Andrea Lanfri costretto a dire addio all’atletica

Andrea Lanfri costretto a dire addio all’atletica

LUCCA – Argento ai Mondiali di Londra 2017. Argento e bronzo agli Europei di Berlino 2018. Bronzo agli Europei di Grosseto 2016. E una sfilza di nove medaglie d’oro ai campionati italiani tra 100, 200 e 400 metri. Andrea Lanfri è uno degli atleti paralimpici italiani più vincenti degli ultimi anni e con ancora una voglia matta di vincere, cullando il sogno di una medaglia alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Un sogno iniziato nella sua seconda vita, quella dopo la meningite che gli ha tolto nel 2015 due gambe ma non la voglia di competere. Ora, però, una fredda formula matematica lo sta privando di quelle lamine che gli hanno permesso di correre più veloce della meningite.

 

«Ho passato due anni tra ortopedia, prove su varie lame, test in pista e molti soldi spesi di tasca mia per cercare di risolvere il problema. Ora con l’atletica sono costretto a fermarmi fino a quando non potrò avere la mia altezza giusta per correre».

 

Tutto nasce da un nuovo regolamento per poter essere ammessi a gare IPC (International Paralympic Committee) che, a tutti gli effetti, gli ha “tagliato” le gambe per la seconda volta. «Prima del 2017 avevo fatto una visita a Grosseto nella quale mi era stata concessa un’altezza massima di 182 centimetri comprese le mie lame da corsa – spiega l’atleta lucchese -. Prima della malattia ero alto 171 centimetri e con il mio tecnico abbiamo deciso di provare un’altezza di 174 centimetri, comunque abbondantemente entro i limiti richiesti dal regolamento. La corsa era ottima e fluida, come dimostrano tutti i risultati che sono riuscito a ottenere in due anni».

 

Dopo i mondiali del 2017, però, Andrea viene sottoposto a una nuova misurazione con una nuova formula MASH (maximum allowable standing height), ovvero l’altezza massima permessa a un atleta paralimpico stando un piedi. «Mi aspettavo che i parametri sarebbero cambiati e che il limite massimo sarebbe stato abbassato – confessa Lanfri -. Mai, però, mi sarei aspettato di dover passare da 182 centimetri a 167,35 centimetri». Un’altezza che non gli permette di correre in maniera naturale, limitandone la falcata e provocando dolori dopo soli pochi minuti di attività.

 

«Dopo aver fatto vari tentativi di modifica delle protesi, spendendo tempo e soldi, con FISPES abbiamo deciso di fare un ricorso ponendo al centro l’articolo del regolamento IPC che prevede per tutti gli atleti di avere a disposizione tutti gli strumenti per gareggiare al pari degli altri». Un ricorso che finisce in un sostanziale nulla di fatto. Il regolamento internazionale non può essere cambiato e Lanfri si vede a tutti gli effetti costretto, almeno per il momento, a lasciare l’atletica.

 

«Non sono l’unico atleta ad avere questi problemi – racconta Lanfri -. Anche Federica Maspero è nella mia identica situazione. Al momento posso solo allenarmi con lame alla giusta altezza ma ormai sono vecchie e non più performanti, perché esattamente come una gomma di una macchina le lamine da corsa si usurano. E dopo aver investito risorse per cercare di rientrare nei parametri regolamentari non posso più acquistarne altre».

 

Scelta obbligata per Lanfri: addio atletica, o forse arrivederci. Il velocista lucchese, quindi, non sarà presente ai blocchi di partenza a caccia del minimo per i prossimi Mondiali nella tappa numero sei del circuito World Para Athletics Grand Prix, in programma a Grosseto da venerdì 7 a domenica 9 giugno. «Potrei partecipare solo a gare FIDAL ma in questo momento preferisco dedicarmi totalmente ad altri progetti – conclude con un pizzico di amarezza Lanfri -. Mi sto allenando duramente per rendere possibile un sogno forse ancora più grande: essere il primo uomo amputato ad arti inferiori e superiori a scalare l’Everest». Obiettivo fissato nel 2020, per un curioso incrocio del destino proprio nell’anno delle paralimpiadi giapponesi. Alle quali Lanfri, suo malgrado, non potrà nemmeno provare a partecipare.

 

 

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