Che cos’è e cosa reclama la campagna virale #unaleggesubito?

Che cos’è e cosa reclama la campagna virale #unaleggesubito?

LUCCA – Assitere, rimanere al fianco, curare, seguire un disabile in tutte le sue necessità è un’occupazione che, nel 2016, deve essere riconosciuta in termini di legge e tutelata.

Così, in soli due giorni, è diventata virale sui social network la campagna #unaleggesubito, lanciata lo scorso 3 dicembre in occasione della giornata mondiale delle disabilità la campagna #unaleggesubito  promossa dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili ha lo scopo di sollecitare la calendarizzazione del Disegno di Legge n.2128, a prima firma Laura Bignami con il concorso trasversale di altri 90 Senatori, da parte della Commissione Lavoro del Senato perché inizi al più presto l’iter legislativo della norma che prevede il riconoscimento giuridico dei Caregiver Familiari italiani e la loro tutela a livello previdenziale, sanitario ed assicurativo.
La campagna prevede la pubblicazione su facebook e su altro social di una foto con l’hastag #unalegge subito. E le adesioni sono arrivate numerose.
I Caregiver Familiari sono coloro che si prendono cura nella propria casa di congiunti non autosufficienti a causa di disabilità molto severe e l’Italia è l’unico Paese di area occidentale a non aver ancora previsto una legislazione che ne valorizzi il lavoro di cura e ne salvaguardi i diritti fondamentali quali salute, riposo e vita sociale. Senza dimenticare che le aspettative di vita dei Caregiver Familiari sono ridotte anche di 17 anni rispetto alla normale popolazione, come scientificamente dimostrato dagli studi del Premio Nobel per la Medicina 2009 Elizabeth Blackburn, a causa dello stress cui sono sottoposti, stress che cresce in modo esponenziale quando ci si trovi senza sostegni istituzionali come accade in Italia.
Invece, sottolinea il Coordinamento famiglie disabili, in modo del tutto incomprensibile nonostante l’intervento dell’Unione Europea che ha sollecitato da oltre un anno, ma senza risposta, il Ministero della Salute italiano e il recente coinvolgimento dell’ONU che ha espressamente invitato l’Italia a considerare i Caregiver Familiari quali “peers” ossia meritevoli di tutele e risposte sociali quanto le persone con disabilità delle quali si curano, il DdL 2128 non è stato ancora calendarizzato per l’inizio della discussione parlamentare.

 
La promotrice del Disegno di Legge, la Sen. Laura Bignami del Gruppo Misto, insiste in particolar modo sulla questione dei diritti inalienabili davanti ai quali nessuno può appellarsi alle coperture finanziarie. Così come si sono trovate le risorse per le pensioni di reversibilità in caso di unioni civili in quanto “cosa buona e giusta” allo stesso modo per i diritti dei Caregiver Familiari non ci sono scuse ne’ alibi: devono essere riconosciuti e bisogna farlo subito dopo decenni e decenni di attesa e di sollecitazioni da parte della società civile.
I Caregiver Familiari italiani non possono più aspettare – afferma il Cordinamento Nazionale Famiglie Disabili – in quanto si tratta di un’emergenza sociale davanti alla quale la politica non può più girarsi dall’altra parte. Una norma che tuteli almeno le situazioni più gravose è equiparabile ad un farmaco salvavita, è necessario e deve essere a carico dello Stato.

 

Le legislazioni nei diversi Stati europei prevedono specifiche tutele per i caregiver familiari, tra le quali supporti di vacanza assistenzali, benefici economici e contributi previdenziali, come avviene in Francia, Spagna e Gran Bretagna ma anche in Polonia, Romania e Grecia. Non così invece in Italia, dove manca una piena coscienza e un’adeguata tutela per queste figure.
Il Family Caregiver è colui che si prende cura in ambito domestico di un familiare non autosufficiente a causa di una severa disabilità, colui che a costo di non avere una vita propria, non intende istituzionalizzare il proprio caro per consentirgli di fare una vita dignitosa tra i propri affetti e nel proprio ambiente.
In molti Paesi europei c’é una diversa attenzione verso i “family caregiver” , “in Italia, invece, vivono in uno stato di schiavitù, agli arresti domiciliari e privi di diritti umani fondamentali quali il diritto alla salute, al riposo, alla vita sociale. In pratica ‘non esistono’.

