Anche Giò Mannucci tra i vincitori di  ‘Mai in silenzio: la musica contro la violenza di genere’

Anche Giò Mannucci tra i vincitori di  ‘Mai in silenzio: la musica contro la violenza di genere’

FIRENZE – Ci sono concorsi e concorsi. Quelli che danno accesso a un contratto, ad esempio, o quelli che fanno sì che uno possa realizzare un disco. Poi ci sono quelli che vogliono parlare alla gente di un problema attraverso la musica. E, sempre attraverso la musica – ma anche qualsiasi altra forma d’arte – voglio accendere i riflettori su qualcosa che ‘non va’, qualcosa di ‘storto’ nella nostra società.

 

E’ il caso del concorso realizzato dalla Regione Toscana e da Controradio, ‘Mai in silenzio: la musica contro la violenza di genere’. La violenza di genere resta una delle grandi ‘macchie’ di questa società e non se ne parla mai abbastanza: l’idea, quindi, di far passare il messaggio attraverso la musica rappresenta un ulteriore passo avanti nella diffusione di una cultura e una società che escludano la violenza contro le donne.

 

Il concorso era riservato a musicisti ‘under 35’ e sono stati 5 i brani scelti dalla giuria come vincitori. Una giuria di tutto rispetto, formata da Brunori Sas, Irene Grandi, Tommaso Novi, Francesco Guasti e Diana Winter che ha scelto Frigo con ‘Leoni da Giardino’, come primo classificato; la seconda è Giada Bernardini con ‘Come la pioggia’ e a seguire: Fogg con ‘Tutti tranne me’; Diari della Fine con il brano ‘Piccolo così’ e Giò Mannucci con ‘La ballata dell’amore malato’.

 

Proprio il cantautore livornese Mannucci, commentando la sua canzone ‘La ballata dell’amore malato’, ha parlato di quella che è stata la sua esperienza nello scrivere una canzone così forte. Un’esperienza che non lascia certamente indifferenti e che lo ha segnato profondamente: «Attraverso gli occhi e il corpo di una donna – ha raccontato -, ho immaginato una relazione tra due individui sbagliata, fatta di violenze, speranze, delusioni, amore e morte. Devo essere sincero: quando la scrivevo, facevo fatica a mescolarmi nella vita di tutti i giorni. Staccarmi dalla scrivania e ‘uscire’ dal cordpo di quella donna, privata della sua libertà e vittima della sua schiavitù, mi rendeva irascibile e un po’ depresso. Una volta conclusa sia la parte letterale che quella musicale (assieme al maestro Alessandro Bavo e a Daniele Catalucci), tutto ritornava alla normalità, ma i lividi e i segni rimangono, dentro e fuori di tutte loro e ci sono tante cose da fare per prevenire questi collassi».

 

 

Chi è Giorgio Mannucci? E’  un cantante e compositore livornese, con all’attivo sei album, incisi, tra gli altri, con Sinfonico Honolulu e Mandrake, nonché conta numerosi tour in giro per l’Italia, ma anche in Germania, Francia e Svizzera. Il suo ultimo lavoro, ‘Acquario’ (Santeria Records/Manita Dischi) è prodotto da Ale Bavo (Mina, Subsonica, Virginiana Miller, Velvet) ed è uscito a novembre dello scorso anno. Si tratta di un classico disco pop italiano, nato e terminato nella camera di Giorgio che subisce l’influenza di artisti internazionali, come Damon Albarn o Sufjian Stevens, ma anche quella di tanti talenti italiani, quali Daniele Silvestri o Lucio Dalla. Chitarre, batterie elettroniche, synth caratterizzano questo disco che, da novembre, è in giro per lo stivale e ha già collezionato più di una trentina di date live.

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