Il miracolo di San Paolino fra storia e leggenda

Entrando a Lucca da porta San Donato risalta subito all’occhio la differenza stilistica rispetto alle altre entrate della città. La porta fu costruita fra 1626 e 1639, un periodo nel quale le preoccupazioni di carattere militare avevano lasciato il posto ad un progettazione più sensibile ai valori estetici. In quel periodo la cinta muraria lucchese contava altre due entrate: porta Santa Maria costruita nel 1594 e porta San Pietro ultimata nel 1566.

Porta San Donato oltre che per la bellezza estetica si caratterizza per la presenza di due statue di santi, un fatto raro per l’epoca, una raffigurante il santo che dà il nome alla porta, scelto in onore di una chiesa a lui dedicata abbattuta durante l’allargamento delle mura in epoca rinascimentale, e San Paolino. La presenza di una statua dedicata al santo patrono è strana ma facilmente spiegabile leggendo l’epigrafe posta sulla facciata della vicina chiesa di San Paolino, nella quale si ricorda il miracolo attribuito al santo nel 1664.

Il 12 luglio di quell’anno cadeva come ai giorni nostri, la festa di San Paolino; la città lo festeggiava con manifestazioni religiose e civili, i cannoni posti sulle mura venivano fatti sparare a salve in suo onore. La popolazione si riversava sia sugli spalti delle mura, sia fuori dalla porte della città, per assistere a quello spettacolo che al tempo veniva definito gazarra. Per i ceti più abbienti era l’occasione per sfoggiare gli abiti migliori in un specie di gara d’eleganza, mentre per il popolo era l’occasione per godersi una festa con un’esibizione di artiglieria.

Uno dei cannoni posti sopra porta San Donato venne erroneamente caricato, sparando sulla folla assiepata fuori porta. Grande fu la paura dovuta al boato dello sparo, alla polvere alzata, alla confusione. Nessuno però rimase in terra, non ci furono morti, le palle lanciate dal cannone colpirono gli ignari popolani senza ammazzare nessuno, tutto si risolse con qualche graffio e tanta paura. Un evento straordinario, così straordinario da essere interpretato come un vero e proprio miracolo da tramandare ai posteri.

L’evento è raffigurato in due splendide opere conservate nella chiesa di San Paolino, un affresco di grandi dimensioni posizionato sul lato destro del coro affianco all’altare maggiore e un dipinto di eguali dimensioni collocato poco lontano. Le due testimonianze trattano il miracolo da due punti di vista differenti: il primo dalla parte del popolo: ai piedi delle mura si possono notare le facce impaurite delle donne scaraventate a terra e l’uomo in piedi che le rassicura indicando il santo apparso in cielo avvolto dallo splendore della fede, mentre un’altra donna viene raffigurata intenta a pregare, grazie alla sua fede pura e sincera viene invocata la protezione di San Paolino.

Nel secondo, il dipinto, il punto di vista è capovolto, le mura sono raffigurate dall’alto, si nota la presenza dei nobili sugli spalti e lo sparo del cannone con le su fiamme e il fumo nero, mitigato dall’intervento del santo che dall’alto dei cieli impedisce la strage. Nella parte inferiore del dipinto possiamo notare due addetti ai cannoni che corrono dall’ufficiale comandante, portando la notizia dell’incidente del cannone.

Nei giorni e nelle settimane successive si parlò incessantemente di quell’incredibile avvenimento e le voci si sparsero in fretta nel territorio circostante. La Lucca di metà seicento era alle prese con una crisi che aveva duramente colpito le attività che avevano reso la repubblica ricca e fiorente, un periodo di timore e preoccupazione nel quale un prodigio come quello testimoniava della vicinanza e della protezione del santo patrono e veniva interpretato come segnale della fine dei tempi bui. L’evento del 12 luglio 1664 assumeva le dimensioni di un avvenimento storico, cruciale, ben sottolineato in tutte le cronache del tempo come negli Abbozzi di Francesco Bendinelli, compilati in quegli anni e preziosa fonte per la storia di Lucca del XVI secolo.

Oltre allo stupore e alla gioia per il probabile miracolo nasceva però il sospetto che alla base dell’incidente ci fosse stata imperizia, negligenza e scarsa efficacia delle armi utilizzate per la gazarra. Un sospetto pericoloso che avrebbe potuto intaccare il prestigio della repubblica in uno dei suoi pilastri fondamentali: la sicurezza della città. Trasformare l’incidente in miracolo assolveva ad un’esigenza politica, assorbiva il malcontento per la scarsa sensazione di sicurezza e parallelamente confermava la benevolenza e la protezione del cielo. La chiesa, attenta a mantenere una forte presa “spirituale” sulla popolazione, si adoperò tramite il vicario del vescovo per sostenere la tesi del miracolo, ormai già ampiamente diffusa in città, mentre il Consiglio Generale, massima magistratura della repubblica, apriva un’inchiesta sull’accaduto. A breve giro di posta vennero individuati colpevoli i bombardieri addetti allo sparo dei cannoni, mentre venne accettata la teoria del miracolo senza indagare approfonditamente sulle cause della mancata strage.

Andando oltre l’idea del miracolo, probabilmente il cannone non colpì la popolazione sotto le mura perché vecchio e malfunzionante, lo sparo non arrivò nemmeno alla porta risolvendosi in una nube di fumo. Questo fatto apre uno squarcio sulla realtà socio economica lucchese del tempo: da un lato le repubblica nonostante la costruzione di un poderoso sistema difensivo non venne mai attaccata, nessun esercito si scorse mai all’orizzonte delle mura, i governanti lucchesi preferirono sempre utilizzare l’arma della diplomazia preservare la libertà e l’indipendenza della repubblica, riducendo negli anni l’impegno economico nell’apparato difensivo della città, con un generale scadimento di fortificazioni, macchine da guerra, disciplina ed efficienza delle truppe. Dall’altro l’incidente fu colpa senza ombra di dubbio dell’imperizia e della poca preparazione dei bombardieri; un mestiere molto ambito in tempi di crisi economica come quelli, che la stessa repubblica incentivò in termini che oggi chiameremmo di “politica sociale”. I bombardieri aumentarono esponenzialmente nel corso degli anni per garantire loro un mezzo di sostentamento, l’aumento abbassò inevitabilmente i requisiti d’accesso e la qualità della truppa, inadatta alla gestione delle armi.

Poche settimane dopo i fatti del 12 luglio vennero promosse delle celebrazioni dell’avvenuto miracolo, da tenersi il 17 agosto. Per evitare un nuovo incidente il capitano dei bombardieri ispezionò le artiglierie ordinando la loro pulitura. Il giorno dei festeggiamenti il cannone scelto venne caricato, senza essere stato adeguatamente asciugato, sprigionando una fiammata che finì sulla polvere da sparo contenuta in una bigoncia adiacente al cannone, che esplose in un boato terribile. Anche in questo caso l’incidente si sarebbe potuto concludere in una strage, ma solo l’addetto al cannone subì delle ferite alla testa. Ancora un’altra testimonianza della protezione benevola di San Paolino sulla città? La popolazione credette di si, convincendosi di aver assistito a ben due miracoli nel giro di poche settimane.

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