 

Per i Caregiver in Europa, denuncia il Coordinamento Famiglie Disabili Gravi e gravissimi, persino la Grecia fa di più. In Germania il sistema sanitario-assicurativo da diritto a chi assiste un familiare disabile a contributi previdenziali garantiti, se dedica all’attività di assistenza più di 14 ore alla settimana, e a una sostituzione domiciliare in caso di malattia.

 

Forme di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza sono concesse anche ai caregiver francesi, che in diversi casi hanno diritto pure a un’indennità giornaliera, e a quelli spagnoli, che in caso di interruzione del proprio lavoro mantengono la base contributiva dell’attività interrotta. Anche in paesi con un’economia più debole della nostra le tutele dei caregiver sono maggiori: in Grecia, per esempio, chi decide di dedicarsi alla cura del proprio caro ha diritto al prepensionamento dopo 25 anni di contributi versati.
Per dare una risposta è stato presentato un ddl a prima firma Laura Bignami del Gruppo Misto, finalizzato a “riconoscere e tutelare il lavoro svolto dai caregiver familiari e a riconoscere il valore sociale ed economico per la collettività”.
Il ddl, in sette articoli, introduce “il riconoscimento della qualifica di caregiver familiari a coloro i quali in ambito domestico si prendono cura, a titolo gratuito, di un familiare o di un affine entro il secondo grado che risulti convivente ovvero di un minore dato in affidamento, che a causa di una malattia o disabilità necessita di assistenza continua, per almeno 54 ore settimanali”.
I caregiver familiari, spiega infatti la relazione introduttiva al ddl, vivono in una condizione di abnegazione quasi totale, che compromette i loro diritti umani fondamentali: quelli alla salute, al riposo, alla vita sociale e alla realizzazione personale. Non solo, l’impegno costante del caregiver familiare prolungato nel tempo può mettere a dura prova l’equilibrio psicofisico del prestatore di cure ma anche dell’intero nucleo familiare in cui è inserito.
I caregiver, inoltre, operano in un quadro sociale-assistenziale drammatico, caratterizzato da: continui tagli a livello nazionale e locale dei fondi destinati al sostegno delle famiglie in cui vive una persona non autosufficiente; costi sempre maggiori delle Residenze sanitarie assistenziali, che offrono servizi spesso non adeguati; parcellizzazione delle risposte assistenziali ormai rivolte solo ad alcune specifiche categorie.
A distinguere la proposta di Bignami è l’accento posto sulle tutele in quattro settori. Primo, previdenziale: è riconosciuta la “copertura di contributi figurativi, equiparati almeno a quelli da lavoro domestico, a carico dello Stato per il periodo di lavoro di assistenza e cura effettivamente svolto in costanza di convivenza, a decorrere dal momento del riconoscimento di handicap grave del familiare assistito. Tali contributi si sommano a quelli eventualmente già versati per attività lavorative, al fine di consentire l’accesso al pensionamento anticipato al maturare dei trenta anni di contributi totali”.
Secondo, tutela della salute: “sono riconosciute le tutele previste per le malattie professionali ovvero per le tecnopatie riconosciute ai sensi delle tabelle allegate al testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”. Terzo, tutela assicurativa: “è prevista la copertura assicurativa a carico dello Stato con rimborso delle spese sostenute per la vacanza assistenziale nei periodi di impossibilità di prestare il lavoro di cura da parte dello stesso caregiver familiare, durante i periodi di malattia o infermità certificati, a tutela del suo diritto alla salute”.
Quarto, tutela del lavoro e del reddito: “Il caregiver familiare è equiparato ai soggetti beneficiari della legge 12 marzo 1999, n. 68, ai fini del riconoscimento del diritto al lavoro. Tale diritto deve essere garantito, su richiesta del lavoratore caregiver, anche utilizzando la modalità del telelavoro, con l’obbligo per il datore di lavoro di consentire il passaggio a mansioni che si prestino a tale modalità”.

Con questo contributo tutta la redazione de Lo Schermo si unisce all’importantissimo appello #unaleggesubito.

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