Laura Venturini: SEO. Ma tu sai che cos’è una seo? #simplyweb

Laura Venturini:  SEO. Ma tu sai che cos’è una seo? #simplyweb

“La mia vita viaggia col fuso”, potrebbe essere il titolo di un racconto.
Non lo è. Forse. Laura Venturini è abituata per lavoro a coordinarsi con il fuso orario di mezzo mondo. Il racconto c’è ma è un altro, è quello che ci farà proprio lei, imprenditrice del web, che incontriamo un giorno per caso (come Andrea e Giuliano sotto la pioggia, cit. cartoni animati anni ’80). Laura è più giovane di chi allora guardava Kiss me Licia, minuta e acuta nello sguardo come una Audrey Hepburn con il cane, però. Non con il gatto.
Ciò che mi piace di queste imprenditrici è che gestiscono “imperi” di marketing con un
touch, un clik, destreggiandosi in algoritmi, e rimanendo svegli: nel senso delle connessioni neuronali. Laura spiega, mi spiega, e rende tutto piuttosto semplice: il territorio impalpabile e potente del web. Nasce così, per Lo Schermo, #simplyweb, uno spazio dedicato a comprendere – a fare nostre – le terminologie essenziali con cui abbiamo a che fare quotidianamente, anche adesso che ci state leggendo.

 

Laura Venturini chi è?
Sono un’imprenditrice (ho un’agenzia digitale, Quindo) e una professionista del web. Se “googlate” alla ricerca di una ‘consulente SEO’ trovate me. SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization ed indica l’insieme di attività per posizionare un sito web sui motori di ricerca.

 

Ti ripeto, chi è Laura Venturini?
(sorride) Sono una donna curiosa e piena di entusiasmo. Mi interessano le storie (tutte) e le persone (poche).Ho molte passioni oltre al mio lavoro: cucinare, leggere – magari sorseggiando un buon bicchiere di vino, passeggiare senza meta con i miei cani, giocare a ping pong, visitare mostre e musei. E un’infinità di altre cose.
Quando non riesco a dormire, guardo serie TV e compro domini internet.

 

Da filologa ad esperta tessitrice della rete. Cos’è il web e come ti ha catturato?

Nel 2003 ero una studentessa di Lettere alla Sapienza di Roma e, come tutti quelli che studiano Lettere, “da grande” sognavo di fare la scrittrice.
Così ho aperto un blog in cui raccontavo le mie mirabolanti avventure universitarie. Una mattina ho deciso che il mio blog doveva assolutamente avere la chaise lounge di Le Corbusier in copertina e così mi sono scontrata con HTML e linguaggi di programmazione.
In un (raro) momento di consapevolezza, ho pensato che avrei potuto essere meno autoreferenziale e usare la mia passione per la scrittura e le mie nuove competenze web per qualcosa di utile. Ho iniziato ad aiutare una rete di volontarie romane che si occupava di recupero di cani e gatti: ho aperto un sito in cui raccontavo una breve storia per ogni animale e cercavo di trovargli casa. Il mio obiettivo era far aumentare il numero di adozioni, quindi ho iniziato ad interrogarmi su come le persone che cercavano di “adottare un cane a Roma” avrebbero potuto trovare uno di quelli presenti sul mio sito (Facebook sarebbe nato l’anno dopo e si sarebbe diffuso in Italia nel 2008). Così ho scoperto la SEO. Ho iniziato a documentarmi ed eccomi qua. Il web è uno strumento e come tale può essere redditizio, pericoloso, inutile, utile, dipende come si usa.

 

Sei più “face” o più “tweet”?

Tra i due uso di più Facebook ma il mio social preferito è Instagram. Le immagini, come la musica, sono un linguaggio universale.
Instagram ha un respiro internazionale, non ci sono polemiche e nessuno diffonde notizie inutili.
Twitter credo sia utile solo per politici e giornalisti.

 

In che direzione sta viaggiando quest’Era così tanto social?

