo scopo naturale del matrimonio sia la procreazione: accolgo sempre con grande dolore, permettetemi, anche personale, questa frase fatta basata sulla superficiale e univoca idea che solo chi sia biologicamente compatibile abbia il diritto ad avere dei figli”.

 

Lucia Del Chiaro.

 

La convenzione dell’Aja sui diritti dell’infanzia ha trasformato il paradigma delle nuove famiglie adottive: dal diritto dei genitori a trovare il loro bambino, a quello di ogni bambino di aver diritto alla sua famiglia. La sua famiglia, quella giusta per lui, per la sua storia, le sue caratteristiche, la sua cultura, la sua religione.

 

I bambini che vengono ogni anno lasciati negli istituti del mondo, sono stati messi al mondo da coppie eterosessuali, che non sono state poi in grado di occuparsene. I bambini che ogni anno i servizi sociali sono costretti a togliere alle famiglie d’origine per incanalarli nelle procedure d’affido prima e di adozione poi sono tolti a famiglie eterosessuali.

 

Vogliamo da questo dedurre che le coppie eterosessuali non sono adatte ad allevare bambini? Come appartenente a questa categoria tiro un sospiro di sollievo a pensare che no, nessuno si permetterebbe mai di correlare questa mia caratteristica alla mia capacità di allevare correttamente un bambino, e infatti sono molto felice che uno mi sia stato dato dal destino.

Ma non lascerò mai senza replica, né per me, né per chiunque altro, l’affermazione che solo chi è biologicamente deputato a fare figli possa davvero averne, perché questa non è solo una sciocchezza, ma una gratuita crudeltà. Per questo do la mia adesione alla manifestazione di venerdì 29 “Le famiglie sono i luoghi dove tutte le donne e tutti gli uomini sono liberi” che si terrà in piazza San Frediano alle 17.

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