Angela Finocchiaro ci fa perdere il filo al Teatro del Giglio

Angela Finocchiaro ci fa perdere il filo al Teatro del Giglio

LUCCA – Angela Finocchiaro, fra le attrici comiche più apprezzate del panorama artistico italiano, torna sul palcoscenico del Teatro del Giglio in una nuova originale veste.

Attraverso il mito di Teseo e del Minotauro, la Finocchiaro con la sua inconfondibile ironia, porta in scena la monotonia della vita quotidiana, le scuse che ognuno di noi usa per non affrontare il labirinto di difficoltà in cui viviamo. In questo gioco fatto da flashback, danze e giochi di luce, una domanda fa da filo conduttore: “chi è il vero eroe?”.

 

Foto di Paolo Galletta

 

 

La finzione scenica è ignorata sin dall’inizio dello spettacolo, nel momento in cui l’attrice si presenta al pubblico entrando dal fondo della sala nelle vesti di un combattente, di Teseo – come rivelerà -, il mitologico eroe greco che riuscì a sconfiggere il Minotauro; giunta in proscenio inizia a spiegare agli spettatori in platea la voglia di cimentarsi con un personaggio diverso dai soliti. Racconta così la storia del Minotauro, figlio del Toro di Creta e di Pasifae, regina di Creta, nato per volere di Poseidone per punire il re Minosse.

Consegnato, quindi, il famoso gomitolo di Arianna (presente in proscenio sin da subito) ad uno spettatore in prima fila, si prepara ad affrontare con grande coraggio quel che si nasconde dietro il sipario: spente le luci in sala le si presenta un labirinto incantato popolato da strane creature danzanti che la privano dell’armatura e la lasciano nuda e impaurita ad interloquire con il labirinto stesso, un “muro” che grazie ad effetti scenici parla con la nostra eroina.

 

Foto di Paolo Galletta

Inizia così un viaggio nel tempo, attraverso la vita e le paure, in luoghi e momenti che hanno segnato la protagonista, fino ad arrivare al presente in cui si ritrova a dover affrontare le sue scelte, metaforicamente rese attraverso la sfida del Minotauro.

 

 

Uno spettacolo molto interessante, che attraverso l’ironia e episodi autobiografici della vita dell’attrice, affronta temi attuali come la condanna dei soprusi, l’attacco alle multinazionali e il “buonismo giustificatore”.

Cosa ci definisce “brave persone”? L’essere altruisti, il fare volontariato, l’utilizzo di un linguaggio corretto, le azioni che ci “mettono in pace il cuore”, come l’adozione a distanza?

Sfruttando la metafora del labirinto e i racconti personali, vengono palesate tutte quelle giustificazioni che ci diamo per non affrontare le difficoltà, i problemi che, come le pareti di un labirinto, ci circondano e non ci permettono di uscire facilmente, non senza aver trovato la strada giusta. Ma qual è la strada giusta?

 

Il vero eroe, come mostra la Finocchiaro, è chi, consapevole delle conseguenze, affronta le proprie paure risolvendo il problema in una maniera personale, non uccidendo il Minotauro, ma offrendogli un’alternativa.

 

 

Foto di Paolo Galletta

 

La scenografia è quasi totalmente assente, viene tutto reso attraverso il gioco di luci, le scritte e gli effetti scenici.

Bravissimi i ballerini che attraverso la loro arte plastica diventano metafore delle paure della protagonista, riempiendo lo spazio scenico con un turbinio di danze ed emozioni, fino a diventare loro stessi la Paura, ossia il minotauro.

Una meravigliosa Angela Finocchiaro, che per quasi due ore fa riflettere attraverso l’ironia.

 

Spettacolo visto il 26 ottobre 2019 presso il Teatro del Giglio di Lucca

 

Ho perso il filo
Atto unico
soggetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana e Cristina Pezzoli
testo Walter Fontana
coreografie originali di Hervé Koubi
regia Cristina Pezzoli
in scena Angela Finocchiaro e le Creature del Labirinto: Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito

produzione Agidi

 

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