Come Bauman, penso che la realtà mediata dai social network non aiuti lo sviluppo delle abilità sociali e tenda a creare una zona di comfort di pensiero che non permette un reale scambio di opinioni né di crescita personale.
Un esempio secondo me abbastanza preoccupante è il dilagare delle “bufale”, le notizie false che vengono condivise in rete. Le persone non sviluppano un’idea critica, invece che documentarsi o verificare le fonti delle notizie, si limitano a condividerle. Spesso neanche le leggono ma vengono rapiti dai titoli sensazionalistici.
Un altro fenomeno che non mi piace per niente è il bullismo virtuale. E non mi riferisco solo alle “baravate da ragazzini” ma anche agli adulti che seminano violenza verso tutto ciò che non capiscono (immigrazione, omosessualità, etc).
I social tendono all’entropia. Ci sono oasi felici ma sono le stesse che ci sono nella vita reale: il gap tra le persone, il gap di conoscenze e saperi, è identico.
Ci vorrebbe più educazione (anche digitale) in senso etimologico proprio, le persone andrebbero “guidate” verso la consapevolezza di sé, della civiltà e della cultura. Dobbiamo scegliere se vogliamo un mondo di persone o di consumatori.

 

Quanto è necessario oggi l’e-commerce per un’azienda?

Per parafrasare Sordi: ma ‘ndo vai se l’e-commerce non ce l’hai?
Quaranta milioni di italiani hanno accesso a Internet. Nel 2016 l’e-commerce in Italia ha generato un fatturato di quasi 29 miliardi di euro, da anni ormai il trend delle vendite online è costantemente in crescita. Se poi guardiamo oltre “il nostro orticello” i numeri sono ancora più impressionanti… Oggi i costi per realizzare un e-commerce sono davvero contenuti e la pubblicità online non si avvicina neanche lontanamente ai budget dei canali tradizionali. L’e-commerce è un investimento che, se ben gestito, può dare grandi soddisfazioni anche alle piccole realtà.

 

E quanto è necessaria la digitalizzazione per tutto ciò che è pubblico?

Scopriamo il Vaso di Pandora.
La digitalizzazione nel pubblico è necessaria perché farebbe risparmiare moltissimo denaro alle amministrazioni e moltissimo tempo ai cittadini. La cosa in assoluto più banale che mi viene in mente sono i siti di regioni, comuni, etc. Alcuni sono astrusi anche per me che sono un’addetta ai lavori. Recentemente ho dovuto scaricare un bando pubblico, una follia, per trovarlo ho dovuto raffinare la ricerca su Google perché sul sito era impossibile trovarlo.
Tutto ciò che è “pubblico” dovrebbe essere utile per i cittadini.
Penso ad esempio al registro elettronico nelle scuole.
Il dirigente scolastico ogni anno ha un budget che deve dividere tra carta igienica, prodotti per le pulizie, supplenze e altre mille cose, tra cui il registro elettronico. Secondo me, la scuola pubblica dovrebbe poter usufruire di un registro in cloud offerto dal Ministero dell’Istruzione (studiato da studenti, corpo docenti, esperti di usabilità e di software) e magari offrirlo con un canone simbolico a tutte le scuole pubbliche italiane.
Io ho studiato tra Torino, Lucca, Roma e ho vissuto per un po’ a Crotone: la situazione scolastica non è uguale in tutte le città d’Italia.
Un’altra cosa che mi viene in mente è la sanità e l’esempio più banale è la prenotazione delle prestazioni sanitarie.
Recentemente ho fatto esperienza del CUP di Lucca, prenotare una visita oculistica è stata una missione. Ho trovato le informazioni sul sito, due opzioni: al telefono o di persona. Ho telefonato. La voce registrata “ha 12 posizioni superiori alla sua”. Ok, aspetto. 28 minuti dopo sono riuscita a prenotare la mia visita.
Mi piacerebbe che ci fosse un servizio digitale, semplice, che permetta di prenotare le visite in 2 minuti, comodamente dal cellulare o dal computer, in tutta Italia.
Non dico che tutto debba essere esclusivamente digitalizzato, in primis perché non tutti hanno accesso a internet e poi una larga parte della popolazione è anziana e non saprebbe come utilizzare i sistemi ma bisognerebbe iniziare ad offrire questa opzione.
Basterebbe poco per rendere più semplice la vita dei cittadini. E con poco intendo anche investimenti contenuti.

 

Sei di casa qui a “Lo Schermo”, no? Cosa ci racconterai?

Vi ringrazio intanto per aver pensato a me per questa rubrica dello Schermo dedicata al digitale. Proverò a condividere le mie conoscenze nel modo più semplice possibile: SEO, social network, e-commerce e strategie digitali.
Mi auguro di creare abbastanza curiosità da invogliare i lettori ad approfondire le questioni che tratterò di volta in volta.

1 commento

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1 Commento

  • Wanda Pezzi
    28 febbraio 2017, 15:23

    Grazie alla Redazione per questo nuovo spazio informativo e complimenti alla dinamica e giovane imprenditrice Laura Venturini

    RISPONDI

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