I tradizionali presepi tornano a Borgo a Mozzano

I tradizionali presepi tornano a Borgo a Mozzano

BORGO A MOZZANO – Anche quest’anno la Misericordia di Borgo a Mozzano ha curato l’allestimento di diversi presepi, come è nella sua tradizione.
Angelo Cipriani, come sempre, ha curato la realizzazione della capanna davanti alla sede di via S. Francesco, con le statue che ci furono regalate, anni orsono, dalla Ditta Euromarchi di Bagni di Lucca; Pierpaolo Filippini, con i suoi ragazzi dei “progetti speciali”, ha allestito il presepio nel chiostro, con le belle e grandi statue che, ogni anno, la ditta “Presepi Fontanini” di Chifenti ci mette a disposizione; lo stesso gruppo ha realizzato un presepio con sagome anche a Pescaglia, davanti al palazzo comunale; i volontari della Sezione Val di Turrite ne hanno realizzato uno anche a Fabbriche di Vallico, nel grande lavatoio della piazza.

 

Ma in questo anno 2017 c’è stata un’altra iniziativa di presepio, ideata dal Governatore e da Pierpaolo Filippini: quello di realizzarne uno nella cappella S. Elisabetta, dedicato ai soldati del nostro comune caduti o dispersi in Russia. Gli autori hanno pensato ad un “presepio nella trincea”, come avrebbero potuto sognarlo, 75 anni fa, i nostri soldati lungo le rive del Don. Il presepio ha avuto il patrocinio della Presidenza Nazionale dell’Associazione Alpini e del Comune di Borgo a Mozzano.

 

Ecco una spiegazione di quanto realizzato:
Con questo presepio, realizzato nella ex cappella di S. Elisabetta, dove i frati di questo convento allestivano, ogni anno, il proprio ricordo della nascita del Bambino Gesù, la Misericordia ha voluto far memoria di un momento tragico della storia, che ha riguardato, da vicino, anche la nostra comunità. Abbiamo voluto allestire un “UN PRESEPIO NELLA TRINCEA” come, forse, lo immaginarono i nostri soldati, schierati sul Don, nell’interminabile distesa di neve bianca e ghiaccio delle pianure russe, lungo il grande fiume Don, nel Natale del 1942, 75 anni fa. Lungo il percorso che abbiamo creato, sono affisse foto della campagna di Russia durante l’avanzata, manifesti di propaganda dell’epoca, oltrechè le foto, drammatiche, della ritirata.

 

Fin dal 1941 l’Italia, già presente su diversi fronti di battaglia della seconda guerra mondiale, si era fatta inopportunamente coinvolgere anche nell’ attacco alla Russia, a fianco delle truppe tedesche, rumene e ungheresi e, proprio nel 1941, aveva inviato in Russia un primo contingente di 62mila soldati, inquadrati nel Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR). Nel luglio/agosto 1942 altri soldati furono inviati sul quel fronte e il contingente italiano arrivò a 230mila uomini, inquadrati in 10 divisioni. Tra queste c’erano 3 divisioni alpine (la Cuneense, la Julia e la Tridentina). Il corpo di spedizione si chiamò ARMIR (Armata Italiana in Russia) che, nel quadro complessivo dell’esercito italiano, fu considerata l’ 8a Armata.

 

Soprattutto con le partenze del 1942 tanti furono gli uomini del nostro territorio che partirono per il fronte; la maggioranza con le divisioni alpine, essendo anche Borgo a Mozzano, zona di reclutamento alpino.
Proprio nei giorni di Natale del 1942 i russi iniziarono una forte e risolutiva controffensiva contro gli eserciti invasori; e quel Natale fu, per i nostri soldati, drammatico; preludio all’inizio di una tragedia immensa.
Si arrivò al 17 gennaio (festa di S. Antonio Abate) quando fu dato l’ordine di ripiegamento delle nostre truppe e di quelle degli alleati dell’Asse. E così iniziò la disfatta, nelle infinite steppe del Don.

 

Una tragedia che riguardò, soprattutto, le Divisioni Alpine. Si calcola che in tutta la campagna di Russia siano stati 85mila i soldati italiani che non fecero ritorno in Patria. Circa 25mila morirono in battaglia o in esecuzioni sommarie conseguenti alla resa; 70mila furono catturati e, di questi, solo 10mila furono rimpatriati negli anni successivi alla fine della guerra, fino, addirittura, al 1958. 60mila scomparvero nella tormenta di neve e nelle sofferenze dei campi di prigionia.
Tra questi anche 80 uomini del nostro territorio comunale, a cui abbiamo dedicato questo presepio, che loro avevano sognato, 75 anni fa…
E in questo presepio abbiamo posto un fiore, per tutti i soldati che non lo hanno mai avuto sulla loro introvabile sepoltura.

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