La malattia valore aggiunto, lo racconta il duo Bocci-Spada

La malattia valore aggiunto, lo racconta il duo Bocci-Spada

LUCCA – Cesare Bocci e Daniele Spada protagonisti dell’incontro in programma domenica alle 17.30 presso l’auditorium della Biblioteca Agorà, in piazza dei Servi. I due autori presenteranno il loro libro dal titolo Pesce d’aprile (Sperling & Kupfer editore). L’incontro fa parte della rassegna “Autori all’Agorà” organizzata da LuccAutori – Premio Racconti nella Rete e Biblioteca Civica Agorà. Intervengono Demetrio Brandi e Elena Marchini. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

 

Cesare Bocci (marchigiano, attore e sceneggiatore italiano tra i più noti della sua generazione) ha cominciato a recitare da ragazzo e, da allora, la passione non l’ha più abbandonato. Nel 1983 è stato tra i fondatori della Compagnia della Rancia. Trasferitosi a Roma, ha preso parte a numerosi film e fiction, tra cui la fortunatissima serie del Commissario Montalbano, dove interpreta Mimì Augello, il bel Vicecommissario sciupafemmine amatissimo dal pubblico. Periodicamente ritorna al suo primo amore: il teatro. Daniela Spada, la sua compagna da più di vent’anni, ha lavorato a lungo come grafica. Dopo l’ictus che l’ha colpita nel 2000, si è reinventata cuoca e ora gestisce a Roma una scuola di cucina. Il suo vecchio blog, www.cucinaamoremio.com, è stato uno dei tanti escamotage usati per alleviare la propria malattia.

 

La prima domenica a casa dall’ospedale, la piccola Mia che aspetta di essere allattata e poi un improvviso dolore che cancella tutto. È il 1° aprile 2000 e Daniela Spada si risveglierà dal coma dopo venti giorni per ritrovarsi in un incubo ancora più grande: il lungo percorso per riprendersi dalle conseguenze di un ictus che ha colpito il cervelletto. Il risveglio è tragico: non sa chi è, il medico dice che non camminerà più. «Vaffanculo» è la risposta del compagno Cesare, che ha più fiducia nella forza della sua donna che nelle diagnosi.

 

E il tempo gli dà ragione: lottando contro il dolore e lo sconforto, contro un servizio sanitario “poco umano”, e contro il rimpianto per tutto quello che l’ictus si è portato via i primi mesi di Mia, il lavoro, la moto, il sax, lo sci d’acqua, il ballo, Daniela si è rimessa in piedi, più coraggiosa di ogni pronostico. Ha ripreso a guidare, si è inventata una nuova professione e ha recuperato giorno dopo giorno un rapporto speciale con la figlia, alla faccia di quel maledetto pesce d’aprile.

 

Il recupero è stato lento e difficile ma, a distanza di 16 anni, Daniela e Cesare hanno deciso di raccontare la loro storia, per dimostrare che un ictus non è la fine del mondo e, a modo suo, ha lasciato anche inattesi regali: straordinarie prove d’affetto, la scoperta di una forza insospettata, una famiglia sempre più solida. Perché, come dice Daniela, “invece di pensare a quello che non potete più fare, pensate a quello che avete in più”.

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